CRISI ECONOMICA - Sono di segno positivo, rispetto all’anno precedente, i dati disponibili più recenti (autunno 2009)
Segnale positivo: in crescita gli avviamenti al lavoro
Prima di poter parlare di una vera inversione di tendenza bisogna comunque aspettare i dati dei prossimi mesi
Un segno positivo che, se confermato nel prossimo futuro, può significare che in provincia di Belluno è iniziato il percorso di uscita dalla crisi. Questo segno è rappresentato dai dati degli avviamenti al lavoro (“avviamenti” al lavoro, da non confondere con gli “avviati” al lavoro; si tratta cioè del numero delle procedure di avviamento al lavoro - una sola persona può essere interessata nel tempo considerato anche a più procedure - e non del numero di persone che hanno trovato un lavoro dipendente).
I dati più recenti disponibili riguardo agli avviamenti al lavoro di settembre, ottobre e novembre 2009 indicano un cambiamento di tendenza rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Si tratta di un’inversione leggera, tutta da confermare, ma è comunque reale e incoraggiante, anche se rimangono ancora molto lontani i numeri che erano stati registrati nel 2007, prima del manifestarsi della crisi.
Una ripresa incoraggiante, anche se ancora molto limitata, perché se aumentano gli avviamenti al lavoro significa che la situazione del mercato ha già cominciato a migliorare, che l’economia si è rimessa in moto, che sono già aumentati gli ordini e quindi anche la necessità di far crescere la produzione (e conseguentemente l’esigenza di poter contare su una maggiore forza lavoro). Si tratta di una tendenza - ha fatto presente Giovanni Gobitti, responsabile dell’Ufficio statistica della Provincia di Belluno - che naturalmente non deve illudere e far pensare di essere ormai fuori dal tunnel della crisi.
Per il momento si può dire solo che lo scorso autunno in provincia di Belluno è iniziata una ripresa, ma solo dai dati dei prossimi mesi si potrà capire quanto questa ripresa potrà essere intensa e veloce. Le previsioni, per la verità - nota Gobitti - ipotizzano una risalita lenta, come è anche naturale per l’occupazione, andando a rimorchio, con qualche mese di ritardo, della ripresa dei mercati. In questo quadro di moderata fiducia e di attesa - conclude Gobitti - confortano i risultati di un recente sondaggio realizzato da Unioncamere secondo il quale le imprese attendono una crescita degli ordini per il prossimo futuro.
ARTIGIANATO - L’Unione Artigiani e Piccola Industria della provincia non nasconde la propria preoccupazione
Ma l’occupazione nelle piccole imprese cala del 6,3 per cento
Nei settori manifatturiero e costruzioni la flessione che si registra nel secondo semestre del 2009 è ancora maggiore
L’Osservatorio sull’artigianato bellunese fissa al 6,3% la perdita di occupazione nel secondo semestre 2009. Un dato che pesa, anche perché a tenere sono solo i servizi (-0,9%), mentre il manifatturiero e le costruzioni registrano una contrazione degli occupati rispettivamente dell’8,7% e dell’8,4%. Tra i settori del manifatturiero che registrano il maggior calo occupazionale ci sono l’occhialeria (-16,6%), la metalmeccanica (-8,3%) e il legno (-3,9%).
«Sono flessioni davvero pesanti», dice Walter Capraro, direttore dell’Unione Artigiani e Piccola Industria, «che si sommano alla perdita di occupati del primo semestre, che per intensità era stata del tutto equivalente a quella registrata nella seconda parte del 2009.
C’è grande preoccupazione soprattutto per il settore metalmeccanico, colpito da un collasso di ordini che non ha precedenti e per le costruzioni, dove a contrarre gli occupati sono, questa volta, anche gli impiantisti e i settori collegati».
L’ESITO PEGGIORE IN VALBELLUNA
Questa tendenza ribassista è comune a tutte le aree della provincia, ma il peggior esito è quello riferito alla Valbelluna (-11,9%). Nell’Agordino tengono dal punto di vista occupazionale solo i servizi, mentre in Cadore crescono gli occupati sia nelle costruzioni (+5,4%), sia nei servizi (+5,8%). Nel Feltrino, invece, flette l’edilizia (-14,9%), ma tengono bene i servizi (+5,5%). Tenuta delle costruzioni (+3,6%) anche in Alpago e nello Zoldano.
«Il bacino della Valbelluna », precisa Capraro, «era cresciuto dal punto di vista occupazionale fino a tutto il 2008, ma nel 2009 ha registrato perdite importanti in entrambi i semestri. Del resto è qui il cuore del metalmeccanico e la crisi pesantissima che ha investito moltissime aziende del settore si è, alla fine, ribaltata sull’occupazione. In quest’area fondamentale per l’economia della provincia solo i servizi alla persona riescono ad incrementare gli addetti, mentre tutti gli altri comparti soffrono moltissimo il protrarsi di una crisi che non è mai stata così lunga e infida». Ad uscire dal mondo del lavoro sono soprattutto i giovani: gli apprendisti con età superiore ai 18 anni calano del 18,7%, coinvolgendo con la stessa intensità sia i maschi che le femmine.
Contrazione del 7% anche per gli impiegati e dell’1,7% per gli operai. Per i contratti part-time, che erano costantemente cresciuti a partire dal 2006, la caduta è del 13,7%. «Le aziende stanno escogitando ogni mezzo per tenersi a galla», dice il direttore dell’Uapi. «Lo conferma il fatto che l’impiego di operai over 50 è aumentata del 21,1%, un segnale evidente del fatto che le piccole imprese puntano sul personale più esperto, rinunciando ad investire su maestranze da formare o con titolo di studio più elevato. In pratica, stanno dimostrando con i fatti un disagio gravissimo, che le porta a rinunciare a una loro abitudine storica, quella di investire sui giovani». Guardando al dato assoluto, sembra che, questa volta, la contrazione dell’occupazione riguardi di più i lavoratori italiani (-6,9%) rispetto agli stranieri (-0,9%).
«In realtà», precisa Capraro, «la minor flessione dell’occupazione di lavoratori stranieri è legata al fatto che si sono spostati dal metalmeccanico, dove calano del 5,3%, all’edilizia, dove la loro presenza cresce dell’11,5%. Vero è che solo il 30% delle piccole aziende ha proceduto ad assunzioni e dei nuovi assunti solo il 22% è di nazionalità straniera. Un altro elemento di riflessione viene dall’andamento dei licenziamenti, che sono diminuiti nel secondo semestre del 2009 dell’8,7%: a conservare il posto di lavoro sono stati indifferentemente gli italiani come gli stranieri.
Non c’è e non è mai esistita nelle nostre piccole imprese una dinamica del lavoro che contempli lo sfruttamento della manodopera più conveniente: la presenza dei lavoratori stranieri è da tempo attestata all’11% del totale degli occupati ed è perfettamente coerente con il loro peso sulla demografia provinciale».
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