Si è molto parlato in queste settimane di un’ondata “anticristiana”. È stato riferito di movimenti organizzati che tendono a escludere espressamente i valori cristiani e perfino a proibire la presenza fisica dei cristiani nelle istituzioni o nei centri decisionali.
Non tutte le dichiarazioni sentite andranno interpretate allo stesso modo, ma non c’è dubbio che alcune descrivono una situazione reale. Il cristianesimo è scomodo. Lo è sempre stato e lo è ancora, se autentico.
Non mancano, più o meno velati, i richiami alla “crociata”. Noi preferiamo pensare a una “riscossa”. Una riscossa che parta innanzitutto dalle coscienze dei cristiani, sollecitati a scoprire meglio ciò che sono, ciò di cui sono portatori e a esserne convinti assertori e convincenti testimoni.
Il mancato riferimento nella Costituzione europea alle radici cristiane dell’Europa è senz’altro motivo di amarezza. Possiamo immaginare quanto lo sia soprattutto per Giovanni Paolo II, che aveva ripetutamente chiesto il riferimento alle radici cristiane come espressione di verità storica e di identità comune. Eppure, domenica 31 ottobre, all’indomani della firma del Trattato costituzionale europeo, il Papa non si è lasciato andare a toni pessimistici. Anzi, ha auspicato che «anche negli anni a venire, i cristiani continuino a portare in tutti gli ambiti delle istituzioni europee quei fermenti evangelici che sono garanzia di pace e di collaborazione (...)