
Invisibili
È tardi quando scendiamo dal Cadore un venerdì sera, incrociando la fila di chi sale. Si sa che la neve ancora buona è un forte richiamo per gli appassionati. Nelle cronache di un tempo avrebbero scritto che c’era una lunga fila di allegri e pacifici vacanzieri. Noi non possiamo dire altrettanto perché incrociamo automobili veloci, assistiamo a sorpassi che fanno trattenere il fiato, percepiamo un non so che di nervoso, agitato, frenetico. Col collega che mi accompagna nascono alcuni commenti sul tipo di macchine che intravediamo e che nelle frequenti gallerie possiamo scorgere bene. In genere sono belle auto, di grossa cilindrata. «Dov’è la crisi?» si domanda il mio amico al quale il gran numero di turisti che sembrano provenire dal paese del benessere toglie l’angoscia di una crisi che io invece temo lunga e pesante.
Discutiamo un po’ e poi diamo ragione al Papa! Benedetto XVI da mesi sta dicendo con voce quasi sommessa ma con tono accorato che i poveri sono diventati invisibili. Negli ultimi tempi è andato a cercarli nelle mense dei poveri, nei ricoveri della Caritas, nei centri di Sant’Egidio. Ogni volta ci invita a scoprirli, semplicemente a vederli. La crisi c’è e ha picchiato duro su alcune teste e su alcune spalle.
È obbligatorio tenere d’occhio le ricerche: già questo è un modo efficace per non chiudere gli occhi. Esse ci dicono all’ unanimità che la crisi pesa sulle famiglie con più figli, in età scolastica. La fascia più ferita è quella costituita da famiglie numerose e con minori. Commenta la Caritas nazionale: «È la vera scandalosa anomalia italiana, che pone il nostro paese al limite degli standard europei. Percentuali simili di famiglie numerose sotto la soglia di povertà si trovano solo in Bulgaria e in Romania. Avere un figlio in Italia non è una benedizione ma un handicap, che rischia di far precipitare in basso la famiglia». Queste verità o le dice la Caritas o vengono tenute nascoste. È un gran brutto segno per il nostro futuro questo malessere che si abbatte sulle famiglie. Povera famiglia! Già picconata da chi non la riconosce più e ne sfigura l’identità, ora è a rischio soffocamento da parte della crisi economica e della disattenzione della politica. I colpevoli dovranno rendere un bel conto. E non penso al tribunale di Dio al quale ci accostiamo tutti con profonda umiltà, battendo il nostro proprio petto. Penso al tribunale della storia che chiama inesorabilmente a rendere conto di errori, ingiustizie e cecità. Ce lo diceva a scuola tanti anni fa l’indimenticabile padre Haering affermando che la crisi della famiglia prepara la crisi di un’intera civiltà.
La punizione viene da sola e si chiama “decadenza”. C’è da aver paura, trepidando per quanto potrà succedere quando ci sarà un risveglio generale e ci si renderà conto che ci hanno ingannato, facendoci credere che i veri problemi fossero la par condicio, il processo breve e il divorzio breve, le intercettazioni telefoniche, il conflitto di interesse ed altre cose che non incrociano la famiglia concreta, quella naturale che sta tirando su figli, preoccupata per il lavoro, la scuola e la sanità.
Si è ironizzato sul quel papà separato che qualche giorno fa si è rivolto al tribunale perché il suo bambino deve convivere con un nonno anziano, pieno di problemi, che creano disagio al nipotino. Ha sbagliato ad andare in tribunale, ma ha gridato un problema vero che la famiglia, già fragile, soffre quando la sanità pubblica scarica sulle sue spalle tutto il peso degli anziani.
C’è da aver paura anche per il momento in cui ci si renderà conto che la disuguaglianza economica che in Italia sta toccando divari mai toccati nel ’900, non è un prodotto della natura paragonabile al terremoto o allo tsunami, ma è voluta e mantenuta da strutture inique che la Dottrina sociale della Chiesa chiama “strutture di peccato”. È passata sotto silenzio la denuncia contenuta nell’ultima enciclica sociale di papa Benedetto che ha attribuito la colpa maggiore della crisi economica all’avidità insaziabile.
Qualcuno vi ha visto il pessimismo, altri il moralismo di questo Papa. E se avesse detto la pura verità? Siamo ancora in tempo e possiamo scoprire i poveri invisibili. Basta non andare a cercarli lontano dal momento che ci abitano accanto. Sanno che non abbiamo la bacchetta magica per risolvere i problemi e conoscono la generosità di tanti, soprattutto cristiani. Ma domandano ai credenti di non essere superficiali, semplicisti, ripetitori di messaggi tranquillizzanti sentiti alla televisione.
Chiedono aiuto immediato e ne trovano grazie a molte iniziative; ma vorrebbero conoscenza seria delle condizioni della famiglia e delle cause della povertà. Lo so: ascoltare, informarmi, confrontarmi e studiare è una fatica, tuttavia oggi essa è richiesta dalla carità.
don Luigi Del Favero
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