Belluno °C

domenica 27 Settembre 2020,

Il messaggio del vescovo Renato per il 1° maggio

«Abbiamo bisogno di un’economia che metta al centro la persona, la dignità del lavoratore in contesto comunitario e sappia mettersi in sintonia con l’ambiente naturale senza violentarlo, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile».

Il vescovo di Belluno-Feltre, Renato Marangoni, ha diffuso nella giornata di ieri, giovedì 30 aprile, un messaggio in occasione della festa dei lavoratori del primo maggio. Eccone qui di seguito il testo.

«Il mondo del lavoro e ogni lavoratore stanno vivendo un momento difficile, al quale nessuno era preparato. L’emergenza ci sta insegnando che le vicende dell’esistenza rimescolano le carte a volte in maniera improvvisa, rivelando la nostra realtà più fragile. Abbiamo compreso quanto è importante la solidarietà, l’interdipendenza e la capacità di fare squadra.

L’epidemia del Covid-19 ha rafforzato la consapevolezza della nostra debolezza con un drammatico shock, che ci ha scoperti nuovamente vulnerabili e fortemente interdipendenti ciascuno dall’altro, in un pianeta che è sempre di più comunità globale.

“Nulla sarà come prima” anche per il mondo del lavoro. Già si contano danni importanti, per gli imprenditori, che in questi anni hanno investito per creare lavoro e si trovano ora sulle spalle ingenti debiti e grandi punti interrogativi circa il futuro delle loro aziende, e per i lavoratori, che in molti casi hanno visto ridurre i propri compensi e aumentare le incertezze sul proprio futuro, con le inevitabili ripercussioni in tutti i contesti di vita.

È con questa preoccupazione nel cuore che ci apprestiamo a celebrare la Festa del 1° maggio di quest’anno.

Ormai anche le tradizionali statistiche di occupazione e disoccupazione faticano a fotografare in modo corretto quanto accade, perché il lavoro, anche quando non manca, spesso è precario, povero, temporaneo, lontano da quei quattro attributi definiti da papa Francesco: libero, creativo, partecipativo, solidale (cfr. Evangelii gaudium 192).

La chiusura di molte attività lavorative e l’obbligo di restare a casa ci hanno fatto comprendere come il lavoro non sia solo un modo per guadagnare. C’è di mezzo la vocazione di ciascuno. Il lavoro è un antidoto alla rassegnazione, all’inutilità, allo scoraggiamento e alla depressione. Il lavoro è realizzazione di se stessi e coinvolgimento libero e responsabile nel promuovere un mondo migliore. La vita di ognuno, delle famiglie, delle comunità si connota e struttura di lavoro.

L’attualità ci sta chiedendo di affrontare – senza ulteriori ritardi o esitazioni – una transizione verso un modello capace di coniugare la creazione di valore economico con la dignità del lavoro e la soluzione dei problemi ambientali (riscaldamento globale, smaltimento dei rifiuti, inquinamento).

Le emergenze dei nostri giorni sono la spia di un problema più profondo, che riguarda l’orientamento della persona. L’orizzonte è quello dell’ecologia integrale dell’enciclica “Laudato si’”, che riprende, attualizza e sviluppa il messaggio della dottrina sociale della Chiesa per far fronte alle nuove sfide. Abbiamo bisogno di un’economia che metta al centro la persona, la dignità del lavoratore in contesto comunitario e sappia mettersi in sintonia con l’ambiente naturale senza violentarlo, nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

L’impegno sociale, formativo, politico ed economico per un lavoro degno non passa attraverso la demonizzazione del progresso tecnologico, che può essere invece preziosissimo alleato per sconfiggere più rapidamente un’epidemia o aiutarci a coltivare relazioni affettive e di lavoro a distanza, in un momento di necessaria limitazione delle nostre libertà di movimento. Non è il progresso scientifico e tecnologico che “ruba” il lavoro, ma l’incapacità delle politiche sociali, economiche e finanziarie di redistribuire la maggiore ricchezza creata.

La Chiesa, con la sua specifica “visione sociale”, ispirata al Vangelo, e attingendo al mistero della Pasqua di Cristo, si pone a servizio di tale umanizzazione del lavoro, nello stile di Gesù che nell’Ultima Cena lavò e asciugò i piedi degli apostoli.

La sfida che abbiamo di fronte richiede l’impegno di tutti. C’è una missione comune da svolgere nelle diverse dimensioni del nostro vivere come cittadini che partecipano alla vita sociale e politica, come risparmiatori e consumatori consapevoli, come utilizzatori dei nuovi mezzi di comunicazione digitali. Questo chiede a tutti di dare un contributo alla costruzione di un modello sociale ed economico dove la persona sia al centro e il lavoro più degno.

Belluno, 30 aprile 2020

+ Renato Marangoni»

pubblicita

1 commento

  • Sempre immenso il nostro vescovo, per me che non sono una persona di chiesa, ma ho avuto modo di conoscerlo. Per me un grande uomo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: