Se le mucche dettano l’agenda ►Fotogallery

Sono 170 le malghe attive in provincia di Belluno (nella foto, due mucche a Sappade, pronte a salire alla Malga Bosch Brusà, in comune di Falcade)
6 Giugno 2025
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Le malghe bellunesi sono molto più di pascoli estivi: sono presidi di agricoltura, allevamento, ambiente, tradizione. Cuore pulsante dell’alpeggio dolomitico, sopravvivono grazie agli allevatori, spesso giovani, che le scelgono come progetto di vita, come Hermann Follador a Sappade o Carlo Murer con la sua cooperativa a Malga Van. Questi “malghesi contemporanei” combinano tradizione e innovazione, portando avanti attività zootecniche e agrituristiche con dedizione quotidiana e forte legame al territorio.

La gestione delle malghe – 170 nelle Dolomiti Bellunesi – affronta sfide crescenti: la pressione del ritorno del lupo, normative sanitarie complesse e l’abbandono dei pascoli domestici minacciano la sostenibilità dell’intero sistema. Le strategie adottate per prevenire gli attacchi dei lupi – come il ricovero notturno degli animali o l’utilizzo di capi più robusti – mostrano l’adattamento in atto. Anche la sicurezza alimentare è al centro dell’attenzione: il latte crudo, tradizionalmente simbolo della genuinità montana, richiede oggi controlli serrati e formazione mirata per garantire la salute dei consumatori.

In questo contesto, le malghe bellunesi resistono e si reinventano: crescono le esperienze di turismo rurale, le degustazioni in quota, le attività didattiche. Il progetto regionale delle Piccole Produzioni Locali e nuove forme cooperative, come quella di Malga Van, offrono modelli replicabili per salvare questo patrimonio vivente. Ma servono visione politica e investimenti strutturali.

Sul numero 23 dell’Amico del Popolo “di carta”, che porta la data del 5 giugno 2025 ed è in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere l’approfondimento dedicato alle malghe bellunesi.

Autore

  • Sono nato a Pieve di Cadore nel 1965. Mi sono diplomato al liceo classico "Tiziano" di Belluno e laureato all'Università di Padova in Lettere classiche (Glottologia). Sono sposato dal 1996 con Roberta, abbiamo tre figli. • Ho mosso i primi passi nel giornalismo televisivo a Teledolomiti, sono diventato giornalista professionista all'Amico del Popolo nel 1998. Ho scritto e scrivo di un po' di tutto: ladino e minoranze linguistiche, confini della Marmolada, autonomia e autonomie, acque ed energie, ambiente e territorio, sanità e salute, strade ferrovie e trasporti, Europa, Ucraina, ritratti, cultura e spettacoli. Nel 2000 ho realizzato in html il sito internet www.amicodelpopolo.it, occupandomi della sua struttura per un paio di decenni. Ho realizzato i modelli del layout del giornale cartaceo prima con Cci e poi con Indesign. • Al di là del lavoro, la mia passione di studio rimane la linguistica: ho pubblicato diverse cose soprattutto su questioni di ladino e dialetti della provincia di Belluno. Nel 2025 ho coordinato la realizzazione del manuale «Scrivere i dialetti bellunesi», primo tentativo di grafia unitaria per tutte le parlate della provincia di Belluno. • Mi sono ritrovato a ideare e organizzare iniziative di un certo rilievo, su tutte direi la mostra di Tiziano in San Rocco a Belluno nell'autunno 2005 e il Cammino delle Dolomiti. • Sono mappatore OSM.

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