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Edizione settimanale on line n. 17 del 14 aprile 2007


LUTTO NELL’ARTE SACRA BELLUNESE E ITALIANA - La morte il giorno della solennità pasquale
Gino Casanova o la redenzione nella materia

Ancora ragazzo, scoprì la vocazione alla scultura realizzando in creta il ritratto del nonno

Gino Casanava e una usa opera presente presso la chiesa di Mas-Peron È mancato l’8 aprile, giorno di Pasqua, lo scultore d’arte sacra Gino Casanova. L’Amico ne pubblica di seguito la biografia firmato dall’estimatore ed amico Bepi Sommacal, pittore di Belluno.
    Gino Casanova è nato in una piccola frazione (Anconetta), alle porte di Belluno, nel 1927, da una modesta famiglia patriarcale contadina. Dal padre Luigi, seggiolaio, ricevette l’amore per il legno, da mamma Angelina, l’esempio di una fede semplice e profonda.
   Si avviò alla professione di falegname-ebanista, ma scoprì la sua vocazione di scultore modellando con la creta un ritratto del nonno.
   Gino Casanova iniziò la sua formazione artistica nel laboratorio di Giulio Zanette, intagliatore del legno, e poi continuò per cinque anni nella bottega di Berto Fiabane, marmista e scultore, dove compì le prime e fondamentali esperienze sulla pietra come “quadratorescalpellino”. Emigrò quindi per quattro stagioni in Francia e Lussemburgo, dove realizzò dei bassorilievi su quattro colonne in pietra poste davanti al Museo nazionale della Resistenza ad Esch-Sur-Alzette. È così che, assorbendo la lezione dei vari maestri, Gino Casanova visse la sua “scuola”, non meno importante di una vera accademia di Belle arti. Seguì una breve parentesi a Belluno con varie opere e la mostra al caffè “Manin”. Venne poi il matrimonio e, nel 1960, la nascita di Paola, prima di quattro figli. In seguito la partenza per Milano.
   Qui Casanova approdò alla scuola d’arte cristiana “Beato Angelico” dove rimase per ben trent’anni, durante i quali potè dedicarsi completamente alla scultura e conciliare così la sua vocazione all’arte con la dedizione alla famiglia. Nello stesso periodo conseguì il diploma di “maestro d’arte”, e si dedicò anche all’insegnamento.
   Furono anni di grande impegno e passione per il nostro, che realizzò centinaia di opere importanti, soprattutto altari istoriati, che si trovano in varie chiese a Milano, in Lombardia ed in altre città. Alcune opere di Gino Casanova giunsero anche a Belluno, sua città natale, come il significativo tabernacolo in legno (1970), che rappresenta “l’Annunciazione”, collocato nella cappella gotica del Seminario gregoriano di Belluno. Nel 1990, realizzò per la chiesa parrocchiale di Tisoi un altare in pietra, con i simboli degli evangelisti e l’Agnello pasquale.
   Pur portando nel cuore un grande amore per la terra bellunese, Gino Casanova visse e lavorò a Cornaredo (Milano), «...sempre con una personale ansia di trasformazione, sull’esempio eccelso, laico ed umanissimo di Arturo Martini, della materia in racconto: in Casanova racconto della materia come “matrice” di energia e racconto di fede che riscatta ed esalta ogni materia, la carne, l’esistenza dell’uomo ». (G. Segato)

Bepi Sommacal


(14.04.2007)