La tragedia dell’elicottero del Suem
E’ caduto “Falco”, morti i quattro soccorritori a bordo
Da Cortina a Sappada è calata una cappa di silenzio, come fossero scomparsi dei fratelli, delle persone di famiglia
«Erano gli uomini del soccorso e sono caduti nel suo nome. I cittadini di Pieve di Cadore, stretti nel dolore, rendono onore al loro sacrificio con grato e commosso ricordo ». Questo è il testo dell’amministrazione comunale di Pieve di Cadore, sede del Suem, da dove nel primo pomeriggio era partito l’elicottero caduto. Il dolore e la costernazione sono stati anche al centro della conferenza stampa che il dottor Lucio Di Silvio, direttore sanitario dell’Ulss 1 di Belluno, ha tenuto al termine di un pomeriggio molto triste, per illustrare agli organi di informazione la tragedia avvenuta verso le 15 di sabato 22 agosto in località Rio Gere, a Cortina D’Ampezzo. «Non posso dire molto», ha esordito Di Silvio, «anche perché siamo a poche ore dalla tragedia.
Sappiamo solo che l’elicottero si era alzato in volo alle 14.32 da Cortina, per una ricognizione sulla frana caduta dal Monte Cristallo, che aveva interessato sia il parcheggio di Rio Gere che la strada statale. La ricognizione era stata chiesta espressamente dal comando dei Carabinieri nella presunzione che, data la stagione turistica ancora in corso, sulla frana ci potessero essere delle persone in difficoltà o infortunate ».
«Sappiamo solo», ha aggiunto Di Silvio, «che nelle vicinanze del parcheggio dall’elicottero è sceso l’infermiere Luca Pislor di Santa Giustina Bellunese, perché c’era un automobilista che aveva chiesto aiuto».
Rialzandosi in volo, il mezzo è andato a sbattere contro un cavo, ed è precipitato causando la morte delle quattro persone rimaste a bordo. Sono morti tutti e quattro: il pilota, Dario De Felip, di Pieve di Alpago; il tecnico Marco Zago, di Belluno; il dottor Fabrizio Spaziani, originario di Frosinone ma residente a Pieve di Cadore e membro del Soccorso Alpino; Stefano Da Forno di Mel. «L’elicottero», ha spiegato Di Silvio, «apparteneva alla ditta Inaer, con la quale lavoriamo da tempo». Le salme, che sono state recuperate dall’equipaggio dell’elicottero Pelikan 2 dell’Alto Adige e dalle squadre del Soccorso Alpino di Cortina, sono state portate nell’Ospedale Codivilla, dove il responsabile del Suem, Angelo Costola, ha proceduto al loro riconoscimento. Successivamente Costola si è incontrato con il Prefetto di Belluno per gli altri adempimenti del caso.
I corpi sono stati poi portati a Belluno. Come prevede il protocollo, non appena avuta notizia della disgrazia, sono arrivati un elicottero da Treviso e uno da Bolzano. Inoltre, a Pieve è giunto un altro elicottero da Treviso per i trasporti urgenti dell’Ospedale di Pieve: arrivato verso le 17 è ripartito pochi minuti dopo per trasportare un ammalato in un ospedale della pianura. «Noi non abbiamo perso solo dei colleghi», ha spiegato concludendo l’incontro Di Silvio, «ma abbiamo perso anche degli amici preziosi, che spesso, non per la professione ma per volontariato, hanno rischiato la vita, come degli eroi moderni.
Il nostro lavoro, infatti, non ha solo un rapporto professionale, ma soprattutto di amicizia: un lavoro integrato e per questo la perdita di oggi è ancora più dolorosa». Non appena si è diffusa la notizia, corsa velocemente grazie al passaparola che avviene in questi casi, all’inizio la gente è rimasta incredula; poi, man mano che le notizie si sono rivelate vere, su tutto il Cadore - da Cortina a Sappada - è calata una cappa di silenzio, come fossero scomparsi dei fratelli, delle persone di famiglia. Come spesso succede nelle disgrazie, ci si accorge che le persone scomparse non erano delle figure qualunque, ma avevano dei pregi che abitualmente diamo per scontati, e solo quando queste emergono ci si accorge della loro preziosità e della generosità che sta in loro. Il Suem e il Soccorso Alpino ne sono due esempi molto forti. In ospedale a Pieve emerge la figura di Fabrizio Spaziani. Il dottor Spaziani, per Pieve, era una figura emblematica, che ben rappresentava quel ruolo del soccorritore sempre disponibile e sempre sorridente. «Il mio ricordo del dottor Spaziani», racconta il gestore della libreria di Tai, «è di una persona molto gentile, che ha voluto integrarsi nel territorio da subito.
