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Edizione settimanale on line n. 76 del 27 settembre 2009


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Il fondo
L’autocisterna rovesciata in Cadore
INCIDENTE DA “SFRUTTARE”
PENSANDO AL FUTURO

   

  

  

    Le cose, purtroppo, funzionano così. In Italia, ma spesso anche in provincia di Belluno. Magari ci fosse una capacità reale ed efficace di programmazione. Invece problemi, situazioni critiche, pericoli, inefficienze non vengono affrontate con decisione se non quando capita il disastro, quando non si può non rispondere all’indignazione generale, quando la forza dell’emozione consente di superare l’inerzia (ma anche le difficoltà politiche e burocratiche) che normalmente rallentano (o bloccano totalmente) tante azioni di governo del territorio.
     Di esempi di interventi “d’urgenza” se ne potrebbero fare a iosa, ma basta fermarsi alla realtà provinciale per trovare, anche negli ultimi mesi, dei casi significativi, come la frana di Cancìa che ha messo in evidenza la pluriennale incapacità di realizzare le necessarie opere di contenimento.
    Come la sciagura dell’elicottero del Suem 118 che ha convinto le parti interessate della necessità di compiere ogni sforzo per eliminare tutti i possibili rischi connessi all’attività di soccorso. Ora è auspicabile che anche l’incidente di Vallesina, col suo preoccupante carico di conseguenze ambientali, dia la spinta necessaria per affrontare e finalmente risolvere il problema di una strada che, a poche ore dal fatto, il sindaco di Valle di Cadore, Matteo Toscani, ha fotografato con poche ed efficaci parole: «presenta tutti i disagi di una arteria disegnata nel 19o secolo per il passaggio di carri trainati da bestiame e che avrebbe bisogno di essere ricalibrata». E poi: «così non si può continuare: quella strada è pericolosa e inadeguata, servono interventi infrastrutturali importanti. La questione è urgente e anche l’ultimo incidente ne è una prova lampante».
    Si tratta certamente di una questione di soldi, ma ancora prima di volontà politica, di disponibilità a cercare quella soluzione che possa contemperare al meglio le esigenze dei trasporti e dell’ambiente, del turismo e della tutela storico-architettonica del territorio, della gente del luogo e di chi è solo di passaggio. Di idee in campo ce ne sono diverse. Basti pensare, per esempio, all’ipotesi della Macchietto-Venas che in un colpo risolverebbe il problema di varie circonvallazioni.
    Ma è necessario che tutto non resti solo a livello di auspicio e che, al prossimo incidente, si sia ancora lì a lamentare ciò che non è stato fatto o ciò che sarrebbe servito per evitare il peggio.

(27.09.2009)