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giovedì 9 Dicembre 2021,

Gli operatori economici della montagna chiedono più attenzione alla politica

Valeria Ghezzi (nella foto), presidente Anef, ne ha discusso in un’audizione alla Decima Commissione permanente della Camera dei deputati in rappresentanza anche di altri rappresentanti chiave del mondo dell’economia montana: Assosport, Federturismo e Confindustria Alberghi.

L’economia di montagna è una voce importante del Pil nazionale e una vera e propria filiera che è stata bruscamente interrotta negli ultimi mesi a causa della pandemia di Covid-19. La perdita del 93% del fatturato (-98% se si parla del solo settore funiviario) è un evidente segno di criticità nell’immediato, ma gli effetti nel medio periodo sono ancora difficilmente quantificabili. I ristori hanno coperto le più ingenti necessità di liquidità, ma non garantiscono la capacità di investimento nei prossimi anni.
Di questo ha discusso la presidente di Anef, Valeria Ghezzi, in un’audizione presso la Decima Commissione permanente della Camera dei Deputati in rappresentanza anche degli altri rappresentanti chiave del mondo dell’economia montana: Assosport, Federturismo e Confindustria Alberghi.

La montagna copre un terzo del territorio nazionale, un’area dal grande valore naturalistico, ricco di storia e tradizioni oltre che sede di “economie” che non si limitano alle attività ricettive ed enogastromiche, ma che riguardano anche la produzione di calzature e articoli sportivi e il settore metalmeccanico. Dai produttori di impianti a fune a quelli di sistemi per l’innevamento programmato, settori dove le aziende italiane sono un’eccellenza riconosciuta in tutta il mondo.

Per questo – ha fatto presente Ghezzi – il Pnrr (Piano nazionale di recupero e resilienza) è un’occasione per le “terre alte” che necessitano di iniziative strategiche e investimenti, da quelli infrastrutturali fino agli interventi per la sicurezza idrogeologica che possano consolidare e rilanciare un’economia che, oltre ad essere fonte di reddito per migliaia di famiglie, è anche uno strumento sociale per scongiurare lo spopolamento e l’abbandono dei territori.

La montagna – ha fatto presente la presidente di Anef – ha bisogno innanzitutto di lavorare e poi di investimenti strategici che non si limitino a rendere più appetibile e vendibile il “prodotto”, ma che aiutino a strutturare e destagionalizzare l’offerta, che sostengano le piccole realtà e che aiutino le più grandi a mantenere le proprie quote di mercato. Un processo non solo economico ma anche culturale: la montagna dovrebbe essere promossa al livello scolastico e le famiglie (anche le meno abbienti) così come i giovani dovrebbero essere incentivati, anche economicamente, a viverla e a frequentarla.

In questo senso riveste una grande importanza il tavolo istituito e presieduto dal ministro Mariastella Gelmini, una sorta di “cabina di regia” tra tutte le parti interessate, per coordinare le iniziative e concretizzarle in una legge orientata alla tutela e allo sviluppo dei territori montani. Oltre a questo, andrebbero intraprese iniziative come l’istituzione di una “Giornata della montagna” nelle scuole e attività di respiro internazionale, magari sfruttando le potenzialità di Enit, tagliate su misura per la promozione di Alpi e Appennini.

La stagione è alle porte e, nonostante la quarta ondata stia investendo l’Europa, il desiderio degli operatori della montagna – ha sottolineato Ghezzi – è innanzitutto quello di lavorare, finalmente, dopo 20 mesi. Nel malaugurato caso che i contraccolpi di questa nuova ondata pandemica colpissero di nuovo la montagna, («non ci chiudono, ma il rischio è di lavorare senza coprire i costi») la richiesta alle istituzioni sarà quella di attivare nuovamente interventi straordinari per facilitare l’accesso al credito e alla ristrutturazione dei debiti, esenzioni o riduzioni d’imposta e incentivi per gli investimenti produttivi.

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