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lunedì 21 Settembre 2020,

Anaao, ecco il perché dei contagi dentro gli ospedali

Sono ormai più di 10 mila gli operatori sanitari contagiati in Italia.

Anaao, una delle sigle di rappresentanza dei medici ospedalieri, in una nota rivolta ai giornalisti e diffusa anche ai media bellunesi si interroga sulle cause che hanno favorito il contagio degli operatori sanitari da Sars-CoV-2 all’interno degli ospedali e nel territorio. E lo fa di fronte a un conteggio amaro e drammatico: sono ormai più di 10 mila gli operatori sanitari contagiati in Italia, dei quali il 20% medici, con molte decine di morti e tanti operatori ricoverati in Rianimazione. Il fenomeno è presente anche in provincia di Belluno, dove numerosi sanitari sono stati contagiati, anche con sviluppo della malattia da Covid-19.

«A nostro parere», si legge nella nota dei medici Anaao, «le motivazioni vanno ricercate in un combinato disposto di almeno quatro cause».

In primo luogo «la tardiva attivazione delle misure di contenimento (lockdown) e la palese impreparazione, anche per problemi strutturali negli ospedali, soprattutto nei Pronto Soccorso, e nel territorio nell’azione di prevenzione e contenimento del “rischio biologico”». In sostanza, le misure di “chiusura” sono state prese troppo tardi e comunque ospedali e territorio non erano preparati ad affrontare un’epidemia del genere. Per Anaao non sono state adeguatamente attuate le prescrizioni dei piani pandemici nazionali e regionali, varati negli anni 2006, 2007 e 2008, che prevedono strutture e pratiche molto precise negli ospedali: percorsi puliti/sporchi, aree pulite/sporche con apposite zone filtro, sistemi di ventilazione a pressione negativa, docce per il personale, sanificazione.

Un’altra causa «gravissima» che ha favorito il contagio è stata «la carenza, o assoluta mancanza in alcuni casi ed inadeguatezza in altri, dei DPI per categoria di rischio III, quali maschere FFP2 e FFP3, occhiali o visiere, sovracamici/tute, guanti, calzari, copricapo. Semplicemente non risultavano stoccati, in palese contrasto con quanto prevede la normativa vigente». Gli ospedali, denuncia Anaao, non avevano nei magazzini i materiali di protezione fondamentali in caso di emergenza. Tant’è vero che, correndo in qualche modo ai ripari, nel pieno dell’emergenza si sono dovute emettere norme di legge «con cui si è innalzata a dignità di DPI (dispositivi di protezione individuale) la semplice mascherina chirurgica (vedi articolo 34 del DL 9/2020) in aperta contraddizione con le disposizioni previgenti in Italia, con le linee guida delle Società scientifiche internazionali e i Regolamenti europei». In situazioni di guerra o di estrema povertà, nel mondo, questo può anche essere accettabile: in un ricco paese dell’Europa no.

Secondo i medici Anaao «anche l’obbligo di sorveglianza della sicurezza per il personale sanitario è stato omesso. Tale grave omissione è stata favorita addirittura da indirizzi legislativi, come l’articolo 7 del DL 14/2020, con cui si è escluso il personale sanitario dal dovere dell’isolamento fiduciario in caso di esposizione non protetta a Covid-19, precedentemente prevista per tutti i cittadini con le misure del Dpcm n.6 del 23/02/2020». Il personale sanitario, in questo modo, non è stato «esonerato dal continuare il proprio lavoro, per il rischio di chiudere alcuni servizi data la carenza cronica di personale, ma costretto alla quarantena al termine del servizio per non rischiare di diffondere il possibile contagio ai propri cari. Condizione angosciante che ha spinto molti ad evitare il ritorno a casa».

Quarta causa della diffusione del contagio dentro gli ospedali, i tamponi effettuati solo sul personale sanitario con sintomi: «È stata disattesa l’indicazione e la tempistica, anche questa prevista da una normativa specifica, all’esecuzione dei tamponi naso faringei con conseguente mancata messa in sicurezza di tutto il personale che garantisce i servizi pubblici essenziali, in primis quello sanitario. Si è voluto limitare la procedura diagnostica ai soli sanitari con evidenti sintomi respiratori dimenticando l’ampio spettro clinico e sintomatologico del Covid-19 e la possibilità di casi asintomatici o pauci-sintomatici. Le omissioni e i ritardi hanno trasformato molti sanitari venuti a contatto con pazienti Covid-19 in super diffusori di virus sia nelle proprie famiglie che nei luoghi di lavoro».

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1 commento

  • Analisi puntuale, dettagliata, che mette in evidenza anche la superficialità di tanti comportamenti pregressi al di fuori dei protocolli e delle normative.
    Fa rabbrividire quanto si viene a sapere da chi conosce la situazione dal di dentro .
    Ci servirà di lezione ?
    Plauso e sofferenza condivisa per i sanitari vittime, per i loro colleghi e per i familiari.

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