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domenica 5 Aprile 2020,

Veneto, parte il “mega piano” contro il coronavirus

L'obiettivo è andare “a caccia” dei positivi asintomatici e dei sintomatici lievi, per trovare e isolare i trasmissori inconsapevoli. Moltiplicati i tamponi.

Andare “a caccia” dei positivi asintomatici e dei sintomatici lievi, per trovare e isolare i trasmissori inconsapevoli. Si chiama “Epidemia Covid 19 – Interventi urgenti di Sanità Pubblica” il piano anti-coronavirus che la Regione Veneto e l’Università di Padova hanno realizzato con lo scopo di interrompere la circolazione del virus Sars-Cov-2. Il nuovo piano punta a migliorare ampiamente la performance ottenuta con la campagna di tamponi finora realizzata che, dal 27 febbraio al 22 marzo, con una curva in continua ascesa, ha portato da zero a 15.736 le persone poste in isolamento domiciliare. Nella popolazione generale si intende avviare un piano che, attraverso l’individuazione di soggetti “positivi” con sintomi lievi e asintomatici, consenta l’allargamento dell’isolamento domiciliare fiduciario attorno al caso “positivo”. In provincia di Belluno, alle 20 di ieri, domenica 22 marzo, le persone in isolamento domiciliare erano 1.043, di cui 13 con sintomatologia.

«Si tratta di trovare e isolare i trasmissori inconsapevoli», ha chiarito Andrea Crisanti, ideatore scientifico del piano, «partendo dal caso positivo e allargando l’indagine per cerchi concentrici, verso la famiglia, il condominio di residenza, il luogo di lavoro e via allargando il cerchio. Inizialmente ci aspettiamo un aumento dei casi positivi. Più casi positivi troviamo e isoliamo, meno si ammaleranno, e di conseguenza potranno calare i ricoveri e il ricorso alla terapia intensiva. Quello che si chiama punto di flessione, che ci darà la misura degli effetti ottenuti, si avrà tra un po’ di tempo, quando ci si attende un calo contemporaneo sia dei positivi che dei ricoverati».

«Mettiamo in gioco tutta la forza umana e tecnologica della nostra istituzione scientifica», ha assicurato il rettore di Unipd, Rosario Rizzuto, «e abbiamo contribuito a creare una squadra unita che si muove in sincronia con le Istituzioni pubbliche verso l’obbiettivo comune».

I contenuti del piano sono stati presentati oggi nel corso del consueto appuntamento organizzato dal presidente del Veneto Luca Zaia. Presenti gli assessori Manuela Lanzarin (Sanità) e Gianpaolo Bottacin (Protezione civile), affiancati dal rettore dell’Università di Padova, dal direttore della Scuola di medicina dell’Università di Padova Stefano Merigliano, dal direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell’Azienda ospedaliera di Padova Andrea Crisanti, e dal presidente del Comitato regionale veneto della Croce Rossa Italiana Francesco Bosa.

GLI OBIETTIVI. Gli obiettivi sono: individuare tutti i possibili casi sospetti, probabili e confermati; disporre, per tutti i contatti, le misure di quarantena e isolamento domiciliare fiduciario; rimodulare l’attività dei Dipartimenti di Prevenzione a sostegno dell’emergenza Covid-19; “screenare” tutti i dipendenti del Sistema sanitario regionale, i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta e i farmacisti, gli operatori delle strutture per non autosufficienti al fine di potenziare la sicurezza degli stessi e degli assistiti; individuare positivi in “categorie di lavoratori dei servizi essenziali”. Il personale dei Dipartimenti di Prevenzione coinvolto ammonta a 714 operatori (sul totale, 99 in provincia di Belluno), dei quali 121 medici, 30 specializzandi, 43 studenti (medici o infermieri), 277 assistenti sanitari, 128 infermieri, 28 tecnici della prevenzione, 31 altre figure sanitarie, 33 amministrativi.

LA STRATEGIA. Dalla ricerca puntuale e sistematica di tutti i casi confermati sarà possibile per i Servizi di Igiene e Sanità Pubblica (SISP) dei Dipartimenti di Prevenzione avviare le conseguenti inchieste epidemiologiche ed intervenire con le disposizioni di isolamento domiciliare fiduciario e quarantena. Al fine di individuare un maggior numero di soggetti positivi, sarà necessario effettuare un numero più elevato di saggi diagnostici con tampone naso-faringeo.

