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domenica 27 Settembre 2020,

Con la pandemia persi 800 posti di lavoro rispetto al 2019

Per l’osservatorio Veneto Lavoro tra il 23 febbraio e il 31 maggio, tra mancate assunzioni e rapporti di lavoro cessati, l’emergenza Covid-19 ha determinato in Veneto una perdita di circa 61 mila posti di lavoro. In maggio registrato un inizio di ripresa.

Nel periodo compreso tra il 23 febbraio e il 31 maggio 2020, tra mancate assunzioni e rapporti di lavoro cessati, l’emergenza Covid-19 ha determinato in Veneto una perdita di circa 61 mila posti di lavoro rispetto allo stesso periodo del 2019, corrispondenti al 3% dell’occupazione dipendente complessiva. Nel mese di maggio, in concomitanza con il progressivo allentamento delle misure di lockdown, si sono però registrati i primi segnali di rallentamento della caduta occupazionale e, soprattutto per alcuni settori, di recupero dei posti perduti. È quanto emerge dai dati del monitoraggio dell’Osservatorio Veneto Lavoro sugli effetti della pandemia sul mercato del lavoro regionale.

Il calo occupazionale, complici le misure adottate dal Governo, prime fra tutte il blocco dei licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione a buona parte dei lavoratori dipendenti, è imputabile quasi interamente al crollo delle assunzioni, più che dimezzate rispetto al 2019 (-55%). Nella dinamica negativa post 22 febbraio risultano coinvolte tutte le tipologie contrattuali dipendenti: la differenza con il saldo del corrispondente periodo del 2019 è pari a -4.700 per i contratti a tempo indeterminato, -5.600 per l’apprendistato, -50.800 per i contratti a termine (che includono anche i rapporti di lavoro stagionali per i quali le assunzioni sono diminuite del 60%). A maggio si registra un recupero importante delle posizioni a tempo indeterminato (+4.100 nel raffronto con il 2019). I dati parziali sul lavoro somministrato mostrano una netta riduzione del ricorso a tale strumento contrattuale, con un crollo delle assunzioni via via più pesante e pari nel mese di aprile al 77% in meno rispetto all’anno precedente. Bilancio negativo anche per il lavoro intermittente (-9.300), anche se in concomitanza con la riapertura di bar e ristoranti si registra un’impennata delle assunzioni e il recupero di 250 posizioni lavorative in due settimane.

A livello provinciale, i territori che hanno pagato il costo più alto sono quelli con una maggiore incidenza delle attività stagionali: a Venezia si è registrata una perdita di quasi 26.000 posti di lavoro, a Verona oltre 17.000. Calo più contenuto nelle altre province: -5.600 a Padova, -4.900 a Treviso, -4.200 a Vicenza, -1.200 a Rovigo e -800 a Belluno. La dinamica negativa si è attenuata nel mese di maggio, quando il mercato del lavoro ha mostrato segni di vitalità e una ripresa dei flussi di assunzione, anche per effetto della ripartenza delle attività commerciali e turistiche.

Il turismo rimane tuttavia il settore più colpito dagli effetti della pandemia e da solo spiega quasi la metà della contrazione occupazionale, con una riduzione di circa 30 mila posti di lavoro, la maggior parte dei quali stagionali. Nelle fasi più acute della crisi il calo delle assunzioni nei servizi turistici ha raggiunto picchi dell’86%. Il venir meno dei vincoli alla mobilità tra regioni e, in parte, tra i Paesi europei potrebbe tuttavia favorire la ripresa dell’occupazione anche in questo settore. Situazioni critiche rimangono anche quelle relative all’editoria e all’istruzione privata, dove ancora non si assiste all’inversione di tendenza registrata negli altri settori. Nell’ultimo mese costruzioni e agricoltura hanno invece fatto registrare un significativo aumento delle assunzioni (rispettivamente +19% e +7%) e segnali di recupero si osservano anche nel tessile-abbigliamento, in gran parte del manifatturiero (industrie metalmeccaniche, chimica-gomma, farmaceutico, legno-mobilio), nei servizi di pulizia, nelle attività professionali e nel commercio all’ingrosso e al dettaglio. L’agricoltura si conferma inoltre, insieme ai servizi informatici, l’unico settore che mostra un saldo occupazionale positivo dall’esordio della crisi (+1.161 posizioni lavorative).

La lieve ripresa registrata a maggio, con un saldo occupazionale che è tornato ad essere positivo (+1.437 posizioni lavorative nel mese), sembra pertanto smentire le preoccupazioni circa il proseguimento di una caduta occupazionale sugli stessi ritmi osservati nelle prime fasi dell’emergenza Covid.

L’analisi dell’Osservatorio di Veneto Lavoro con tutti i dati aggiornati è disponibile nella sezione dedicata del sito www.venetolavoro.it/misure.

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