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mercoledì 2 Dicembre 2020,

Negozi chiusi la domenica, no a passeggiate in centri storici, aperitivo solo seduti. Ecco l’ordinanza anti assembramenti di Zaia

Ordinanza condivisa con altre due Regioni in cui i numeri dei contagi e dei ricoveri sono in spaventosa crescita, ossia l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia. Le disposizioni entrano in vigore alla mezzanotte di oggi, quindi da venerdì 13 novembre, e saranno operative fino al 22 novembre.

Negozi chiusi la domenica, tranne alimentari, farmacie, parafarmacie ed edicole. Centri commerciali e outlet con serrande abbassate anche il sabato. Vietata consumazione di bevande e alimenti all’aperto, se non sulle sedute appositamente distanziate. Passeggiate in aree verdi periferiche e non nei centri storici e nei luoghi affollati. Il presidente della Regione del Veneto, Luca Zaia, ha firmato oggi la nuova ordinanza anti assembramenti. Ordinanza condivisa con altre due Regioni in cui i numeri dei contagi e dei ricoveri sono in spaventosa crescita, ossia l’Emilia Romagna e il Friuli Venezia Giulia. E condivisa anche con il ministro della Salute Speranza. Le disposizioni entrano in vigore alla mezzanotte di oggi, quindi da venerdì 13 novembre, e saranno operative fino al 22 novembre. Il provvedimento disciplina diverse attività quotidiane: dalle passeggiate in centro storico (che di fatto sono vietate) all’aperitivo che si può consumare solo seduti, non in piedi affollando gli esterni del bar.

Ecco i punti dell’ordinanza nel dettaglio:

Accesso ai negozi e supermercati, norme per i mercati all’aperto. Nei negozi può entrare una sola persona per nucleo familiare, salvo per accompagnare persone in difficoltà o minori di 14 anni. No ai mercati all’aperto, ad eccezione dei comuni in cui è stato adottato un apposito piano che preveda: la perimetrazione dell’area all’aperto, un unico varco di accesso e uno di uscita, sorveglianza che verifichi le distanze, l’assembramento e il controllo dell’accesso. Agli esercenti dei grossi centri e dei supermercati è fortemente raccomandato di garantire nelle prime due ore di apertura l’accesso privilegiato per gli over 65. «Evitiamo di andare a fare la spesa nelle prime due ore del mattino», ha detto Zaia, «perché dobbiamo proteggere i soggetti più fragili».

Somministrazione di bevande e alimenti. La somministrazione di bevande e alimenti dalle 15 alle 18 dovrà avvenire esclusivamente da seduti dentro e fuori dai locali. «Se compro il trancio di pizza lo mangio in macchina o a casa, non per strada o davanti al locale», ha sottolineato Zaia. «Stesso discorso vale per i gelati. Non vogliamo più che si ripetano le scene già viste, con ammassamenti all’esterno dei locali».

Le chiusure il sabato e la domenica. Nei giorni prefestivi (quindi il sabato) sono chiuse le grandi e medie strutture di vendita, sia a esercizio unico che con più negozi, compresi gli outlet. Restano aperti solo gli alimentari, farmacie e parafarmacie, tabaccherie ed edicole. Nei giorni festivi (la domenica) le limitazioni sono ancora più stringenti: è vietato ogni tipo di vendita, anche dei piccoli negozi e dei negozi di vicinato, ad eccezione delle medesime categorie (alimentari, farmacie e parafarmacie, tabaccherie ed edicole). La vendita da asporto e le consegne a domicilio sono fortemente raccomandate. Bar e ristoranti chiudono alle 18 e resta il coprifuoco alle 22.

Attività motoria e passeggiate. È consentito svolgere attività sportiva, motoria e fare passeggiate all’aperto, rispettando la distanza di due metri per l’attività sportiva e di alemeno un metro per ogni altra attività. La passeggiata e la corsetta si vanno a fare in aree periferiche, non in centri abitati. «Non si va al mare, in montagna, al lago o in collina e si evitano assembramenti», ha sottolinea Zaia. «No a passeggiate nei centri storici e nei centri abitati».

Scuole. Previo parere del Consiglio tecnico-scientifico degli esperti (Cts) sono sospese nelle scuole primarie e secondarie: educazione fisica, attività di canto e l’uso di strumenti a fiato.

Uso della mascherina. L’uso corretto della mascherina (coprendo naso e bocca) è obbligatorio sempre al di fuori della propria abitazione, fatta eccezione per i bambini sotto i 6 anni, per soggetti con patologie o disabilità incompatibili con l’uso della mascherina (nonché per coloro che per interagire con i predetti versino nella stessa incompatibilità), per chi pratica attività sportiva intensa. Quando si mangia viene abbassata per il tempo necessario, mantenendo la distanza dagli altri di almeno un metro. Sempre obbligatoria sui mezzi di trasporto pubblico; anche in quelli privati nel caso di viaggi con persone non conviventi. Anche all’interno delle abitazioni, proprie o altrui, deve essere indossata in presenza di non conviventi. Lo stesso durante le passeggiate: mascherina sempre indossata, si toglie solo per la corsa (in questo caso bisogna comunque averla con sè e metterla nel momento in cui ci si ferma).

Multe. Le sanzioni per chi viola le disposizioni vanno da 400 a mille euro.

«Quest’ordinanza non è un atto di imperio o di prevaricazione», ha detto Zaia, «ma serve per mettere in fila i principi fondanti necessari per affrontare questa battaglia. Senza la collaborazione di tutti i cittadini non ne veniamo fuori. Se non ci mettiamo tutti d’impegno non solo arriveremo alla zona rossa, ma ci sarà il blocco totale e ci chiuderanno in casa».

Il presidente ha ricordato poi i numeri: 3.564 nuovi casi in 24 ore, che portano a sfondare il tetto di 90 mila casi, a 90.901. Si registrano 38 nuovi decessi, con il totale a 2.727. Negli ospedali ci sono 1.876 ricoverati in area non critica (+103 rispetto a ieri) e 221 nelle terapie intensive (+5). «Affrontiamo il tema giorno dopo girono, con non poche difficoltà», ha proseguito. «Mi piacerebbe sentir dire una volta in meno che gli operatori sanitari sono eroi e vedere una volta in più la messa in pratica di comportamenti urgenti e responsabili. Al di là delle teorie funamboliche dei negazionisti, tutti coloro che lavorano in ospedale sono al limite delle forze. L’ordinanza è segno di tempi e non servirebbe in un mondo in cui tutti rispettano le regole. I provvedimenti intercettano gli “irriducibili”. Non la vedo come un atto di imperio, ma come un fallimento sociale, sapendo che la maggior parte dei venti si sta comportando bene e siamo costretti a ulteriori restrizioni per colpa di chi non vuole farsi entrare in testa il buon senso».

Martina Reolon

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