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venerdì 14 Maggio 2021,

Acc, dell’emendamento promesso da Giorgetti non c’è traccia: sindacati sul piede di guerra

Il decreto Sostegni va in conversione, tra domani e giovedì, in Senato. Ma non c'è il testo per favorire il sostegno all'azienda di Mel. Sul tema interviene anche Cesa: «Esigiamo che il Governo prenda pubblica posizione senza incertezze e ambiguità».

«Le notizie che danno per certo la mancata presentazione dell’emendamento al decreto Sostegni, in conversione entro giovedì al Senato, mettono a dura prova la pazienza e il senso di responsabilità delle organizzazioni sindacali e sicuramente le coronarie dei lavoratori che alludono già all’ennesima beffa». Sembra non esserci niente di buono all’orizzonte per l’Acc. Tra domani e giovedì, al Senato, c’è la conversione del decreto Sostegni, importante per l’azienda di Mel in quanto il ministro Giancarlo Giorgetti, durante il tavolo Mise del 23 aprile, aveva assicurato di volere presentare un emendamento per far sì che le banche potessero intervenire con più facilità erogando il denaro necessario alla sopravvivenza di Acc. Ma ad oggi pare che nessuno abbia visto questo emendamento.

«Ipotetiche questioni tecniche mettono in difficolta una corretta stesura del testo da presentare alla Camera, verosimilmente, le diverse visioni sulla vertenza Acc danno origine a veti incrociati all’interno del Ministero dello Sviluppo Economico», hanno scritto oggi, martedì 4 maggio, in una nota congiunta Fim, Fiom e Uilm. «Le organizzazioni sindacali sono a ribadire che il futuro non può prescindere dal presente, è indispensabile preservare la capacità produttiva che nel primo quadrimestre 2021 ha prodotto compressori per il +40,7% rispetto al corrispondente periodo del 2020 e +16,9% rispetto alla media del triennio 2018-20; in termini di vendite per il +53,3% rispetto al corrispondente periodo del 2020 e +31,8% rispetto alla media del triennio 2018-20; in termini di fatturato i ricavi sono stati il +55,3% rispetto al corrispondente periodo del 2020 e +30,0% rispetto alla media del triennio precedente. La mancanza di liquidità mette fine a tutto questo ed avvia la chiusura inesorabile dello stabilimento: sfidiamo qualsiasi fine economista a dimostrarci che è possibile far nascere Italcomp senza clienti e senza un’attività produttiva efficiente, sfidiamo qualsiasi esperto economista a sostenere che è più vantaggioso vendere a un privato una società che non rappresenta più nessuna quota di mercato».

L’emergenza attuale è fare arrivare finanza fresca nelle casse di Acc, «avremmo tempo per definire la compagine futura, sulla quale le organizzazioni sindacali non hanno alcun pregiudizio a condizione che salvaguardi la produzione e i livelli occupazionali attuali», scrivono ancora i sindacati. «L’emendamento è uno strumento che garantisce la sopravvivenza di Acc e pone le basi per qualsiasi sviluppo futuro; è incredibile come lo Stato riesca a far arrivare risorse per sostenere le più improbabili attività e iniziative sociali e non trovi il modo per sostenere un’industria con sicure e certe ricadute benefiche su tutto il territorio. Come fa un’organizzazione sindacale continuare a sostenere le buone intenzioni se ad ogni prova il governo agisce in modo contrario a quanto promesso? Ora chi viene a dire ai lavoratori di non preoccuparsi, che si tratta solo di questioni tecniche? Lo capirà chi ha ricevuto la lettera di licenziamento, lo capirà chi è messo in cassa integrazione o chi dopo aver fatto straordinari lascia parte della retribuzione? Fim, Fiom e Uilm, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori, non si scoraggiano per i ripetuti tentennamenti della politica, e, consapevoli e determinati come sempre, non faremo sconti a nessuno e a tutti chiederemo conto del loro operato e delle loro parole». In sostanza, le parti sociali si preparano a una forte mobilitazione.

La lettera-appello di Cesa. Intanto nel pomeriggio di oggi, martedì 4 maggio, è intervenuto anche Stefano Cesa, sindaco di Borgo Valbelluna e coordinatore del Consiglio di Sorveglianza Socio-istituzionale di Acc, che ha anche diffuso una lettera-appello. «Ho partecipato all’incontro tenuto dal Governo il 23 aprile con le Regioni Veneto e Piemonte, con le organizzazioni sindacali nazionali e territoriali, il prefetto di Torino, con il presidente della Provincia di Belluno e i sindaci di Torino, Chieri e Riva presso Chieri», premette Cesa. «In quella sede – come comprova il verbale diffuso dallo stesso Governo – il Ministero dello Sviluppo Economico si era impegnato a presentare un emendamento al decreto legge Sostegni che consentisse di far arrivare subito ad Acc la cassa necessaria alla sua sopravvivenza, in pericolo già nei prossimi giorni. Sulla base di quell’impegno, ho convocato per il successivo 29 aprile una riunione con la Regione, la Provincia, i sindacati e l’associazione industriali, i sindaci, i parlamentari e i consiglieri regionali bellunesi che hanno approvato all’unanimità un documento basato proprio su quell’impegno solenne. Ora apprendiamo dalla stampa – senza nessuna spiegazione – che quell’emendamento non sarà presentato dal Ministero, in violazione degli impegni assunti».

«A noi non interessano le polemiche, le accuse, le recriminazioni», continua Cesa. «A noi interessano i fatti. L’unico fatto che può essere messo in campo per sanare la crisi aperta dall’omissione del Mise è che il Governo trovi, nel giro di poche ore, una soluzione che finanzi Acc e le consenta di sopravvivere fino alla sua cessione a seguito di gara, ad oggi non ancora autorizzata dal Ministro. Decideremo poi se fare o no ItalComp, se farla a guida pubblica o privata, se accogliere o meno un altro compratore asiatico. Adesso servono i soldi, subito. Esigiamo che il Governo prenda pubblica posizione senza incertezze e ambiguità. Chiediamo a tutti i politici bellunesi di esigerlo anch’essi, nel nome della nostra comunità che non merita di vedere ingiustamente condannata a morte una grande fabbrica che produce ed esporta in tutto il mondo. Non accadesse questo salvataggio, con conseguente desertificazione che non sarà solo industriale, ma anche civile e sociale, con conseguenze drammatiche per la nostra comunità bellunese, qualcuno si dovrà assumere le sue responsabilità. E saranno responsabilità enormi».

Martina Reolon

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