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venerdì 30 Ottobre 2020,

Festival delle Foreste, bilancio più che positivo per la seconda edizione

Edizione fatta con mascherine e igienizzanti ma che, nei contenuti, ha dimostrato come la voglia di rimettersi in gioco dopo la tragedia di Vaia e il lockdown sia più forte di qualsiasi virus.

Ha chiuso i battenti ieri, domenica 13 settembre, la seconda edizione del Festival delle Foreste. Un’edizione difficile da realizzare vista la pandemia da Covid, ma che è riuscita lo stesso a portare a Longarone turisti, visitatori e curiosi. Edizione fatta con mascherine e igienizzanti ma che, nei contenuti, ha dimostrato come la voglia di rimettersi in gioco dopo la tragedia di Vaia e il lockdown sia più forte di qualsiasi virus.

Il Festival ha preso inizio con la Presentazione del libro “Rinascite”. Ampliamento dell’omonima mostra, il libro fotografico illustra da un lato la distruzione della tempesta Vaia in tutto il Nord Est e dall’altro diverse testimonianze concrete di rinascita, a cura del Gruppo fotografico ArcheoSusegana. C’è stata poi la conferenza su “I patrimoni liquidi e forestali del bacino della Piave per uno sviluppo più sostenibile”, mirata ad approfondire le opportunità progettuali legate ai temi della gestione delle foreste e dell’acqua, dello sviluppo sostenibile e dei patrimoni naturali e culturali collegati all’elemento liquido, nelle declinazioni uniche e irripetibili che caratterizzano molti dei territori ricadenti nel bacino del fiume Piave. Si sono discussi i possibili ambiti di valorizzazione del contesto storico ereditato in chiave eco-museale, sia il collegamento dello stesso a nuovi sistemi di produzioni volti a conferire alla risorsa legno un valore aggiunto in collaborazione con la rete mondiale Unesco dei Musei dell’Acqua e Centro internazionale civiltà dell’acqua, in collaborazione con Veneto Agricoltura, Consorzio Bim Piave e Venetian Cluster.

Poi uno dei momenti più attesi. L’assegnazione del Premio “Jean Giono: l’uomo che piantava gli alberi”, edizione 2020, organizzato da Veneto Agricoltura e dedicato a chi si è contraddistinto nella sua vita professionale o sociale nella promozione e realizzazione di impianti di vegetazione legnosa. Questo anno il premio è andato a pari merito a 4 personalità, una per ciascuna delle quattro categorie del premio: agricoltore, tecnico-ricercatore, rappresentante amministrazione locale, rappresentante associazionismo. Ecco i nomi. Giulia Da Sacco, imprenditrice agricola di Verona, vince la categoria “Agricoltore”, per il suo bosco aziendale finalizzato alle attività di “Asilo nel Bosco”. Per i “Tecnici” il premio va a Lucio Brotto, per l’ampia attività di progettazione e promozione di impianti arborei con il Progetto WOWnature e per la realizzazione di “Bosco Limite”. A Marcello Basso, già sindaco di San Stino di Livenza, è andato il premio nella categoria “Amministratori” per la pionieristica e lungimirante azione che negli anni ’90 ha realizzato il Bosco di Bandiziol e Prassacon, di uno dei primi e più significativi progetti di reimpianto di bosco planiziale. Infine, tra “Volontari” si è contraddistinto Carletto Bettio che con passione e la perseveranza ha dato vita assieme a molti altri volontari, il “Bosco di Rubano” (Pd), un originale processo di rinaturalizzazione di un’area di ex-cava. Ciascun premiato riceverà 250 piante di alberi/arbusti prodotti dal “Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta” di Veneto Agricoltura, per sviluppare nuovi impianti.

Ma legno significa anche arte e arte significa anche musica come ha ben dimostrato Francesca Gallo con le sue performance musicali fatte con strumenti che lei stessa costruisce a mano. Un racconto che parte dalla nascita (il legno) fino allo strumento completo. La giornata si è chiusa con un breve intervento musicale grazie a melodie tradizionali e brani di recente composizione la cui ispirazione è arrivata dall’osservazione e dal contatto con la natura del bosco: Alessandro Marchetti, organetto diatonico e tastiera; Matteo Marcon, bouzouki irlandese e voce. Dopo di loro la magia dei Tiepolo Brass (Diego Cal, Emanuele Resini – tromba e tromba naturale, Andrea D’Incà, Lorenzo Tommasini- trombone) a cura del Distretto culturale FVG. Durante tutti e tre i giorni il Festival è stato arricchito da una serie coordinata di mostre sia fotografiche che informative che hanno permesso di capire cosa sia stata la tempesta Vaia e quali esempi ci siano stati di reazione.

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