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venerdì 14 Maggio 2021,

Più scuro, meno bambini piccoli

Elaborazione dell'Amico del Popolo su dati Istat, scorri l'articolo e ingrandisci la mappa per vedere il nome e il dato del tuo Comune.

Lo spopolamento è già e diventerà sempre di più il problema principale della provincia di Belluno. I bambini più piccoli, quelli nella fascia d’età tra 0 e 4 anni, sono pochissimi, addirittura sono meno rispetto alla fascia d’età alta degli ottantenni. Meno bambini oggi – a parte meno allegria, meno vivacità, meno vitalità – significa meno scuole domani; e dopodomani meno lavoratori, meno capacità contributiva, meno diversificazione sociale, meno servizi, meno assistenza, meno volontariato. I dati su cui ragioniamo sono quelli ufficiali dell’Istat aggiornati al 1 gennaio 2020: poi è arrivato il coronavirus che – lo dice l’Istituto nazionale di statistica – ha sicuramente peggiorato la disponibilità delle coppie a fare figli, come sempre avviene nelle crisi: si rimanda, sperando in tempi migliori, in certezze economiche maggiori, in un orizzonte più sicuro. Nel 2020 e 2021 è atteso un pesante calo di nuovi nati.

In Italia la fascia d’età 0-4 anni costituisce il 3,8% dell’intera popolazione. Nel Veneto il valore è identico: 3,8%. In provincia di Belluno siamo parecchio sotto, 3,2%, vale a dire il 15% in meno rispetto al già critico valore nazionale e regionale.

La presenza di bambini tra 0 e 4 anni nei Comuni della provincia di Belluno (valori percentuali sul totale della popolazione). In blu il valore provinciale bellunese, in verde il valore regionale del Veneto, in rosso il valore italiano.

Avvicinando lo sguardo alla provincia di Belluno non mancano le sorprese. I Comuni con meno bambini sono Soverzene, Zoppè di Cadore e Gosaldo, in compagnia di molti altri sotto la media provinciale; contrariamente a ciò che ci si potrebbe aspettare, sono alcuni comuni di alta montagna a guidare la classifica per maggiore presenza di bambini e sono 11 Comuni a superare la percentuale di Italia e Veneto: dal migliore in giù sono Lorenzago di Cadore, San Nicolò Comelico, San Vito di Cadore, Sedico, Limana, Livinallongo del Col di Lana, Selva di Cadore, Alleghe, Quero Vas, San Pietro di Cadore, Taibon Agordino.

Il grafico e la cartina ci dicono dove sarebbe doveroso applicare iniziative specifiche per risollevare una tendenza pesante, che prospetta un futuro difficile in provincia di Belluno. Alla base di tutto bisogna mettere in chiaro un concetto: vanno aiutate le famiglie ma prima di tutto le donne, che anche nella nostra provincia sono discriminate sul lavoro, pagate di meno, licenziabili più facilmente, gravate dagli impegni domestici, caricate di responsabilità nell’assistenza (i figli, gli anziani…), ai margini nei processi decisionali, oggetto di pregiudizi. Ristabilire un equilibrio contro la disparità di genere porterebbe subito degli effetti benefici, anche nel campo della demografia.

Luigi Guglielmi

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