Unica eccezione: alle nuove imprese giovanili e femminili e alle nuove cooperative sociali il Veneto diminuirà di un punto l’aliquota Irap, con un risparmio di imposta nell’ordine del 25 per cento (un’agevolazione dimezzo punto, invece, la Toscana ha riservato a tutte le aziende operanti nei Comuni montani).
Nessun altro ribasso in vista, né sull’addizionale sul metano - 150 miliardi, che in montagna, per i maggiori consumi, grava più che nel resto della Regione e che la Lombardia alle zone montane, per esempio, non applica - né sugli altri tributi regionali (in totale 1.640 miliardi). “Per effetto della finanziaria statale - ha commentato l’assessore Luca Bellotti - nel 2001 la Regione avrà minori entrate per 247 miliardi: 203 di Irap, 38 di addizionale Irpef e 6 di tassa automobilistica per la parte relativa ai natanti”.
In un’ottica di federalismo fiscale crescente - anche se in misura nettamente inferiore alla compartecipazione riconosciuta alle Regioni a statuto speciale - è interessante approfondire le entrate su cui il bilancio regionale poggia le sue basi. La Finanziaria 2001 del Veneto contempla entrate per 15.280 miliardi (la “manovra” diventa di oltre 17 mila miliardi considerando 2.411 miliardi di avanzo di amministrazione, di cui 1.711 riguardano spese a destinazione vincolata non impegnate entro il 2000).
115 mila miliardi di entrate si possono suddividere in tre categorie: 2.527 miliardi (16 per cento) su cui la Regione ha piena autonomia di scelta, 754 miliardi (5 per cento) a seguito di mutui per la salvaguardia di Venezia e il trasporto rapido di massa e 11.998 miliardi (79 per cento) a destinazione vincolata. Fra quest’ultimi rientrano il fabbisogno della sanità (9.827 miliardi finanziati con la compartecipazione all’Iva) e i fondi europei (523 miliardi).
Soddisfatto l’assessore bellunese Floriano Pra. Porta a casa l’avvio nel 2002 della prima edizione della fiera del turismo internazionale “Veneto per te”, il commissariamento delle Apt (le Aziende di promozione turistica) in vista del loro passaggio alla Provincia e una cospicua dotazione finanziaria per la difesa idrogeologica: 5 miliardi attraverso le Comunità montane per la minuta manutenzione del territorio e - con l’accordo dei sindacati - 33 miliardi - “residui” 2000 compresi - per lavori di sistemazione idraulico-forestale da affidare al Servizio regionale.