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venerdì 30 Ottobre 2020,

Anche in provincia di Belluno ”sfuggono” decessi da coronavirus?

I decessi in dieci Comuni bellunesi nel periodo 1-21 marzo dal 2015 al 2020.

Se l’Istat ha prodotto delle tabelle inconsuete, fuori dalla programmazione ordinaria e proprio per il coronavirus, significa che qualche dubbio c’è. Quanti defunti non sono classificati tra le vittime del coronavirus ma in realtà la loro morte potrebbe essere dovuta proprio a effetti indiretti del Covid-19?

I dubbi sono emersi, pesantissimi, in Lombardia. Il sindaco di Nembro (Bergamo) in un articolo sul Corriere della Sera qualche giorno fa esponeva i suoi dubbi: se nel mio paese nei primi mesi dell’anno muoiono mediamente 35 persone e quest’anno si aggiungono i 31 morti accertati per coronavirus, come mai i morti del 2020 non sono una sessantina ma addirittura più di 150? Il sindaco, di formazione fisico, con un collega di studi ha esteso la sua analisi a molti altri comuni, lombardi ma non solo, scoprendo che nelle aree colpite da coronavirus la mortalità è anche 6 volte superiore alle medie del periodo. Ma quanti morti sta facendo, allora, questo terribile morbo? Quanto più diffuso è il contagio, rispetto a quello che ci dicono gli esiti dei tamponi?

L’Istat ha messo mano ai suoi dati provvisori e ha presentato una tabella drammatica sulla mortalità dall’1 al 21 marzo. Le percentuali di incremento in Lombardia sono molto preoccupanti. E in provincia di Belluno? Qualche sospetto c’è, ma vediamo nel dettaglio.

I Comuni bellunesi di cui l’Istat è in grado di fare le anticipazioni sono soltanto 10: Agordo, Arsié, Auronzo di Cadore, Cesiomaggiore, Cortina d’Ampezzo, Sedico, Valle di Cadore, Vigo di Cadore, Longarone, Val di Zoldo. Il confronto del numero dei morti nel periodo dall’1 al 21 marzo dal 2015 a oggi non mostra mai gli sbalzi spaventosi che si verificano un po’ dappertutto in Lombardia, ma qualcosa appare. Si può notare (nella tabella in alto è chiaro) che diversi Comuni quest’anno sono “ai massimi” rispetto ai dati dell’ultimo lustro. Certo, a Cesiomaggiore si passa da 1 morto dell’anno scorso a 4 di quest’anno, ma sono cifre talmente piccole che non è possibile trarne delle medie né delle conclusioni. Però…

Però se sommiamo i dati di questi dieci comuni bellunesi la “colonna rossa” che abbiamo messo nel grafico, ovvero quella che si riferisce a quest’anno, svetta in modo netto: rispetto ai 35 morti verificatisi in questo stesso periodo l’anno scorso (ed era già il numero più alto dell’ultimo lustro), i 47 di quest’anno segnano uno stacco vistoso. C’entra il coronavirus? Difficile dirlo, per ora si può solo metterci un punto di domanda. Però quella colonna che svetta qualche problema lo pone.

Occorre sottolineare che in provincia di Belluno i numeri del coronavirus sono molto contenuti rispetto al resto del Veneto e soprattutto rispetto alla Lombardia. Quindi è anche logico aspettarsi dal grafico una “fotografia” non dirompente. Ma quel 47 significa comunque il 34% di morti in più rispetto all’anno scorso. E poi c’è il ritardo, il coronavirus si è fatto più presente, da noi, fino alla fine di marzo, dunque le colonne del grafico potrebbero risultare più esplicite non appensa sarà a disposizione l’intero mese.

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