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venerdì 14 Maggio 2021,

«Cercare di lavorare sempre di più sulla via della fraternità»

Si è riunita la Commissione di Pastorale giovanile triveneta, a confronto con l’incaricato della Conferenza episcopale italiana.

Giovedì 28 gennaio si è tenuto l’incontro online tra la Commissione di Pastorale giovanile triveneta e il direttore del Servizio nazionale per la pastorale giovanile della Cei (Conferenza episcopale italiana) don Michele Falabretti.

È risuonata l’espressione «Siamo sulla stessa barca», ormai divenuta proverbiale da quando papa Francesco la pronunciò in piazza S. Pietro il 27 marzo 2020, durante la preghiera in pieno lockdown. «È la parola che più sintetizza quanto stiamo vivendo come pastorale giovanile nelle quindici diocesi e negli istituti di vita consacrata della regione ecclesiastica Triveneto», spiega don Yacopo Tugnolo a nome della Commissione di Pastorale giovanile triveneta, «è una percezione condivisa. Quell’espressione non è stata pronunciata con intento negativo, ma positivo e propositivo: siamo sulla stessa barca, la barca della Chiesa che nel mondo sta affrontando un momento forte della sua storia, ma su questa barca non siamo soli, c’è il Maestro».

La Commissione riassume i tre punti che le sono stati consegnati: «Primo, è necessario guardare dentro a ciò che ci sta accadendo: ci accorgiamo di una rapidità altissima del cambiamento delle cose. Per questo occorre fare sintesi e trovare un punto fermo e cercare di annotare tutto e leggere le trasformazioni che stanno avvenendo. Secondo, la pandemia è stato un acceleratore di quanto già era in atto; fondamentale è proseguire il processo sinodale che la Chiesa ha avviato. Ricordiamo il monito di Gesù: “il tempo è compiuto”; vuol dire che non dobbiamo rifare tutto, ma è importante mettersi in ascolto e vivere quel compimento che ci dice che abbiamo già la grazia. Terzo, cogliamo infie delle tracce preoccupanti: non solo avremo conseguenze a livello sanitario, non solo le ferite lasciate dai lutti, ma stiamo vedendo la difficoltà economica. Pensiamo a chi quest’anno vedeva concludersi il cammino universitario, come ha vissuto quel rito di passaggio che è la laurea, tante piccole cose che lasciano il segno della solitudine, della tristezza».

Quale forma dare alla pastorale? «Non tutto è da buttare via, ma occorre fare delle scelte coraggiose per rispenderle; bisogna camminare insieme».

Sono state raccontate le singole realtà diocesane, «dove tutti abbiamo espresso le nostre difficoltà, ma soprattutto i germogli di speranza che notiamo, a partire dall’esperienza estiva, che ci ha visto progettare insieme, seppure ciascuno poi con le proprie specificità, le attività estive».

«Occorre lavorare per progetti, più che per settori o per schemi, la pastorale deve ritornare a essere di tutti: gli uffici devono progettare insieme», ha detto il vescovo delegato Claudio Cipolla, «un aspetto fondamentale è la generatività delle nostre comunità. Quali comunità sono in grado di generare alla fede? Come e quando? Quali sono le domande che esse suscitano? Attenzione al “piccolo resto” che tanti riconosciamo di avere; esso ci può convertire. La pedagogia del Signore è sempre legata al “resto”, e questo resto c’è, lo vediamo, però non deve essere catacombale o di élite: va educato, ma non solo, all’educazione serve un contagio forte, usando il lessico che la Pandemia ci sta lasciando».

Insomma, «dobbiamo imparare il cambiamento, altrimenti non siamo fedeli al nostro mandato di essere annunciatori della fede», ha concluso il Vescovo, «Stiamo vivendo una possibilità che va colta».

La pastorale giovanile triveneta intende seguire un cammino: «Cercare di lavorare sempre di più sulla via della fraternità, per far riconoscere la bellezza della vita cristiana, e far esperienza dell’incontro col vivente».

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