Truffe online in crescita in Italia, ma Belluno limita i danni

Tra il 2019 e il 2023 la nostra provincia ha visto aumentare del 10% il numero di denunce per frodi online, un valore più basso rispetto ad altre realtà.
6 Luglio 2025
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In un contesto nazionale segnato da un deciso aumento delle truffe telematiche, Belluno si distingue come una delle poche province a registrare una crescita contenuta. Secondo uno studio realizzato da Truffa.net, sulla base dei dati Istat, quelli del quotidiano Il Sole 24 Ore e di Confartigianato, tra il 2019 e il 2023 la provincia bellunese ha visto aumentare del 10% il numero di denunce per frodi online, un valore significativamente più basso rispetto ad altre realtà territoriali. Verrebbe da obiettare che resta da soppesare la ritrosia delle persone a denunciare, per vergogna o sfiducia nelle istituzioni. Tuttavia, benché Belluno rientri tra le prime venti province per incidenza assoluta (circa 678 denunce ogni 100.000 abitanti), la sua performance in termini di contenimento del fenomeno è considerata un esempio positivo. Forse c’è una possibile efficacia locale nella prevenzione, nella sensibilizzazione dei cittadini e forse anche nella capacità di intercettare e contrastare i tentativi di frode digitale.

Il fenomeno, ormai consolidato su scala nazionale, ha assunto dimensioni preoccupanti: nel solo 2023, le truffe informatiche sono state oltre 300.000, con un incremento del 10,3% rispetto all’anno precedente. Rappresentano il secondo reato più denunciato in Italia, dietro soltanto ai furti.

Lo scenario regionale mostra una fotografia meno confortante. Il Veneto è la quarta regione per crescita percentuale delle truffe online, preceduta solo da Toscana, Piemonte e Lombardia. All’interno del territorio regionale, le differenze tra province sono marcate: Verona, ad esempio, figura tra le più colpite a livello nazionale con un aumento del 125,5%, piazzandosi al quarto posto in una classifica guidata da Livorno (+140,4%) e Rieti (+129,7%). Vicenza segue con una crescita del 40%.

Le forme più comuni di raggiro segnalate a livello nazionale rimangono quelle identificate con nomi inglesi (phishing, smishing e vishing), che insieme rappresentano oltre la metà delle denunce (55%). Phishing è l’invio di mail ingannevoli, apparentemente provenienti da enti affidabili (come banche, corrieri, aziende), con l’obiettivo di indurre l’utente a fornire dati sensibili; smishing è una variante del phishing che utilizza gli sms al posto delle mail: il messaggio invita l’utente a cliccare su un link o a rispondere con dati personali; nello vishing il raggiro avviene tramite una chiamata telefonica: il truffatore si finge un operatore bancario, tecnico informatico o altro professionista, e cerca di estorcere informazioni personali.

Seguono le truffe da marketplace (vendite online), che incidono per il 20%, sfruttando offerte apparentemente vantaggiose per ingannare le vittime.

Lo studio Truffa.net sottolinea come il crescente livello di digitalizzazione della popolazione – con oltre il 90% degli italiani connessi – abbia ampliato il terreno d’azione per i truffatori. Tuttavia, non mancano segnali di resilienza: l’Italia risulta al quinto posto nel National Cyber Security Index, indicatore della capacità di risposta e prevenzione nel campo della sicurezza informatica.

In buona sostanza, questa è quasi una buona notizia.

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