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Edizione settimanale on line n. 19 del 07 marzo 2010


Piccolo marzo Storie come luci di Ezio Del Favero

In un paese immerso tra i monti, la gente era felice. Spesso gli abitanti si ritrovavano per far festa, ballando e danzando, accompagnati dai dolci canti delle ragazze, ai quali l’intera natura assisteva e partecipava. Persino il sole si estasiava di fronte a tale clima gioioso. Così, un giorno, decise di partecipare alle danze e si trasformò in un giovane dall’aspetto elegante. D’allora, puntualmente, trasformato in giovane, il sole si presentava al villaggio nei momenti di festa, per la gioia degli abitanti, specialmente delle ragazze. Un giorno, il giovane straniero sparì, rapito da un mostro invidioso della sua bellezza. E scesero le tenebre sull’intera regione. Il fatto angosciò la popolazione, fino a quel momento felice. E così gli abitanti del paese decisero di tentare di salvare il giovane portatore di gioia e di luce. Degli uomini forti e coraggiosi partirono volontari alla ricerca del mostro rapitore, nel frattempo nascostosi tra le valli più inesplorate. Molti di loro si lasciarono sconfiggere dalla fatica e dallo sconforto e ripresero la via del ritorno; altri furono vittime della natura selvaggia che presidiava i territori del principe malvagio. Passarono i mesi, finché il più abile e coraggioso degli uomini, il più giovane, trovò la dimora del principe mostruoso, tra le tenebre e i ghiacciai eterni. Dopo una lunga e faticosa lotta, il giovane eroe riuscì a sconfiggere il mostro e a liberare il giovane rapito. Costui, con un balzo straordinario, si alzò nel cielo e cominciò ad illuminarsi, fino a trasformarsi nel sole. E così la natura poté risvegliarsi dal periodo di buio e di freddo, per la gioia degli abitanti del villaggio e di tutte le creature. Il giovane eroe, a causa delle ferite mortali riportate nella lotta contro il principe malvagio, si rotolò tra la neve, perdendo preziose gocce di sangue... Miracolosamente, quelle gocce si trasformarono in altrettanti fiorellini bianchi, dai pistilli color arancio... Fu così che spuntarono i primi Bucaneve, simboli della rinascita della Vita dopo il lungo inverno... (Leggenda romena, probabilmente legata ad un’eclissi all’inizio del millennio, ai tempi degli antenati dei Romeni, i Daci).

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   Ancora oggi, in Romania e Moldavia, il 1o marzo le ragazze intrecciano dei fili bianchi e rossi e li donano ai loro innamorati o se li scambiano come augurio di buona fortuna e di salute: “come l’argento lucido, la pietra del fiume, una conchiglia nell’acqua”. Quelle frange si chiamano “Martisor” (“Piccolo marzo”), a ricordare il sangue, simbolo di vita, e la neve. Ad esse viene attaccata una piccola figurina di legno o metallo (un cuore, un quadrifoglio, una lettera, un bucaneve o un altro fiore, uno spazzacamino, un ferro di cavallo...), che diventa un portafortuna. In alcune regioni, il Martisor viene regalato all’alba del 1o marzo e indossato da 9 a 12 giorni, a volte fino a quando fiorisce il primo albero o sboccia la prima rosa. A quel punto viene appeso ad un ramo fiorito con la speranza di vedere i fiori sbocciare tutto l’anno. Nei villaggi della Transilvania, il Martisor, di lana, era appeso alle porte, alle finestre, alle corna degli animali, ai recinti delle pecore, ai secchi dei manici, per allontanare gli spiriti malefici e per invocare la vita, la sua forza rigeneratrice, attraverso il rosso, il colore della vita stessa...

(07.03.2010)