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lunedì 6 Luglio 2020,

Sindacato medici ospedalieri: sanità pubblica sempre più privatizzata

Presa di posizione di Luca Barutta, segretario dell’Anaao di Belluno, in contrapposizione alle dichiarazioni del presidente del Veneto che invece aveva indicato come prive di fondamento le affermazioni di chi denuncia una progressiva privatizzazione del servizio pubblico.

Lo scorso 27 dicembre il presidente della Regione, Luca Zaia, ha definito priva di fondamento l’asserzione secondo la quale la sanità della Regione Veneto si stia evolvendo sempre più verso la “privatizzazione del servizio pubblico” con il passaggio di varie attività al privato convenzionato, presentando numerosi dati a conferma di questa tesi che invece è stata subito contestata da Luca Barutta, segretario dell’Anaao, il sindacato dei medici ospedalieri di Belluno. Ecco le sue considerazioni che invece tendono a evidenziate una progressiva privatizzazione della sanità pubblica.

Lo strumento più importante dei politici per privatizzare la sanità pubblica – fa presente Barutta – è quello di creare/favorire nelle aziende sanitarie criticità ambientali e organizzativo-gestionali per far aumentare le liste di attesa e di conseguenza le proteste degli utenti. Questo si fa sostanzialmente in due modi: 1) riducendo a livello regionale in modo molto significativo i tempi massimi di attesa delle prestazioni specialistiche ambulatoriali e in regime di ricovero rispetto a quelli stabiliti a livello nazionale, creando quindi i presupposti organizzativo-gestionali affinché si generino le liste di attesa con l’alibi dell’efficientamento delle strutture sanitarie regionali; 2) favorendo o inducendo una carenza di personale sanitario, medico e/o infermieristico nelle aziende sanitarie della regione.

«Ecco spiegati i modi per realizzare l’alibi necessario per poi procedere con la privatizzazione della sanità pubblica», sottolinea Barutta che fa presente che i dati nazionali dell’Annuario statistico del Sistema sanitario nazionale e del Ministero della salute indicano che la privatizzazione è un fenomeno che coinvolge tutta la Penisola. In cinque anni, dal 2012 al 2017, il Servizio sanitario nazionale ha perso 91 strutture di ricovero (60 pubbliche e 31 private), 401 strutture di specialistica ambulatoriale (299 nel pubblico e 102 nel privato). Nel settore dell’assistenza territoriale residenziale le strutture pubbliche si sono ridotte di 216 unità, mentre quelle private sono aumentate di 1062; per l’assistenza territoriale semiresidenziale si registra -31 nel pubblico e +330 nel privato; per l’altra assistenza territoriale -122 pubbliche e +96 private; per l’assistenza riabilitativa -1 pubblica e + 96 private. In sostanza il pubblico ha perso il 6,39% di strutture e il privato ne ha guadagnato l’8,84. In valori assoluti il pubblico conta in tutto 11.412 strutture sanitarie e il privato 15.621.

I dati Veneti del confronto schede ospedaliere 2019-2023 rispetto al 2013 – continua Barutta – mostrano inequivocabilmente una riduzione di posti letto di -816 unità (-4,29%) e un aumento dei letti a gestione privata accreditata +833 (+4,56%). Inoltre è netta la decurtazione di letti per pazienti post-acuti, -1533. La riduzione complessiva tra letti per acuti e post acuti è di 1414 (-6,67%).

Dopo aver esposto questi dati, il segretario dell’Anaao di Belluno propone alcune riflessioni evidenziando in primo che «in Veneto Zaia e la Lega da molti anni (15/20) hanno e stanno privatizzando la sanità pubblica della Regione intesa come spostamento di attività sanitarie (e soprattutto socio-sanitarie) dal pubblico a tutto vantaggio del privato “accreditato”, che è un privato “con il paracadute”, con un rischio di impresa molto ridotto, poiché garantito dai rimborsi pubblici della Regione. Non è quindi un privato vero e proprio con il rischio d’impresa al 100% a suo carico poiché è garantito dai rimborsi pubblici».

«I cittadini devono sapere – prosegue Barutta – che l’affidamento/delega di un budget al privato accreditato da parte della Regione per l’erogazione di attività sanitarie comporta sempre una riduzione quantitativa importante dell’erogazione delle prestazioni da parte dello stesso che si deve garantire, all’interno del budget pubblico che la Regione gli assegna, il suo margine di profitto (non esiste il profitto nella gestione pubblica per normativa vigente che obbliga gli enti pubblici al pareggio di bilancio) corrispondente in genere a circa il 25% del valore economico del budget pubblico conferito (la percentuale sopracitata infatti va in utili e riserve finanziarie in favore dei gestori privati)».

Secondo Barutta «non corrispondono al vero quindi le frequenti dichiarazioni all’unisono con finalità “tranquillizzanti” l’opinione pubblica di politici e di direttori generali delle aziende sanitarie che affermano che non c’è alcuna differenza per il cittadino tra la gestione pubblica e quella privata accreditata della sanità pubblica. La differenza, invece, esiste eccome, poiché l’affidamento/delega da parte della Regione di attività sanitarie a gestione pubblica al privato accreditato comporta un’importante e significativa riduzione quantitativa delle attività sanitarie erogate da parte del gestore privato accreditato rispetto a quello pubblico».