LE FASI DEL PIANO. Il piano sarà portato avanti secondo le seguenti modalità. Popolazione target:

• soggetti potenzialmente collegati ad un cluster o comunque esposti a contagio (contatti famigliari, lavorativi o sociali/occasionali di casi sospetti o confermati) che sono stati o possono essere stati a contatto con un caso confermato o probabile di Covid-19, focalizzando la ricerca degli stessi con particolare attenzione alle 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi fino al momento della diagnosi e dell’isolamento del caso;

• dipendenti del Sistema sanitario regionale, medici di base, pediatri e farmacisti, operatori delle strutture per non autosufficienti;

• alcune categorie di lavoratori dei “servizi essenziali” con priorità verso quelli con maggiore contatto con la popolazione generale, iniziando pertanto con gli “addetti” alle casse dei centri commerciali, Vigili del fuoco e Forze dell’ordine, con possibilità di ampliamento al variare dello scenario epidemiologico.

Per l’effettuazione dei controlli verranno individuati:

• centri di effettuazione tamponi sul territorio per i soggetti che sono stati individuati come contatti famigliari, lavorativi o sociali/occasionali di casi sospetti o confermati;

• centri di effettuazione tamponi sul territorio per i soggetti appartenenti ad alcune categorie di lavoratori dei servizi esenziali che verranno screenati dall’Azienda Ospedale Università Padova, per la logistica coordinati dal Dipartimento di Scienze Chirurgiche, Oncologiche e Gastoenterologiche e per la diagnostica di laboratorio dall’Unità operativa complessa di Microbiologia e dalla microbiologia di Chimica clinica;

• per i casi individuati in cui si richiede effettuazione a domicilio, questa avverrà con il coinvolgimento dell’assistenza domiciliare integrata o di altre strutture quali la Croce Rossa o volontari di altre associazioni opportunamente organizzate e formate, e comunque previo accordo con la direzione sanitaria dell’Ulss di riferimento.

I LABORATORI INDIVIDUATI PER LA DIAGNOSTICA. Sono quattordici i laboratori che sono stati individuati per la diagnostica. I laboratori dell’Azienda Ospedale Università Padova si impegnano ad effettuare i tamponi sui soggetti dei servizi essenziali e a supportare le altre aziende Ulss. La realizzazione di tale attività prevede il potenziamento e/o la costruzione di moduli operativi che coprono ciascuno le diverse province del Veneto. Nel caso di Padova il modulo operativo sarà realizzato incrementando la capacità della U.O.C. di Microbiologia dell’Azienda Ospedale Università Padova da circa 1.500 a 3.500 campioni al giorno.

I test microbiologici per la ricerca diretta di Sars-CoV-2 sono effettuati presso i laboratori di: Azienda Ospedale Università Padova Uoc Microbiologia; Azienda Ospedale Università Padova Microbiologia di Chimica Clinica; Azienda Universitaria Integrata di Verona; Ulss 1 Dolomiti (Microbiologia Belluno); Ulss 2 Marca Trevigiana (Microbiologia a Treviso); Ulss 3 Serenissima ( Microbiologia a Mestre); Ulss 4 Veneto Orientale (effettuazione dei test in fase di implementazione); Ulss 5 Polesana (Microbiologia Rovigo, in via di implementazione); Ulss 6 Euganea (Ospedali Riuniti Padova Sud – Microbiologia di Schiavonia); Ulss 8 Berica (Microbiologia Vicenza); Ulss 9 Scaligera (Laboratorio analisi di Legnago, Laboratorio Analisi di San Bonifacio, Laboratorio di Villafranca); Irccs per le Malattie infettive e tropicali Ospedale Sacro Cuore Don Calabria di Negrar; Izs delle Venezie di Legnaro. Tutti i Laboratori dovranno potenziare la loro operatività e contrassegnare con codici condivisi e riconoscibili i campioni degli operatori sanitari, quelli della popolazione generale e quelli degli appartenenti alle categorie dei servizi essenziali.

«Non abbassiamo la guardia, anzi con questo Piano la alziamo», ha detto Zaia, «perché si può e si deve accelerare ancora, andando a caccia dei positivi asintomatici e dei sintomatici lievi. Ogni asintomatico può contagiare 10 persone, e più asintomatici troviamo e isoliamo, più combattiamo la diffusione del virus. I 65 mila tamponi già fatti in Veneto dimostrano che è la strada giusta e la percorreremo fino in fondo, pur rispettando l’esistenza di approcci diversi. Non è una prova muscolare nei confronti di nessuno, è, secondo noi, il modo migliore per salvaguardare la salute dei veneti e per uscire da questa emergenza con le ossa meno rotte possibile».

«Questo Piano», ha aggiunto l’assessore Lanzarin, «ha il merito di concentrarsi prioritariamente sulle categorie più esposte, come i lavoratori della sanità e le 30 mila persone tra operatori e assistiti che compongono il mondo delle case di riposo che, dopo gli ospedali, sono le strutture più esposte a rischi. I costi complessivi dell’operazione saranno quantificato strada facendo, ma non è certo questo il momento di lesinare risorse. Tutto il materiale necessario sarà acquistato dalla Regione».

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