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mercoledì 7 Dicembre 2022,

Il caro vita si abbatte sui pensionati, Spi Cgil lancia l’allarme

Gentilin: «La crisi energetica da noi non è solo gas ed elettricità. Nella nostra provincia ben 23 comuni non sono metanizzati. Molti bellunesi si riscaldano con legna da ardere».

Dalle bollette al carrello della spesa, dai trasporti alla salute. Nel 2022 il caro vita ha ridotto radicalmente il potere d’acquisto degli anziani veneti che ora affrontano l’arrivo dell’autunno con il timore di nuove stangate. Il sindacato dei pensionati della Cgil regionale ha calcolato l’impatto dell’inflazione sulle tasche dei pensionati veneti per i primi sette mesi dell’anno (gennaio-luglio), elaborando i dati dell’Istat e dei comuni capoluogo. Risultato? Per una coppia di ultra65enne veneti la spesa mensile mediana (ovvero la spesa media della maggioranza delle famiglie) è aumentata di 275,60 euro (3.307,20 euro in un anno), passando dai 2.003,41 euro del 2021 ai 2.279,01 del 2022. Per un over 65 solo, l’aggravio è stato di 203,09 euro (2.437,08 euro in un anno), visto che la spesa mediana si è impennata da 1.324,34 a 1.527,43 euro mensili.

L’impatto più consistente si registra alla voce abitazione/prodotti energetici che comprende le bollette di luce e gas. La coppia anziana ha sborsato in media 213 euro in più al mese rispetto al 2021 mentre il “single” over 65 ha subito un rincaro di circa 168 euro mensili. Da non sottovalutare neppure l’inflazione sul carrello della spesa: poco meno di 32 euro al mese per i due ultra65enni che vivono assieme, quindi 384 euro in un anno; quasi 19 euro per l’ultra65enne solo, 228 euro nell’arco dei dodici mesi.

«La crisi energetica da noi non è solo gas ed elettricità», mette in evidenza la segretaria dello Spi Cgil di Belluno, Maria Rita Gentilin. «Nella nostra provincia ben 23 comuni non sono metanizzati. Molti bellunesi si riscaldano con legna da ardere, una risorsa del nostro territorio. La legna da ardere da 12 euro al quintale è passata a 25 euro. Ed è diventata introvabile. Questi costi e ora la mancanza di legna determinano l’impossibilità di riscaldare le abitazioni. Gli anziani hanno bisogno di calore più dei giovani e dei lavoratori, poiché rimangono in casa tutto il giorno. Tra l’altro le temperature invernali sono più basse che nelle altre zone del paese. Dev’essere trovata una soluzione».

D’altra parte, in Italia il Veneto è fra le regioni più colpite dall’inflazione, con una percentuale record a luglio, l’8,5%, superiore alla media nazionale che si “ferma” al 7,9. Dunque il caro-vita ha inevitabilmente sostituito il Covid nella classifica delle principali preoccupazioni dei nostri anziani e non potrebbe essere altrimenti. Nel Veneto più di 360 mila over 65 (il 28% del totale) ricevono assegni lordi inferiori ai 1.000 euro (circa 800 euro netti), fra questi il 71% è donna. In generale più della metà degli ultra65enni residente in regione può contare su una pensione uguale o inferiore ai 1.500 euro lordi (circa 1.100 euro netti).

«Le misure adottate dal governo sono fin qui insufficienti per affrontare l’emergenza», sottolinea Elena Di Gregorio, segretaria generale dello Spi Cgil del Veneto. «L’anticipo del 2% della rivalutazione delle pensioni per il periodo ottobre-dicembre 2022 e il riconoscimento anticipato del conguaglio dello 0,2% relativo al 2021 porteranno nelle tasche dei pensionati veneti circa 36 euro in più al mese, un’inezia di fronte al livello raggiunto dal caro-vita. In più anche il decreto-legge “Aiuti bis” risulta un provvedimento inadeguato per affrontare l’emergenza determinata dall’impennata inflattiva».

