L’accoglienza è la cifra dei messaggi rivolti dal Vescovo alla Diocesi riguardo all’arrivo del Papa
Accoglienza: il senso vero dell’ospitalità al Papa
“Accoglienza”, dimensione di rilievo per la comunità locale, approfondita anche dal Sinodo
L’accoglienza è la cifra dei tre messaggi che il vescovo di Belluno-Feltre, monsignor Giuseppe Andrich, ha rivolto alla Diocesi dal 10 marzo, giorno in cui si è avuta l’ufficialità della presenza del Santo Padre in Cadore per le vacanze estive. Un’ accoglienza di volta in volta definita come «attenta», «responsabile », «quieta e cordiale». Ed è come segno di accoglienza che lo stesso Vescovo ha disposto che le campane di tutte le chiese della Diocesi suonassero a festa in occasione dell’arrivo del Papa. «Accoglienza» è, per la comunità diocesana di Belluno-Feltre, una parola di grande rilievo: è uno degli ambiti cui si è dedicato il Sinodo diocesano, chiuso giusto un anno fa con la consegna del Libro sinodale a tutte le comunità.
ACCOGLIENZA È RISPETTO
Un’accoglienza che significa rispetto dello stile che il Papa vorrà dare alla sua vacanza. «Un apprezzamento grato - scrive il Vescovo - a chi ha seguito le indicazioni, date fin dal primo annuncio di questa eccezionale presenza: rispettiamo il riposo e i ritmi di vita che avrà il Papa». Monsignor Renzo Marinello, arcidiacono del Cadore, ha parlato di vacanza “monastica”, quasi che il soggiorno del Santo Padre assuma le caratteristiche del ritmo di preghiera e di studio che connota la vita in monastero. Ancora il Vescovo: «Siamo consapevoli che la nostra terra non può ostentare ricchezze che non siano quelle che ci mettono in relazione diretta con l’Autore di ogni bellezza. Anche la nostra più genuina cultura è contraria ad avvantaggiarci di questa eccezionale presenza del Santo Padre per fregiarci di vanti effimeri o per prendere gloria gli uni dagli altri. Contro ogni artificiosità desideriamo offrire un ambiente rispettoso dell’ospite, che esprima quiete e accoglienza ».
ACCOGLIENZA È IMPEGNO
Ma l’accoglienza che Belluno-Feltre darà al Santo Padre significa anche impegno: monsignor Andrich cita il Libro sinodale per ricordare a tutti i cristiani che vivere in montagna è anche impegno a condividere le ricchezze paesaggistiche, culturali e spirituali che la montagna propone. «Scopriamo che il vivere in montagna contiene una vocazione speciale, non sempre facile da sviluppare perché esigente e tuttavia molto significativa. I numerosi ospiti che giungono da noi sono i destinatari diretti dell’accoglienza e della testimonianza della nostra cultura». Salutando il Santo Padre, il Vescovo in più occasioni ha ricordato anche tutti gli ospiti, molti dei quali sono perfettamente inseriti nelle comunità cristiane e partecipano alle assemblee liturgiche domenicali.
ACCOGLIENZA È COMUNIONE
Un’accoglienza che vuol dire infine rendersi conto, grazie alla vicinanza fisica del Santo Padre, della comunione con la Chiesa universale. La terra in cui nacque papa Giovanni Paolo I, non si dimentica della frase «Non stacchiamoci dalla roccia», dove per “roccia” si intende “Pietro”, ripetuta tante volte dal cardinale Albino Luciani. «I messaggi dei due “Angelus” domenicali - sottolinea monsignor Andrich - saranno da noi accolti con ascolto partecipe e orante. La Santa Messa che presiederò a Lorenzago domenica 22 luglio, appena prima dell’arrivo del Papa per l’Angelus, sarà offerta perché il suo coraggioso servizio sia sostenuto dalla forza che viene da Dio e dalla sinfonica preghiera di tutti i cristiani. Le comunità cristiane e tante persone di buona volontà, guidate dalla ragione e dall’ansia per bene di tutti, sappiano sempre più apprezzare e sostenere la sua opera per la pace, per il futuro dell’umanità in tutti i continenti, per il progresso culturale dell’Europa, per la salvaguardia della vita umana e della famiglia, per l’educazione delle nuove generazioni ». E ancora: «Quando, nelle Sante Messe dal 9 al 27 luglio sentiremo nel cuore della celebrazione il suo nome, la vicinanza fisica ci darà una nuova evidenza di come la Chiesa “resa perfetta nell’amore, in unione con il nostro Papa Benedetto” esige un’appartenenza convinta e amorosa. La possibilità di una relazione personale ravvicinata con il Pastore della Chiesa cattolica farà sentire noi e la nostra terra aperti al respiro universale e missionario: “popolo radunato da un confine all’altro della terra”».
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