C’è un nuovo Amico. Sul numero 15 dell’Amico del Popolo di carta del 9 aprile 2026, distribuito questa settimana (in abbonamento tradizionale, in edizione digitale e in edicola), puoi leggere l’approfondimento sui lupi. Acquista e sfoglia L’Amico del Popolo classico, non perderti il piacere delle notizie impaginate, della grafica, delle evidenze. Chiedi info a segreteria@amicodelpopolo.it

Grazie alla sempre maggiore sensibilità ambientale delle nuove generazioni e all’istituzione di parchi, zone protette e regole ferree sulla tutela ambientale molti animali selvatici sono tornati a popolare le nostre montagne, tra loro ci sono cervi, caprioli e il lupo.
Al grande aumento di animali selvatici erbivori è susseguita l’espansione del lupo.
A metà gennaio è stata data la notizia dell’avvistamento di un super branco di 14 lupi in Cansiglio. L’esperto Fabio Dartora, tecnico faunista che si occupa di monitoraggio del lupo e di gestione dei conflitti tra grandi carnivori e zootecnia ci racconta: «In primavera il branco di lupi ha il numero minimo di animali, di solito ne fanno parte solo la coppia alfa più un paio di aiutanti. A metà maggio nascono i piccoli e rimangono nascosti nella tana un mesetto e mezzo o due; il branco poi si sposta in una zona che viene chiamata di allevamento, di solito radure disperse in mezzo (…)
«Il lupo è un mammifero carnivoro all’apice della catena alimentare, che preda preferibilmente la categoria di animali più presente, scegliendo i meno sani: questo meccanismo fa sì che le popolazioni di ungulati rimangano in buona salute ed equilibrate. Inoltre quando un lupo uccide una grossa preda, come un cervo, sulla carcassa vanno poi a nutrirsi anche altri animali necrofagi, che mangiano animali morti, e i mesocarnivori, mammiferi carnivori di medie-piccole dimensioni, come lo sciacallo dorato, la volpe l’aquila. Questo fa sì che diminuisca la pressione dei mesocarnivori sul resto della fauna, come piccoli mammiferi e volatili. È un ruolo indiretto ma fondamentale per la rete trofica. Va a regolare i mesocarnivori, nel senso che se diventano troppi il lupo preda anche loro. A livello ecologico, quindi, la presenza del lupo è importantissima. (…)
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3 risposte
Ritengo che le cause per il ripopolamento del lupo nei territori veneti non sia dovuto, come indica l’articolo, alla consapevolezza ecologica delle nuove generazioni, ma a volontà e leggi che sono state calate dall’alto senza prevedere l’impatto sulla popolazione umana che abita e dovrebbe vivere nelle medesime zone. Ha prevalso cioè l’ideologia ambientalista dei partiti di sinistra, che considera insignificante il valore della persona umana, preferisce abortire i bambini e far vivere lupi e orsi. A L’Amico chiederei una lettura veritiera dei fatti e non ideologia e retrospettive fasulle.
Caro signor Giuseppe, trovo il suo commento involontariamente comico. Si parla di lupi e lei tira in ballo “sinistra” e “aborto”? Quello guidato dall’ideologia e non dalla scienza è chiaramente lei.
Bello il romanzo che il lupo è necessario… cervi e caprioli non sono mai mancati, veda il Cansiglio che numeri aveva. Adesso invece c’è un inversione “grazie al lupo”, nel frattempo è sempre più elevato il numero di predazioni alle greggi di pecore e capre. Quando cervi e caprioli spariranno, perchè la favola nella favola è che preda solo gli elementi meno sani, cosa mangerà dopo, diventerà erbivoro? quando spariranno, inizieranno le predazioni anche ai bovini… e purtroppo grazie a gente come lei, si inventerà un’altra bella favola per giustificare il tutto…