Su questo fronte, anche il sindacato dei pensionati della Cgil del Veneto chiede un ulteriore intervento sugli extra-profitti per finalizzare tali risorse ai redditi di lavoratori e pensionati e alle misure di remunerazione sociale come il bonus energia che, secondo lo Spi, dovrebbe riguardare famiglie con redditi Isee fino ai 20 mila euro.

Per quanto riguarda i pensionati, «ribadiamo la necessità di aumentare l’importo della 14esima mensilità e di allargare la platea dei beneficiari», prosegue Di Gregorio. «Inoltre, non possiamo più accettare manovre che vadano a toccare il sistema di rivalutazione degli assegni previdenziali, come avvenuto nel passato. E continuiamo a chiedere un intervento sulla tassazione dei redditi da pensioni, che è fra le più alte d’Europa. Diminuire la pressione permetterebbe agli anziani di aumentare il proprio potere d’acquisto». E l’innalzamento a mille euro delle pensioni minime? «La classica boutade elettorale», conclude Di Gregorio. «Una proposta economicamente insostenibile, che non tiene conto del lavoro e dei contributi versati. Inoltre, è un incentivo per i furbetti e per il lavoro irregolare. È necessario che i politici avanzino proposte realizzabili, non programmi da libro dei sogni per prendere qualche voto in più».

2 commenti

  • Penso che ogni persona con la testa sulle spalle si sia già accorta negli ultimi mesi dei rincari in tutti i campi, dalla legna da ardere, alla farina nel supermercato, alla bolletta dell’energia ecc. E ‘vero che noi anziani siamo sempre in casa è altresì vero che come anziani abbiamo conosciuto nell’infanzia e nell’adolescenza cosa vuol dire essere senza riscaldamento, con mamme attente alla spesa. Ricordo che d’inverno anche noi piccoli usavamo lo scialle sulle spalle e la boule calda nel letto per trovare un po’ di caldo. La vedo quasi più dura per i giovani… Ma sono ottimista per natura, allora coraggio e avanti!

  • Sembra non esserci limite al peggio, tanto è vero che le guerre del Medio Oriente, innescate allo scopo di tutelare gli interessi delle grandi multinazionali dell’Occidente, sono, infine, nuovamente arrivate in Europa, per un azzardo geo-politico di influenti settori del potere economico-finanziario mondiale. Una guerra, quella in Ucraina, che si sarebbe potuto tranquillamente evitare se la classe politica avesse conservato la propria indipendenza di giudizio e fosse rimasta ancorata a quella prudenza e saggezza che ha garantito tanti anni di pace in Europa, nonostante la “guerra fredda”. Ovvero, non fosse stata pesantemente influenzata, questa classe politica, dall’attuale “ideologia” di sviluppo economico, sostenuta principalmente dalle imprese dell’energia e dalle imprese degli armamenti. Un pericoloso contesto capace di suscitare opposti e pericolosi nazionalismi, per il profitto di pochi privilegiati. Auguriamoci che non accada una catastrofe nucleare, con i bombardamenti sulle centrali nucleari ucraine, e di non dover, anche noi, sperimentare una crudele guerra civile causata da una dirompente crisi, per i modelli di sviluppo economico insostenibili e contrari al progresso sociale delle genti e alla conservazione del pianeta. Auguriamoci, nonostante l’attuale degenerazione del sistema economico mondiale (riscontrabile perfino negli incredibili sprechi di risorse pubbliche, in tempi veramente difficili, per le Olimpiadi) , di conservare i valori della democrazia, i beni comuni dei territori, la convivenza solidale tra differenti etnie, i diritti-doveri dei cittadini responsabili, quindi di riuscire a conservare, in primis, la nostra Costituzione repubblicana, quale insostituibile bussola per mantenere la rotta e non perdere di vista i valori autentici dell’umanità.

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