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domenica 25 Settembre 2022,

Gli Scout di Belluno compiono 100 anni: 3 giorni di festa

Appuntamento dal 12 al 14 agosto sulla piana di Crede, alle pendici del crinale pedemontano che da Belluno sale da Castoi e Cet verso le Ronce, per tutti coloro che hanno vissuto l’avventura dello scoutismo.

Gli Scout di Belluno compiono 100 anni e lo fanno con un Campo di Gruppo in cui convergeranno tutti i giovani, dalle le bambine e i bambini che “giocano” l’avventura di Lupetti e Coccinelle fino ai Capi che offrono il loro tempo volontariamente per educare i ragazzi attraverso il metodo Scout.
Ma oltre agli Scout di oggi, in occasione del centenario il gruppo Agesci Belluno 3 ha organizzato una tre giorni dal 12 al 14 agosto sulla piana di Crede, alle pendici del crinale pedemontano che da Belluno sale da Castoi e Cet verso le Ronce, un appuntamento a cui sono invitati tutti gli scout ed i capi che hanno vissuto l’avventura dello scoutismo.

Un’avventura iniziata il 17 luglio del 1921, nel duomo di Belluno, quando venne infatti benedetta la Fiamma del primo Gruppo scout della provincia di Belluno, il “Riparto Belluno 1 – San Martino” dell’Asci, Associazione Scout Cattolici Italiani, allora solo maschile.
Da allora migliaia di ragazzi e ragazze hanno indossato il fazzolettone degli Scout di Belluno che avevano potuto esistere solo per poco negli anni Venti, fino alla chiusura imposta dal Fascismo nel 1928, per poi rinascere prepotentemente nel 1945, con ben quattro reparti scout sorti in città grazie alla spinta del vescovo Girolamo Bortignon. Poi la lunga marcia negli anni della ricostruzione e del Concilio, con l’arrivo nel 1963 delle guide dell’Agi, l’associazione femminile, e la nascita nel 1974 dell’Agesci, dalla fusione di Agi e Asci, con l’intuizione pedagogica della Comunità Capi e della coeducazione.

Una strada che ha visto gli Scout di Belluno impegnati sul fronte del Vajont e dell’alluvione del 1966, nel terremoto del Friuli e poi in Irpinia, nelle Marche e ancora all’Aquila. Ma anche più lontano, tra i ragazzi di Sarajevo o in Africa, dal Burkina Faso alla Costa d’Avorio.
Una presenza ininterrotta, a parte la forzata parentesi fascista, che ha educato generazioni di giovani, oggi adulti e anche anziani, rimasti fedeli alla «promessa» di servizio pronunciata da ragazzi, tra le tende, di fronte a un fuoco bivacco.

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