Gli operatori del Superski sembrano pronti a fare le cose in grande
Marmolada: 50 miliardi per lo sci?
Ma Trento può e vuole davvero lo sviluppo sciistico della Marmolada? Maggiori garanzie se almeno gli impianti restassero in territorio veneto

     Importante riunione a Venezia sul futuro turistico della Marmolada (nella foto il Sasso delle Undici, che sorge in mezzo al ghiacciaio), in preparazione dell’incontro forse decisivo che prima di Natale dovrebbe svolgersi a Trento.
     Venerdì 1 dicembre, in laguna, l’assessore regionale Floriano Pra ha voluto verificare quali sono le attese, le disponibilità e i progetti dei gestori degli impianti nel comprensorio della Marmolada. Era presente anche il collega trentino di Pra, l’assessore provinciale Marco Benedetti.
     Si è fatto riferimento alla riunione del 9 novembre all’Ufficio del territorio di Belluno, dove Pra e il presidente della Provincia di Belluno Oscar De Bona proposero di aprire una trattativa politica per risolvere il problema dei confini. L’obiettivo è chiaro: superare la spinosa questione progettando insieme - Trento e Venezia - un importante rilancio turistico della Marmolada.
     E le premesse ci sono tutte. Fiorenzo Perathoner, il fassano presidente del Dolomiti Superski, il suo vice Sandro Lazzari, proprietario degli impianti del Padon, e i rappresentanti delle grandi aree sciistiche del consorzio (Gardena, Fassa, Badia, Cortina e Civetta) hanno esposto progetti ambiziosi, che potrebbero muovere investimenti per una cinquantina di miliardi. «Il rilancio del turismo in Marmolada», ha detto Pra, «porterà al superamento di ogni diatriba e a quel punto i confini più a destra o più a sinistra non saranno più un problema». «Noi siamo disponibili», ha detto Perathoner, «gli attuali impianti della Marmolada sono da rifare. Bisognerebbe garantire la sciabilità della zona di Punta Rocca e poi si potrebbe aprire un ragionamento complessivo sul piano dell’impiantistica».
     Il messaggio di Perathoner va dritto dritto alla Provincia autonoma: lo sviluppo della zona di Punta Rocca è strettamente vincolato dalla legislazione trentina, che potrebbe imporre pesanti limitazioni anche all’impiantistica esistente se la “fetta” più orientale del ghiacciaio dovesse passare al Trentino.
     E così si ritorna al nodo centrale, un nodo politico-amministrativo: Trento può e vuole impegnarsi per lo sviluppo dello sci in Marmolada? Come superare le difficoltà che la legislazione trentina prospetta?
     La verifica, forse, prima di Natale. Dalle risposte dipende la tranquillità degli albergatori della Val Pettorina, che temono lo smantellamento anche dell’esistente. E’ una prospettiva molto pericolosa per l’economia della zona, il motivo principale che spinge bellunesi e veneti a difendere con forza la “linea del displuvio”.
     Perché se almeno gli impianti restassero nel Veneto, pur dovendo rinunciare a una grande parte del ghiacciaio, sarebbe un buon motivo di sollievo per tutti. (8.12.2000)