www.amicodelpopolo.it
Edizione settimanale on line n. 09 del 31 gennaio 2010


UNCEM VENETO - Eletto all’unanimità nell’assemblea regionale. Ora appuntamento al congresso nazionale di Trento
Il feltrino Vigne presidente della montagna veneta
Dopo le presidenze di Mario De Nard e Gino Reolon, a distanza di 23 anni la guida torna in mani bellunesi

Uncem Veneto  Dopo 23 anni torna in mani bellunesi la guida della montagna veneta. Giovedì 21 febbraio, l’assemblea regionale, a Vittorio Veneto, ha eletto all’unanimità Ennio Vigne, sindaco di Santa Giustina e presidente della Comunità montana Feltrina, ai vertici dell’Uncem Veneto. L’Uncem rappresenta 140 amministrazioni della montagna veneta, e 111 erano presenti al passaggio delle consegne.
    Vigne subentra al vicentino Galdino Zanchetta, che per quasi cinque lustri, dopo i bellunesi Mario De Nard e Gino Reolon, aveva tenuto il timone dell’organismo di rappresentanza di Comuni, Comunità, Enti montani del Veneto in un contesto - lo ha sottolineato il presidente nazionale Enrico Borghi - particolarmente sensibile e altrettanto importante, non foss’altro perché il Veneto fu la prima Regione in Italia ad adottare un provvedimento organico e intersettoriale a favore dei suoi territori montani: il “progetto montagna” del 1983.
   E una legge regionale per le zone montane venete che senza furie iconoclastiche ne rivisiti il reticolo territoriale e disegni una “politica” nuova all’insegna dello sviluppo sostenibile è il primo impegno che con il prossimo Consiglio regionale dovrà affrontare la delegazione presieduta da Vigne, di cui vicepresidente vicario è stato nominato il vicentino Giannantonio Gasparini, sindaco di Salcedo e presidente della Comunità montana dall’Astico al Brenta («La mezza montagna - ha fatto notare Borghi - è un elemento distintivo della montagna veneta»).
   Ora, il centro di gravità (per così dire...) ruoterà verso Trento. Qui - dall’11 al 13 febbraio - si terrà il 15o congresso nazionale dell’Uncem. Tema: “La montagna capitale della nuova economia”. A Vittorio Veneto, Borghi ne ha anticipato alcuni indirizzi. «L’Uncem - sostiene il suo presidente - deve farsi innanzitutto portavoce dei territori, non sarà più un “sindacato” degli enti locali montani, ma la sede di rappresentanza di un territorio composito - quello alpino, prealpino, appenninico - formato da crinali, versanti e fondovalli.
   Sui “tavoli” romani questo territorio è stritolato dal suo scarso peso elettorale, ma soprattutto da una “cultura politica”, lobbystica e metropolitana, interessata solo all’uso delle risorse generate in quota, ovvero acqua, energie rinnovabili, sequestro di carbonio, fruizione del tempo libero, ecc.». Va giù pesante Borghi: «La manovra che si sta realizzando in Parlamento non solo lede le casse dei piccoli Comuni svuotando quelle delle Comunità montane, ma mina o peggio espropria il territorio montano delle proprie risorse e delle proprie competenze. Un federalismo e un principio di sussidiarietà declinati all’incontrario».
   I nodi da sciogliere fra Stato e Regione sono due, ed entrambi, a loro volta, ne hanno altri due. A livello statale, secondo l’Uncem il nuovo ordinamento delle autonomie locali non dovrà azzerare i “Comuni polvere”, mentre il processo di attuazione del federalismo fiscale non potrà prescindere da un equo indennizzo delle risorse “verdi” della montagna. Ma, su quest’ultimo aspetto riuscirà, l’assise di Trento, ad andare oltre i recinti del “manifesto di Asiago” (vedere box) che aveva posto sul tappeto il problema delle contropartite la cui soluzione adesso va riempita di contenuti concreti? Sull’altro versante aperto, vale a dire quello regionale veneto, il neopresidente Vigne puntualizza il quadro di riferimento con poche pennellate: «Riordino dell’assetto territoriale, competenze chiare e adeguate risorse finanziarie per le Comunità montane. Contemporaneamente, in una prospettiva generale, una nuova legge regionale per le zone montane costruita dal basso, partendo dai territori».
   Il vicegovernatore del Veneto Franco Manzato, presente al congresso di Vittorio Veneto con il collega di giunta Flavio Silvestrin, ha preso nota e ha rilanciato sottolineando che alle attuali 19 Comunità montane il bilancio regionale 2010 consentirà il traghettamento “senza traumi” alla nuova legislatura in Canal Grande. In attesa di sapere cosa farà la Regione Veneto dopo Galan.

Maurizio Busatta

(31.01.2010)