Premio San Martino, la dedica al padre e la logica del buon Samaritano

La consegna del Premio San Martino a fra Roberto Rizzato, cappuccino, e al giovanissimo Leonardo D'Incà, promessa dello sci alpino.
11 Novembre 2025
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Festa di san Martino a Belluno. Dopo la celebrazione del patrono in Cattedrale, secondo appuntamento della giornata di festa è stata la consegna del Premio San Martino, nella corte di Palazzo Crepadona. Erano presenti le più alte autorità della città e della provincia e un folto pubblico. Secondo quanto deliberato il 13 ottobre scorso dalla conferenza dei capigruppo, il prestigioso riconoscimento della città è stato conferito a fra Roberto Rizzato tra gli adulti e al giovanissimo Leonardo D’Incà.

Come ha sottolineato Luciano Bassi, presidente del Consiglio comunale, si tratta di «due progetti di vita apparentemente agli antipodi», ma che esprimono una potente energia: «Basta guardarli negli occhi per scorgere le stesse emozioni», che provò san Martino, quando nel povero vide «l’essenza di un uomo».

Il giovanissimo Leonardo D’Incà (classe 2009) è uno studente del liceo sportivo, che si è distinto nello sci alpino, conquistando successi a livello regionale e nazionale: coniugando impegno sportivo e impegno scolastico diventa «per i coetanei un esempio positivo, che unisce lavoro serio e determinazione». Nel breve discorso di ringraziamento, il giovane ha commosso tutti, dedicando il premio al padre, recentemente scomparso, e riconoscendo in lui il suo «primo tifoso e allenatore».

Invece fra Roberto Rizzato, frate cappuccino originario di Vicenza (classe 1968), ha dedicato la sua vita al servizio degli altri, seguendo la regola di san Francesco. Dopo un’esperienza come missionario cappuccino in Angola, ha operato in diverse comunità del Veneto, impegnandosi nell’assistenza e nel volontariato. Dal 2012, con l’autorizzazione dei suoi superiori, ha aiutato una madre nell’accudimento del figlio gravemente ammalato. Alla morte della madre, occorsa nel dicembre 2023, fra Roberto è rimasto l’unico punto di riferimento per lui. Il sindaco Oscar De Pellegrin (anch’egli tra i premiati, 25 anni fa), ha sottolineato come «fra Roberto si è fatto carico della fragilità come missione permanente, non solo come assistenza, ma presenza costante quotidiana e familiare». Nel ringraziamento, fra Roberto ha condiviso il premio «con le persone che mi hanno aperto la porta e con tutti coloro che hanno una persona a carico».

Tra i presenti anche alcuni dei proponenti, un gruppo di amici che con fra Roberto ha condiviso gli anni delle superiori al Liceo Lollino: «Non abbiamo ancora capito – sussurrano – se fra Roberto ci abbia perdonati per la candidatura, che ovviamente è stata una sorpresa. Noi speriamo che vorrà capire il nostro intento: per dirla con il Vangelo, la lampada va messa sopra al lucerniere, perché faccia luce. Il suo modo di fare, per quanto vissuto nel nascondimento, è stato vivere sine glossa il Vangelo, dove è scritto: ‘‘L’avete fatto a me’’».

«Certo – osservano ancora gli amici – uno che è stato missionario in Angola, era magari attrezzato per farsi carico di problemi sociali più vasti. Però la carità si vive anche nei piccoli gesti e soprattutto nella quotidianità. In fondo è la logica del Samaritano del vangelo: di fronte al malcapitato non ha fatto discorsi, non ha scritto articoli sui giornali, non ha depositato interrogazioni parlamentari: ha semplicemente agito».
La commozione si è sentita poi nel prolungato applauso che ha accompagnato la consegna del premio.

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