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domenica 27 Settembre 2020,

Per Confindustria Belluno inadeguato il decreto «Cura Italia»

Per la presidente degli industriali bellunesi, Lorraine Berton (nella foto), bisogna puntare con più decisione alla salvaguardia delle aziende che generano occupazione e benessere per le nostre comunità.

Per Confindustria Belluno Dolomiti il decreto legge «Cura Italia» è insufficiente e inadeguato ad affrontare la drammatica situazione economica anche del sistema delle imprese bellunesi. In particolare, sottolinea la presidente Lorraine Berton, servirebbe una visione strategica che punti alla salvaguardia di quelle aziende che generano occupazione e benessere per le nostre comunità.

Nel merito, Confindustria Belluno Dolomiti, insieme a Confindustria Venezia e ad altre Territoriali, evidenzia le seguenti criticità.

Cassa integrazione. Il decreto prevede la Cig ordinaria per nove settimane, con causale Covid-19. L’accesso – sottolineano gli industriali – deve essere snello e richiedere la sola comunicazione da parte delle imprese, senza l’attivazione di procedure e tempistiche che possono creare loro disagi. Per quanto riguarda le risorse messe a disposizione, 1 miliardo 300 milioni di euro, sono ritenuti totalmente insufficienti perché possono servire per non oltre 350 mila lavoratori.

Credito. Sul fronte della liquidità, l’industria chiede con forza l’aumento del Fondo di garanzia dal 90 al 100 per cento per le PMI, inoltre la somma stanziata di 500 milioni è del tutto insufficiente per le aziende. Per quanto riguarda le moratorie di mutui, leasing e finanziamenti devono essere introdotti automatismi di immediata applicazione, affinché l’impresa possa gestire al meglio il proprio fabbisogno finanziario.

Fisco. Per Confindustria è inaccettabile che le aziende sopra ai 2 milioni di fatturato abbiano avuto una proroga di soli 4 giorni per pagare imposte, rateizzazioni, Iva, rottamazioni e contributi previdenziali. Queste devono essere dilazionate con un periodo di preammortamento, almeno fino alla fine dell’emergenza, e restituite in almeno 5 anni. Criticato anche il prolungamento di 2 anni dei termini per gli accertamenti fiscali, perché accresce il senso di incertezza.

Proroghe. Confindustria fa poi notare che nel testo non vi è traccia di alcune proroghe fondamentali per la sopravvivenza delle attività produttive, in particolare il decreto per le Crisi d’impresa e il disposto fiscale dell’ultima finanziaria per le attività labour intensive. Non compare poi alcun accenno alla sospensione degli adempimenti no plastic e no sugar.

Altre misure. Per Confindustria non è giustificabile trovare risorse per finanziare misure assistenzialiste e di scarsa efficacia, come l’indennità di 600 euro per i liberi professionisti ed il reddito di cittadinanza, rinnovato per 2 mesi con la sospensione delle condizioni previste per riceverlo. Appare poi una forzatura lo stanziamento di ulteriori 500 milioni a favore di Alitalia. Infine gli imprenditori suggeriscono di rivedere le somme stanziate nell’ultima finanziaria, come i fondi per l’Industria 4.0. Durante l’anno in corso, infatti, le priorità per le aziende non saranno gli investimenti, bensì la sopravvivenza.

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