Barutta fa ancora presente che «la privatizzazione della sanità pubblica in Veneto con Zaia e la Lega è raddoppiata in questi anni arrivando al 28% per l’attività specialistica ambulatoriale e al 24% per l’attività di ricovero (dati desumibili anche da documentazione regionale, quali Relazione Socio Sanitaria della Regione Veneto 2019, DGR 614/19, DGR 2168/19 ecc,)» e che pare venga perseguita «la realizzazione del modello sanitario della Lombardia di Formigoni dove la privatizzazione della sanità pubblica ha raggiunto livelli di allarme (oltre il 40%)».

«Nelle sue dichiarazioni anche recenti – nota Barutta – il presidente Zaia ha affermato che la sanità privata in Veneto è al 12%, ma non corrisponde al vero poiché i dati reali sono ben altri e sono quelli sopra citati». Secondo Barutta infatti i dati diffusi lo scorso 27 dicembre dalla Regione Veneto sono riferiti al biennio 2017/18 e in parte sono rinvenibili anche nell’ultima Relazione socio-sanitaria della Regione Veneto 2019, ma – sottolinea Barutta – «si è omesso ovviamente di rappresentare le conseguenze/effetti delle DGR pre elettorali n. 614/2019 e n. 1268/19, vantaggiose per il privato accreditato e penalizzanti per la sanità pubblica, effetti da noi dichiarati e che saranno quantificati e verificati con certezza solamente dopo le prossime elezioni amministrative del 2020».

A giudizio di Barutta «la rappresentazione del 27 dicembre della Regione Veneto esprime nella sostanza la stessa filosofia a cui noi italiani siamo da sempre abituati: “socializzare i costi e privatizzare gli utili”.

Sempre secondo Barutta, il minor numero di prestazioni e budget per il privato accreditato dal 2010 (719 milioni) al 2018 (634 milioni) non è riconducibile ad una pratica virtuosa della Regione, bensì alla tremenda crisi avvenuta in questi ultimi 10 anni e soprattutto alla introduzione del superticket che ha indotto in tutti questi anni molte persone nel momento del bisogno a ricorrere alle prestazioni private poiché economicamente più convenienti rispetto a quelle paradossalmente più onerose (superticket) con la impegnativa del servizio sanitario regionale, quindi con un trasferimento crescente di prestazioni dal Servizio sanitario nazionale al privato accreditato.

Barutta continua le sue considerazioni facendo presente che «i posti letto per acuti sono economicamente più costosi, quindi meno convenienti e ad elevato impatto per il rischio clinico. I posti letto per post acuti sono meno costosi, quindi più convenienti e con un basso impatto per il rischio clinico. Al privato accreditato sono stati assegnati dalla Regione centinaia di posti letto per post acuti e ridotti in modo significativo i posti letto per acuti, il tutto a suo vantaggio».

Dopo aver precisato che «si è dichiarato erroneamente che in Italia mancano 56.000 medici quando in realtà ne sono mancati 8.000 rispetto al 2010», Barutta sottolinea: «abbiamo appreso che i medici in Regione sono 11.500 quando in realtà sappiamo che sono sempre stati circa 8.400 i dirigenti medici in Veneto dal 2010 al 2019. La carenza quindi di circa 1.300 dirigenti medici nel Servizio sanitario regionale del Veneto sbandierata in questi mesi dal presidente Zaia come una grave emergenza/urgenza appare invece essere una carenza cronica che risale addirittura al 2010 se non prima. Questa è la scusa per la proposta delle soluzioni più strampalate, dai pensionati, agli specializzandi rumeni, fino alle delibere di ferragosto con inserimento di neolaureati in corsie e Pronto soccorsi».

Ribadendo che «non si tratta quindi di una emergenza/urgenza di oggi, bensì di una datata carenza cronica di personale medico alimentata per 10 anni sulle spalle di chi nelle corsie lavora e che fa comodo per soluzioni pericolose e low-cost», Barutta conclude facendo presente che con l’alibi della carenza di medici «le attività sanitarie e soprattutto quelle socio-sanitarie vengono affidate/delegate dalla Regione Veneto sempre più al privato “accreditato”» come si è verificato alcuni giorni fa «con l’ottava autorizzazione concessa dalla Regione in merito alla Casa di cura privata “Santa Maria Maddalena” a Occhiobello dopo quella rilasciata alcune settimane fa alla Casa di cura privata “Giovanni XXIII” a Monastier. Se questa non è privatizzazione della sanità pubblica…».

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1 commento

  • Complimenti al coraggioso intervento del sindacato medici di Belluno.
    Ora, come puo’ verificare un privato cittadino nel saper distinguere chi dice la verità a riguardo la sanità pubblica e privata? Qualcuno dirà certamente che basta chiedere i dati e fare un po’ di conti. Ma il punto è proprio questo nel senso che i dati forniti forniti da chi di competenza sono frutto di indagine precise o numeri buttati a caso tanto per fare bella figura? I sindacati che hanno in mano la situazione come si comportano in merito nel fornire dati precisi? A prescindere da chi abbia torto o ragione anche perchè ognuno cerca di salvaguardare il proprio orticello anche se in questo caso la sanità dovrebbe essere soprattutto pubblica, stà di fatto che in questo sistema dove i medici esercitano anche la professione privata a rimetterci è sempre il comune mortale il quale deve attendere mesi per fare visite se non anticiparle pagando presso la sanità privata, poi se vediamo le visite nel pubblico sono rese veloci per fare numeri e chissa con quali precisioni vengono fatte e via di seguito. Ormai la sanità italiana fra alcuni anni diverrà una sanità privata e solo per i benestanti.

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