DEMANIO IDRICO - Sui canoni proficuo faccia a faccia a Palazzo Piloni
Accordo Provincia-Comunità montane
A queste ultime 3 “nuovi” milioni di euro per la manutenzione del territorio
Primo giro d’orizzonte, a palazzo Piloni, fra Provincia e Comunità montane bellunesi dopo l’accordo raggiunto con la Regione sulla gestione del demanio idrico e sull’utilizzo dei relativi canoni: 6,5 milioni l’anno che la Provincia riscuoterà direttamente dai concessionari. Anche nel 2010 - così è stato stabilito nell’incontro convocato dal presidente Gianpaolo Bottacin mercoledì 17 - la Provincia devolverà alle Comunità montane quasi il 50 per cento dei proventi dei canoni. Obiettivo: assicurare i programmi di minuta manutenzione del territorio che la gran parte delle Comunità montane hanno avviato nel periodo 2006-2009. Sul piatto (a favore delle Comunità) 3 “nuovi” milioni di euro. Per gli enti di vallata, tale prospettiva, nata nelle more del trasferimento alla Provincia delle funzioni in materia, non era affatto scontata.
Palazzo Piloni fa capire anzi che si tratta di un’importante apertura di credito nei confronti del territorio, che da un lato vuole sostenere l’attiva presenza delle Comunità montane a cui sono venuti meno i trasferimenti statali, e dall’altro lato intende valorizzare il metodo della cooperazione interistituzionale in ambito locale. Da parte delle Comunità montane - sempre in attesa di conoscere il proprio assetto futuro a livello regionale una volta decollata la nuova legislatura - è una cospicua boccata d’ossigeno. Possono infatti mettere in moto significativi interventi dal punto di vista idrogeologico. Il presidente della Provincia Bottacin ha chiesto ai presidenti delle 9 Comunità di presentare al più presto la rendicontazione delle attività finanziate nel primo triennio (con i fondi relativi al 2009 sono in tutto 6 milioni di euro).
Da parte sua ha documentato il quadro dei progetti finanziati dall’Amministrazione provinciale con il restante “tesoretto” di 4,5 milioni (per questa partita finora la Provincia ha ricevuto da Venezia 10,5 milioni). È un nutrito elenco di cantieri di difesa del suolo: molti lavori sono ultimati, altri sono in corso. Si va dai pronti interventi su versanti franosi a opere di messa in sicurezza di strade e abitati in diverse località. Soddisfazione, a nome delle Comunità montane, esprime il presidente della Val Belluna, Roberto Maraga: da sempre la sua Comunità montana fa della manutenzione ambientale un fiore all’occhiello e una voce rilevante, avvalendosi di proprie maestranze. Provincia e Comunità montane bellunesi hanno concordato infine di sollecitare, non appena insediata la “nuova” Regione, lo sblocco dei fondi alimentati dal servizio idrico integrato, il cosiddetto 3 per cento delle tariffe dell’acqua.
Sono fondi destinati alle Comunità «per la realizzazione di specifici interventi di tutela del territorio montano». Una matassa di 10 milioni (questo l’importo previsto dalla Regione in bilancio) che non si riesce a sbrogliare a seguito di un contenzioso aperto dagli Ato acqua della pianura, restii a riconoscere un “compenso ambientale”, per la fornitura della risorsa, a fronte della sua tutela e della difesa idrogeologica da parte delle zone montane. Rendere operativa la previsione della legge regionale rimasta finora sulla carta è una sfida decisiva anche in termini di federalismo fiscale.
Maurizio Busatta
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