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domenica 27 Settembre 2020,

Con l’emergenza persi in Veneto 60.000 occupati a termine

I contratti a tempo determinato, di apprendistato o intermittente sono diminuiti di 24.000 unità (passando da 256.000 a 232.000); i nuovi occupati sono calati di 41.000 unità.

L’analisi dell’Osservatorio di Veneto Lavoro sul bimestre febbraio-aprile 2020, raffrontato al corrispondente periodo del 2019, riferisce che sono più di 60.000 in meno gli occupati a termine, tra mancate assunzioni e posti di lavoro effettivamente persi, nella nostra Regione. Nel periodo analizzato, il numero di occupati con contratti di lavoro a tempo determinato, di apprendistato o intermittente è diminuito di circa il 10%, passando da 256.000 a 232.000 (-24.111). Se una piccola parte di loro è transitata verso altre forme contrattuali, anche a tempo indeterminato, molti sono rimasti senza lavoro. Rispetto allo scorso anno sono sensibilmente diminuiti anche i nuovi occupati: sono 22.815 nel bimestre febbraio-aprile 2020, contro i 64.475 dello stesso periodo del 2019 (-41.660).

L’anno scorso si era osservata una dinamica opposta a quella attuale e il numero di occupati a termine era cresciuto al ritmo di 3.000 alla settimana, soprattutto grazie all’apporto dei lavoratori stagionali, arrivando a quota 293.000 ad aprile e ad oltre 321.000 occupati nel mese di giugno. Se la tendenza registrata quest’anno fino ad ora non si invertirà, si profila un quadro in cui è possibile che tra un mese il divario di occupati a termine raggiunga quota 100 mila lavoratori in meno rispetto all’anno scorso, corrispondente a una diminuzione del 30%.

«Il lavoro a termine – sottolinea Elena Donazzan, assessore al Lavoro della Regione del Veneto – si conferma così come il più colpito dagli effetti dell’emergenza Covid-19 e il futuro di molti lavoratori appare tuttora incerto. La metà degli occupati a tempo determinato nel mese di aprile, circa 121 mila lavoratori, ha infatti il contratto in scadenza entro giugno 2020 ed è inevitabile come un eventuale rinnovo dipenda dalle prospettive economiche generali e aziendali».

Il calo occupazionale sembra aver coinvolto in maniera omogenea italiani e stranieri, considerato che come l’anno scorso la quota di occupati stranieri è attorno al 20%, e interessato tutti i settori, con rarissime eccezioni. Il turismo ha pagato il prezzo più alto: nel 2019 la crescita degli occupati era stata del 27% tra febbraio e aprile e del 24% tra aprile e giugno, mentre quest’anno si è registrato un calo del 17% solo nei primi due mesi di emergenza. Ad aprile gli occupati nei servizi turistici, che comprendono alberghi e ristorazione, risultavano 48.500 a fronte dei 74 mila di dodici mesi prima. Segno meno anche in molti altri settori, quali ingrosso e logistica (-16%), made in Italy (-12%), commercio e costruzioni (-11%). Unica eccezione l’agricoltura, che tra febbraio e aprile fa registrare un +12% di occupati, una percentuale comunque inferiore al +16% registrato nello stesso periodo del 2019.

«Ho chiesto un monitoraggio continuo, anche per settori, per avere un quadro dettagliato di una situazione che appare di grande gravità – conclude Donazzan – a questo calo dei contratti a termine dobbiamo aggiungere la preoccupazione dei lavoratori attualmente in cassa integrazione, che ad oggi figurano occupati ma che allo scadere degli ammortizzatori potrebbero andare ad infoltire le schiere dei disoccupati: ecco perché urgono misure ben diverse da quelle messe in campo finora dal Governo».

L’analisi è reperibile al link:
https://www.venetolavoro.it/documents/10180/1693590/Misure%2091_COVID-19.pdf

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