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Segnali interessanti ma da confermare
«Pensierosi perché non sapete chi votare? Non c’è proprio da preoccuparsi perché, tanto, non cambierà nulla neppure questa volta». Chissà cosa penserà ora quella signora che così si esprimeva a San Vito di Cadore nel pomeriggio di domenica scorsa. A buona ragione le si può ribattere che qualcosa è cambiato: non solo i rapporti di forza tra centrodestra e centrosinistra, ma anche quelli all’interno delle due aree e, sopprattutto, la presenza dei partiti in parlamento, ora drasticamente ridotta. Quest’ultimo è senz’altro un cambiamento di rilievo anche perché ha assunto proporzioni inaspettate con la sparizione di ogni rappresentanza a sinistra del Partito democratico e a destra del Popolo della libertà e della Lega. Un cambiamento che semplifica il panorama nazionale, ma che da solo certo non basta a garantire un’azione politica più rapida ed efficace. La può aiutare, riducendo i rischi di frammentazione e confusione, ma non è sufficiente se non sarà accompagnato da una reale volontà da parte degli eletti di mettere mano in modo concreto ai problemi della nazione, lasciando da parte, almeno per un po’, l’infinita campagna elettorale che ha segnato la politica italiana in questi anni, creando divisioni, contrapposizioni, veti incrociati che hanno reso impossibile qualsiasi riforma di un certo peso. Nei primi giorni dopo il voto qualche interessante segnale di chiarezza, di apertura e di disponibilità alla collaborazione c’è stato tra gli schieramenti. Chi ha perso lo ha ammesso senza ricorrere a tante scuse, come sempre capitava in passato.
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