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Edizione settimanale on line n. 60 del 23 dicembre 2006


Il violinista di Natale
Storie come luci di Ezio Del Favero

Viveva solo in un ospizio, ma era conosciuto in tutto il paese per il suo violino; aveva un modo tutto particolare di suonarlo, senza virtuosismi, ma traendone note di una tale dolcezza che incantava anche i semplici contadini che non avevano l’orecchio musicale. Tutti gli anni, il giorno della vigilia di Natale, faceva il giro delle chiese del paese, suonando davanti al Presepio, e a mezzanotte accompagnava la messa di Natale. Quel vecchietto magrolino, che sembrava aver raccolto tutte le sue energie a farsi crescere una barba bianca lunga lunga, era diventato per tutti parte integrante della festa di Natale, come personaggio del Presepio. Soprattutto i bambini lo amavano e si tenevano pronti fin dal mattino davanti alla prima chiesa, aspettandolo con impazienza per accompagnarlo nel suo giro abituale. Il vecchietto entrava in chiesa, si metteva davanti al Presepio, estraeva il violino e cominciava a suonare. I bambini lo accompagnavano cantando i canti tradizionali e lo ascoltavano rapiti. Passavano gli anni. I bambini diventavano grandi ed altri bambini li sostituivano per accompagnare il violinista, di chiesa in chiesa, la vigilia di Natale. Lui trascinava sempre più faticosamente le gambe, ma quando suonava era ancora il violinista di sempre, perché il tempo non intaccava la sua musica. Una vigilia, però, il vecchietto non si presentò all’appuntamento. I bambini erano già schierati fin dalla mattina all’entrata della prima chiesa. Passarono le ore, passò la giornata e lui non venne. Arrivò la sera e i bambini andarono pieni di apprensione alla Messa di Natale. La celebrazione iniziò. I bambini durante la cerimonia pensavano “Verrà certamente, è in ritardo ma verrà!” La Messa finì, la gente si avviò all’uscita, e i bambini rimasero in gruppo seduti sui banchi della chiesa. Era tardi, il sagrestano voleva spegnere le luci, chiudere e andare a dormire, ma i bambini rifiutavano di muoversi. Ed ecco un accordo di violino vibrò nella penombra; il violinista era arrivato e suonava per i bambini nella chiesa ormai vuota. Quando l’accompagnarono all’uscita si accorsero che il suo passo era malfermo; la neve cadeva in grossi fiocchi bianchi ed il vecchio riuscì con molta fatica a raggiungere la sua stanzetta, mentre una bambina piccola piccola gli portava il violino e il cilindro. “Guarisci!“, dissero i bambini. Quello fu l’ultimo Natale del violinista, ma i bambini lo ricordano come il più dolce.

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  Un racconto dall’epilogo triste, ma con il potere di ricreare l’atmosfera del vero Natale... Senza tanti addobbi, un semplice violino, note magiche capaci d’incantare, una chiesa, un presepe, bambini e vecchi insieme...

(23.12.2006)