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giovedì 23 Maggio 2019,

Soccorso Alpino, nel 2018 quasi mille interventi. È il dato più alto dell’ultimo decennio

La relazione sull'attività operativa dello scorso anno mette in evidenza la scarsa prudenza degli escursionisti. Preoccupano il numero dei decessi, in totale 62, e la crescita dei suicidi per disagio sociale.

Malori e sfinimento, perdita dell’orientamento, slogature. Soccorso Alpino e Suem lo ripetono di continuo: la montagna non va affrontata con superficialità e non si devono sottovalutare imprevisti e possibili pericoli. Eppure i frequenti appelli non sempre vengono ascoltati. Un’ennesima dimostrazione arriva dalla relazione sull’attività svolta nel 2018 dal Soccorso Alpino e Speleologico Veneto. La presentazione a Belluno, a Palazzo Rosso, alla presenza dell’assessore regionale alla Protezione civile Gianpaolo Bottacin, del deputato Federico D’Incà, delle realtà che si sono mobilitate in modo congiunto per far fronte alla tempesta “Vaia”.

Gli interventi e il numero di assicurati. Per il Soccorso Alpino il 2018 si è caratterizzato come l’anno di maggior attività dell’ultimo decennio: quasi 1.000 le persone soccorse (991), con 949 interventi complessivi, di cui la maggior parte, ossia 731, nel territorio della 2a zona Delegazione Dolomiti Bellunesi, che comprende tutta la provincia di Belluno. I restanti 206 interventi sono stati effettuati nell’11 a zona Delegazione Prealpi Veneto e 12 in quella speleologica. L’aumento ormai cronico delle persone che affrontano la montagna senza preparazione fisica né tantomeno tecnica e/o con attrezzatura adeguata è evidenziato anche dal fatto che, sul totale, ammontano a 388 (quindi circa il 39%) le persone recuperate illese, di cui 273 in provincia di Belluno. «A questo si aggiunge che, su 991 persone soccorse, solo il 9,7% è risultato assicurato con il Cai (3%), Dolomiti Emergency (6,3%) o altre assicurazioni», hanno evidenziato Alex Barattin, delegato del Soccorso Alpino Dolomiti Bellunesi, e il presidente regionale, Rodolfo Selenati. «Ancora una volta, dunque, non è percepita la necessità, ma soprattutto l’utilità, di una polizza che copra le spese in caso incidente. Situazione che genera frequenti controversie quando il cittadino si vede recapitare a casa la fattura per l’intervento che gli è stato addebitato».

Negli altri paesi europei accade esattamente il contrario e forme assicurative sono diffuse tra circa il 90% della popolazione. «Assicurarsi all’estero è praticamente lo standard», ha commentato Bottacin. «Quando si parla di rispetto dell’ambiente si intende anche una frequentazione responsabile dello stesso. Non si può percorrere un sentiero con le infradito». Bottacin ha poi ricordato la legge regionale del 2006, di cui è stato primo firmatario, sul riconoscimento, potenziamento e finanziamento del Soccorso Alpino. «Chiaro è che le esigenze sono in aumento, così come la necessità di sempre maggiori risorse», ha aggiunto. «Ricordiamo che i volontari del Cnsas del Veneto sono considerati un’eccellenza a livello nazionale».

D’Incà, deputato del Movimento 5 Stelle, ha auspicato che il tema assicurazione in montagna possa essere affrontato in modo diverso dal punto di vista legislativo. «Non bisognerebbe escludere una sorta di obbligatorietà», ha evidenziato. «L’italiano, una volta recuperato illeso, si lamenta per il conto che gli viene mandato a casa», ha fatto presente Paolo Rosi, responsabile area 118 del Creu Veneto. «Gli stranieri, invece, presentano l’assicurazione. Questo deve far riflettere». Selenati ha annunciato che quest’anno partirà un progetto volto a diffondere la cultura della prevenzione all’interno delle scuole.

