Chi è il nuovo Vescovo?

     Monsignor Vincenzo Savio è nato a Osio Sotto, in diocesi di Bergamo, il 6 aprile del 1944. Entrato nel 1955 come Aspirante nella Casa Salesiana di Strada Casentino (Arezzo) vi ha compiuto gli studi ginnasiali. Ammesso al noviziato di Pietrasanta (Lucca), al termine del periodo previsto ha emesso la professione religiosa salesiana il 16 agosto del 1961.
     Dopo aver frequentato il corso filosofico a Nave (Brescia) e fatta l’esperienza pratica di tirocinio, ha seguito il corso telogico a Roma, prima all’Università Pontificia Salesiana e poi all’Università Lateranense, dove conseguì la licenza in teologia.
     E’ stato ordinato sacerdote a Roma, nella Basilica del Sacro Cuore, il 25 marzo 1972 nella congregazione dei Figli di don Bosco (è sacerdote salesiano).
     Dopo l’ordinazione venne destinato prima a Savona (dal 1972 al 1976) con l’incarico di animatore vocazionale e dell’oratorio, poi a Livorno.
     Qui, dopo un anno passato al convitto, dal 1977 al 1985 è parroco nella parrocchia salesiana del Sacro Cuore di Livorno. In questi anni collabora con la segreteria del Sinodo diocesano livornese.
     Dal 1985 al 1986 don Savio potè completare la sua formazione teologica e spirituale a Roma presso l’Università Pontificia Salesiana, conseguendo la licenza in Teologia, con specializzazione in spiritualità.
     Rientrato in Ispettoria venne destinato a Firenze come animatore dei giovani della parrocchia salesiana della Sacra Famiglia: qui nel 1987 è stato nominato dal Card. Silvano Piovanelli, arcivescovo di Firenze, segretario generale del Sinodo fiorentino.
     Nel 1990 venne nominato direttore della comunità salesiana di Alassio, ed è in Liguria che accoglie la notizia della nomina a Vescovo.
     Il 14 aprile 1993 viene eletto alla Chiesa titolare di Garriana e nominato ausiliare di Livorno ed è consacrato vescovo il 30 maggio. E stato delegato della Conferenza Episcopale Toscana per l’ecumenismo, per le comunicazioni e poi per la scuola, nonché delegato, sempre della CET per la facoltà teologica del centro Italia. Attualmente è membro del Segretariato per l’ecumenismo e il dialogo.

Tre domande al nuovo vescovo eletto della Diocesi di Belluno-Feltre, Mons. Vincenzo Savio
“Vi chiedo di aiutarmi”
“Chiedo di capirci. Intendersi è la cosa più bella: trasmettere e accogliere un messaggio è la base di ogni rapporto. Vi chiedo di aiutarmi a continuare a costruire una comunità che viene da molto lontano”

     Tre domande a monsignor Savio, colto ancora impegnato al suo tavolo di lavoro nella Diocesi di Livorno.
     Se l’aspettava questa nomina?
     “No, anche perché il percorso che sembrava naturale era di restare in terra di Toscana. Ma devo dire che sono molto contento: rientro in una terra non molto dissimile da quella in cui sono nato, Bergamo, tra persone che conosco per il coraggio, per la capacità di lavoro, di fede, di coerenza, non solo nella Chiesa locale, ma anche nell’impegno missionario”.
     Cosa sa di lasciare a Livorno e cosa pensa di trovare nella nuova diocesi? “Sicuramente lascio un lungo capitolo fondamentale della mia vita, una storia importante. A Livorno ci sono arrivato per caso, prima ancora di essere prete, “lavorando” nelle baracche, nelle situazioni più povere e qui ho imparato a coniugare teologia ed esperienza di vita.
     Lascio poi un altro momento fondamentale della mia esperienza di prete: il fatto di essere stato parroco giovanissimo, in una comunità con la quale sono riuscito a lavorare bene e con passione.
     Da vescovo lascio una città così caratteristica, così libera nelle sue manifestazioni, capace di scuoterti; un rapporto bellissimo con la gente. Infine qui lascio un vescovo, un amico, monsignor Ablondi e tutto il suo impegno ecumenico.
     Quello che penso di trovare, come ho già visto nelle poche ore che sono intercorse tra la mia nomina e quest’intervista, è una grande accoglienza e questo mi fa molto piacere.
     Spero di ritornare ad una cultura, ad un atteggiamento spirituale che mi appartiene, per le mie origini bergamasche.
     Molti mi hanno parlato della laboriosità, dell’impegno, della fede forte, della dedizione dei sacerdoti della terra di Belluno-Feltre, mi auguro di riscontrarle presto e infine non vedo l’ora di vedere ciò che ancora non sono riuscito ad ammirare e che molti mi hanno decantato:
     la bellezza del paesaggio delle montagne”.
     Attraverso queste pagine vuole inviare un messaggio agli abitanti della diocesi di cui sarà pastore?
     “Volentieri! Anche se avremo tante altre occasioni per parlare.
     Vorrei chiedere subito a tutti di capirci. Intendersi è la cosa più bella: mandare un messaggio e saperlo accogliere è alla base di un ottimo rapporto.
     Vorrei chiedere di aiutarmi a continuare a costruire una comunità che conosco già ben solida, che viene da molto lontano, inserita in un contesto importante e nuovo come quello europeo.
     Chiara Domenici