
Riflessione bellunese sull’eutanasia
QUESTIONI DAVVERO
DI VITA E DI MORTE
Vivere in periferia rappresenta alle volte un valore aggiunto, in termini di tranquillità, di aree verdi, di aria più pulita, insomma, di qualità della vita. È comunque certo che il centro offre, da sempre, maggiori opportunità. Ciò finisce per provocare, in chi vive nelle due diverse zone, una sorta di invidia per quello che possiede l’altro, al punto che chi vive in centro, quando può cerca la periferia e viceversa. Tutto ciò può essere considerato normale, all’interno di una logica compensativa delle cose, ma solo fino al punto in cui l’essenzialità dei diritti dei cittadini sia tutelata fino in fondo. La triste realtà invece, è che il termine che spesso viene associato a periferia è quello di chiusura: chiusura di servizi, di scuole, di ospedali, una chiusura che si presenta inizialmente sotto la nobile veste della razionalizzazione dei costi, per poi assumere quella del ridimensionamento, della successiva non sostenibilità e quindi della chiusura.
Molte storie di periferia hanno questo denominatore comune, storie che riguardano anche la periferica provincia di Belluno, i cui cittadini hanno certamente ragione nel rivendicare maggiori attenzioni nell’ambito delle politiche regionali, ma che alle volte non sembra sappiano adeguatamente sostenere le loro periferie. In questi giorni, in Agordino, si è ricominciato a parlare di ospedale: medici non sostituiti, o che chiedono di andare a lavorare in strutture più grandi, numero di personale inferiore agli standard previsti, servizi in sofferenza e così via. Storia vecchia, si dirà, ma che non trova soluzione nonostante, da sempre, la Regione e i direttori generali dell’Ulss n. 1 abbiano invitato a ridimensionare i problemi o addirittura ad evitare le critiche, appuntando all’ospedale di Agordo il titolo di “piccolo gioiellino”.
Ora, il fatto che sia piccolo è il frutto maturato in anni di tagli regionali, e se è un gioiellino lo si deve prevalentemente alla professionalità del personale che in questi anni ha lavorato non sempre in condizioni ottimali. Resta il fatto che questo “gioiellino” non sembra sia sempre ritenuto poi così prezioso. Pare non lo consideri tale la Regione che dopo aver finanziato la sistemazione e l’ammodernamento di una parte dell’edificio, si è ben guardata di completare l’opera. Pare non lo consideri tale la direzione dell’Ulss n. 1 che sembra più impegnata a rincorrere i problemi e a tamponare le emergenze, piut- -tosto che prevedere una programmazione in cui l’ospedale di Agordo possa giocare degnamente il ruolo che sulla carta gli si è, almeno per ora, voluto attribuire, cioè quello di ospedale per acuti e di rete. Pare non lo consideri tale la politica locale che, fatta eccezione per alcuni lodevoli tentativi e prese di posizione, non sembra abbia mai saputo proporsi in modo compatto e forte per contrastare alcune politiche aziendali dell’Ulss o le scelte regionali.
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