Decessi e suicidi. I 949 interventi totali del 2018 registrano un aumento del 12,17% rispetto al 29017 (quando erano stati 846). Le operazioni a carattere sanitario sono ammontate a 897, mentre quelle a carattere di protezione civile a 40 (contro le 18 del 2017). Per quanto riguarda il numero delle persone soccorse a vario titolo dal personale Cnsas (991), si tratta del numero più elevato dell’ultimo decennio, con un aumento di ben 16,59% sul 2017. Lo scorso anno sono stati registrati 107 eventi di ricerca, con 118 persone soccorse, in doppio rispetto all’anno precedente. Purtroppo, ad oggi, nonostante lo sforzo prodotto nella scansione via terra e via aerea delle aree di ricerca, in due casi specifici non si è raggiunto l’obiettivo del ritrovamento: si tratta di Giocondo Ghirardo, scomparso a Davestra di Ospitale di Cadore, e Attilio Beghetto, sparito in Pian della Chiesa a Seren del Grappa.

«C’è un dato preoccupante, quello dei decessi», ha detto ancora Barattin. «Sono stati 62 in totale (di cui 42 in provincia di Belluno), come nel 2017. Il trend degli esiti mortali dipende da fattori diversi che non sempre sono riconducibili a ragionamenti coerenti con la statistica. Tuttavia le attività più coinvolte sono le escursioni, l’alpinismo e la pratica lavorativa eseguita in ambiente ostile e impervio. Purtroppo, da non sottovalutare sono i casi di suicidio dovuti al disagio sociale, che sembrano non avere una diminuzione, ma che fanno notare un aumento e una conseguente preoccupazione per l’intero territorio delle terre alte». I casi di allontanamento volontario e autolesionismo sono dunque in aumento. Il Soccorso Alpino, inoltre, non nasconde una certa preoccupazione per gli incidenti che si verificano nell’ambito del lavoro boschivo, «che potranno aumentare con le attività di recupero del legname dopo la tempesta “Vai”a», ha fatto presente Barattin.

Le cause degli incidenti. A dimostrazione del fatto che le escursioni sono affrontate con troppa leggerezza c’è il dato relativo alle cause degli incidenti: mancata preparazione, perdita dell’orientamento e ritardi rappresentano circa il 27% dei soccorsi, come pure i malori, che raggiungono quota 12% sul totale. «La caduta e la scivolata presentano circa il 39% dei casi», ha detto ancora Barattin. «L’escursionismo spicca su tutte le attività coinvolte (45,50%). Seguono l’alpinismo (9,4’%), ferrate (2,90%), mountain bike (3,70%). La raccolta funghi sconta un 3,70% e racchiude paradossalmente una tra le più alte mortalità, con il 24% degli infortunati. In crescita gli incidenti con il parapendio e il Soccorso Alpino si è dovuto aggiornare con corsi di formazione di free climbing sugli alberi, specie per l’area del monte Grappa». Nella 2a zona Delegazione Dolomiti Bellunesi le stagioni in cui si opera di più sono estate e inverno. Sul fronte della nazionalità delle persone soccorse, in 572 casi si è trattato di italiani, in 180 di stranieri.

Le attività di formazione del personale. «Bisogna sottolineare il lavoro encomiabile effettuato dal personale del Cnsas-Savs delle 29 stagioni presenti in veneto», ha messo in risalto Selenati, «le cui missioni di soccorso hanno visto l’impiego di 5.711 volontari, con una media di circa 6 volontari per intervento. Consistente è l’attività formativa-addestrativa. Il personale del Cnsas Veneto, con 12.890 presenze, ha partecipato a 1.655 eventi».
«Un grosso impegno è stato espletato anche nelle 15 giornate successivo al disastro provocato dalla tempesta ‘’Vaia”», ha tenuto a ricordare Barattin. «In due settimane abbiamo mobilitato 1.032 uomini, molti dei quali hanno lasciato per qualche giorno le famiglie per aiutare chi era in difficoltà. I tecnici fuochini della VI Delegazione Speleologica hanno inoltre provveduto a far brillare un masso sotto il ponte del torrente Rio Rosse, tra l’abitato di Digonera e Laste, a Rocca Pietore»

Durante la conferenza stampa il Soccorso Alpino ha tenuto a evidenziare l’importanza, nella sua attività, del supporto fornito dagli elicotteri del Suem 118, oltre che da Esercito, Carabinieri, Sar, Vigili del fuoco, Aiut Alpin Dolomites. La “carta vincente” rappresentata da un lavoro in sinergia è stata evidenziata anche da Giovanni Cipolotti, primario del Suem di Pieve di Cadore; Girolamo Bentivoglio Fiandra e Paolo Zanetti, comandanti rispettivamente dei Vigili del fuoco e del Comando provinciale dei Forestali; Gaetano Giacchi, comandante della Guardia di finanza.

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