Alpago: sì e no

Domenica prossima, 16 dicembre, i cittadini dell’Alpago saranno chiamati a pronunciarsi, attraverso un referendum, se procedere o meno alla creazione di un Comune unico.

Dovranno rispondere con un sì o con un no ad un quesito molto semplice e diretto: «È lei favorevole alla istituzione del Comune denominato “Alpago” risultante dalla fusione tra i Comuni di Chies d’Alpago, Farra d’Alpago, Pieve d’Alpago, Puos d’Alpago, Tambre d’Alpago come da progetto di Legge regionale n. 239?».

Quanto è semplice (almeno per una volta) il quesito referendario, tanto sono problematiche le argomentazioni per giungere a una decisione. Di sicuro fanno immediatamente più presa sull’opinione pubblica le ragioni per il no. Sono più semplici da spiegare e da richiamare; toccano il sentimento e il senso di appartenenza; fanno riferimento a un legittimo bisogno di identità. E si prestano facilmente a qualche demagogia.

Le ragioni del sì sembrano puntare maggiormente sulla necessità di dotarsi di strutture solide in grado di fornire servizi di qualità; di acquistare maggiore visibilità e peso politico derivanti dall’unione. E sembrano privilegiare l’efficienza. Che cosa dire?

Innanzitutto che l’amore per la propria terra non è messo in dubbio. Né in coloro che sostengono il sì, né in quanti sono per il no. Porre il confronto in questi termini è fuorviante.

In secondo luogo, crediamo che le posizioni estreme, tendenti a far credere che tutto sia perduto o guadagnato, a seconda che prevalga questa o quella scelta, siano mistificazioni da respingere.

Di sicuro ci sono in gioco ragioni culturali, politiche e amministrative che non si possono confondere e nemmeno far finta che non esistano. “Piccolo è bello!”, si dice. Ma, per altri versi, è altrettanto drammaticamente vero che “piccolo è debole”.

Qualunque sarà il responso del referendum, il dibattito dei mesi scorsi a qualche risultato dovrebbe aver condotto. Se non altro alla consapevolezza che le soluzioni magiche dei problemi non stanno né di qua, né di là. Per questo a prescindere dall’esito del voto, il dopo voto sarà ancora più importante e impegnativo.

Potrebbero prevalere i no. Si opterà così per conservare la propria municipalità, che rimane la prima forma di aggregazione civica, nelle attuali dimensioni. In questo caso l’impegno successivo dovrà concentrarsi nel rafforzamento degli enti sovracomunali, delle collaborazioni vallive, per garantire in concreto i medesimi e indubbi vantaggi assicurati alle comunità più grandi.

Se prevarranno i sì, gli elettori avranno ritenuto che in una aggregazione più ampia i bisogni concreti della gente possono oggi trovare più facilmente risposte adeguate, efficienti. In questo caso sarà indispensabile colmare ogni sensazione di vuoto, lasciata dalla soppressione del singolo comune. Si renderà necessaria una decisa, forte inizativa culturale in grado di conservare a ogni comunità storica le sue specificità.

Le ragioni autentiche e le esigenze legittime dei no e dei sì sopravviveranno al referendum. E dovranno essere riprese, coniugate e fuse in nuovo sistema armonico.


(14.12.2001)