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giovedì 4 Giugno 2020,

Covid-19, Muzzolon: «Noi medici preoccupati. Se non si seguono le regole i contagi risaliranno»

Mascherina quando si è fuori casa, igiene delle mani, distanziamento sociale. Le tre misure di prevenzione dal contagio del Covid-19 sono state ripetute fino allo sfinimento. Eppure non tutti ancora le applicano. É per questo che l’Ulss 1 Dolomiti, durante una diretta Facebook, ha voluto ribadirle ancora una volta.

Mascherina quando si è fuori casa, igiene delle mani, distanziamento sociale. Le tre misure di prevenzione dal contagio del Covid-19 sono state ripetute fino allo sfinimento. Eppure non tutti ancora le applicano. É per questo che l’Ulss 1 Dolomiti, durante una diretta Facebook, ha voluto ribadirle ancora una volta. Lo ha fatto il dottor Rodolfo Muzzolon, direttore del Dipartimento Area Specialistica e dell’Unità operativa complessa di Pneumologia dell’Ospedale San Martino di Belluno. In questi mesi, nel reparto di cui è primario, ha gestito una parte significativa dei ricoveri in terapia non intensiva. Conosce quindi bene il modo in cui il Coronavirus si manifesta e si trasmette. «I benefici che possiamo vedere adesso sono dovuti ai sacrifici fatti fino al 4 maggio», ha detto. «Adesso non dobbiamo abbassare la guardia. Non nascondo che noi medici siamo molto preoccupati: se le persone smettono di seguire le misure di prevenzione perché credono che il virus ci abbia abbandonato e che sia stato sconfitto, assisteremo a un nuovo aumento dei contagi, tra la fine di maggio e l’inizio di giugno».

Muzzolon ha ricordato che, rispetto a tre mesi fa, quando l’epidemia è scoppiata, si è imparato molto di più sulle modalità di trasmissione del Covid-19. «Possiamo dire con certezza che l’utilizzo della mascherina, l’igiene delle mani e il distanziamento sono le principali misure preventive», ha ribadito. «Lo dico a tutti, specie ai giovani, che spesso pensano di essere immuni e che il Coronavirus colpisca solo persone anziane e con altre patologie. Non è così, può colpire tutti. Bisogna essere responsabili, specie nelle situazioni di socialità che sono rese possibili dalle aperture introdotte a partire da lunedì 18 maggio».

«Lanciamo un messaggio molto forte di attenzione e di responsabilità, nei confronti di se stessi, dei propri cari e di ogni altra persona con cui veniamo in contatto», ha evidenziato il direttore generale, Adriano Rasi Caldogno. «Non è solo un’esortazione, ma è un obbligo utilizzare la mascherina, sempre, al di fuori del contesto familiare». Ma bisogna usarla in modo corretto: «Deve coprire naso e bocca», ha detto ancora Muzzolon, «le mascherine “a mezzo viso” non servono. Non occorre indossare dispositivi particolari, come Ffp2 o Ffp3. Basta una mascherina chirurgica, ma deve essere portata correttamente: solo se copre naso e bocca è in grado di bloccare le particelle di saliva (droplet) attraverso cui il virus si diffonde. Se tutte le persone usano in modo corretto la mascherina, il Covid-19 viene fermato e non riesce a propagarsi. Non dobbiamo mai dimenticarlo».

Fondamentale poi l’igiene delle mani che, se contaminate, possono veicolare il virus. L’indicazione è sempre la stessa: lavarle spesso e utilizzare altrettanto spesso gel igienizzanti a base alcolica. «Se dovesse verificarsi irritazione, è molto utile applicare della crema idratante», ha consigliato Muzzolon. «Ricordiamoci infine il distanziamento: rispettiamo la distanza di almeno un metro dalle altre persone, dove è possibile anche di più». «Abbiamo verificato che il virus non si diffonde attraverso l’aria, come si temeva all’inizio», ha aggiunto, «quindi queste tre misure preventive, semplici e di buon senso, funzionano».

Muzzolon ha poi ricordato i casi gestiti in ospedale e nel reparto di Pneumologia. «Sono state ricoverate ovviamente le persone più gravi, con polmonite conclamata e difficoltà respiratoria», ha spiegato. «Ogni volta che un paziente veniva ricoverato, siamo andati a indagare le possibili modalità e cause del contagio. Il fattore è stato quasi sempre una cena tra amici, l’essere andati a sciare, per fare due esempi. Ovvio che i primi casi di marzo registravano il contagio 2 settimane prima, quindi quando ancora non erano state adottate tutte le misure preventive. Ricordiamo che durante la fase di incubazione una persona è contagiosa, anche se non presenta sintomi. Molto spesso gli affetti da Covid-19 si dimostravano stupiti e non capivano il perché del contagio. Molti ci dicevano che erano sempre rimasti a casa: poi, indagando, “saltava fuori” una cena tra amici oppure altre occasioni di socialità in cui, tra asintomatici, era avvenuta la trasmissione».

Insomma, non siamo usciti dall’emergenza e quella che stiamo vivendo è una fase molto delicata. «Dobbiamo continuare assolutamente a essere attenti e responsabili», ha affermato Rasi, «il fatto che le misure restrittive siano state allentate non significa che sia finita». Anche se i numeri sono confortanti: le degenze in Ulss 1 Dolomiti sono stazionarie, con una sempre leggera diminuzione. Ad oggi non ci sono più ricoverati in terapia intensiva, «ma affinché questa tendenza si confermi dobbiamo tutti continuare a seguire regole basilari».

Rasi ha ricordato che dall’inizio dell’epidemia, quindi da fine marzo, i positivi al Covid-19 in provincia sono stati 1.153; 750 i negativizzati, ossia coloro che non risultano positivi al virus; attualmente le persone positive sono 298. Da fine febbraio sono stati effettuati 29.500 tamponi. Martina Reolon

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