Acquistò le pubblicazioni sulle Dolomiti e incominciò a scalare. Quando riuscì ad entrare nel Suem fece festa e coinvolse in questa sua gioia tutti gli amici. Lo ricordo anche quando partì per il K2 con gli Scoiattoli di Cortina e venne a salutarci». «Mi sembra impossibile che Fabrizio non ci sia più», ha affermato Mario Bruno Ciotti, membro del Soccorso alpino di Pieve, «solo la scorsa settimana ci siamo visto al Miralago, dove aveva una barca, che era un’altra sua passione.
Il ricordo di lui rimane come quello di una persona squisita, con la quale era molto facile dialogare». Nei bar, per strada, tutti a chiedere notizie, tutti a cercare di capire se tra questi eroi moderni c’era qualcuno di sua conoscenza. Annullata anche in segno di condivisione del dolore una cerimonia prevista in Magnifica Comunità. «Il Comune di Pieve di Cadore», ha affermato Maria Giovanna Coletti, «ha deciso di far mettere la bandiera a mezz’asta come dimostrazione di condivisione al dolore di tutti, e sarà osservata una giornata di lutto cittadino».
Gli stessi sentimenti sono stati espressi anche dal sindaco Maria Antonia Ciotti, dalla quale è arrivata anche una proposta: «Suggerirò l’istituzione di una borsa di studio per ricordarli e per fare in modo che siano incentivati gli studi di giovani che intendano fare il lavoro che faceva il dottor Spaziani».
Vittore Doro
I 4 soccorritori deceduti
FABRIZIO SPAZIANI
Aveva 46 anni ed era medico del Suem 118 di
Pieve di Cadore. Lascia la moglie Antonella, il figlio
Giacomo di 5 anni, i genitori e i tanti amici. Era originario
di Frosinone, ma una ventina di anni fa
decise di venire a vivere sulle Dolomiti, prima in Comelico
e poi a Pieve, iniziando a lavorare nel Soccorso
di urgenza ed emergenza medica. Era specializzato
in dermatologia e aveva una seconda
specializzazione in anestesia-rianimazione, la
quale gli aveva permesso di conciliare il lavoro con
la passione per la montagna.
Era anche direttore
della Scuola sanitaria del Cnsas. Viene ricordato
inoltre per essere stato il medico-alpinista a seguito
della spedizione degli Scoiattoli di Cortina sul K2.
STEFANO DA FORNO
Aveva 39 anni. Abitava a Santa Giustina, ma era
originario di Col di Mel, dove vivono la madre Anita,
i fratelli Ampelia, Francesco ed Elisabetta e i nipoti,
che erano a lui molto legati. Faceva parte del Soccorso
Alpino di Feltre ed era un riferimento per il
gruppo rocciatori del Cai (di cui era socio dal 1986).
Conosceva molto bene le lingue straniere, apprese
durante i suoi viaggi. Aveva anche partecipato a
una trasferta di sei mesi tra Stati Uniti e Canada,
percorsi con la bicicletta. Coltivava la passione per
la montagna da quando era giovanissimo.
È ricordato
per avere partecipato a imprese come quelle
sull’Aconcagua e sul Mckinley.
DARIO DE FELIP
Residente a Torres di Pieve d’Alpago, aveva 48
anni. Figlio unico, lascia la moglie Paola, due figlie,
Alida e Alice, di 23 e 17 anni, la madre Maria. Era lui
il pilota che sabato guidava il Falco. La sua esperienza
nel mondo dell’areonautica era iniziata nei
vigili del fuoco, dove ricopriva il ruolo di elicotterista.
Faceva questo mestiere da 22 anni e aveva lavorato
dalla Sardegna a Venezia a Udine, arrivando
infine all’Elidolomiti - che oggi si chiama Inaer - di
Belluno.
Aveva grande preparazione e grande esperienza
per il lavoro di montagna.
MARCO ZAGO
Originario di Belluno e residente a Mussoi, aveva
41 anni. Era sposato con Barbara e aveva un figlio,
Lorenzo, che proprio sabato, il giorno della tragedia,
ha compiuto 13 anni. Lascia anche i genitori
Sandro e Renata e la sorella Alessandra.
Era tecnico
aeronautico e componente del Soccorso Alpino, assunto
dall’Inaer. Sul Falco svolgeva il ruolo di copilota.
Conosceva molto bene le tecniche di volo, ma
era esperto anche negli interventi con i verricelli ed
era un ottimo alpinista. Ultimato il proprio turno di
due settimane all’Inaer di Pieve di Cadore, sarebbe
passato a lavorare per un’altra società.
Oltre a
essere stato un tecnico dell’elisoccorso, aveva partecipato
a tante arrampicate e a una spedizione in Patagonia.
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