L’Avvento dovrebbe essere silenzio e attesa. E il Natale meraviglia, famiglia e anche sobrietà. La stessa sobrietà che si dovrebbe tenere di fronte a ogni neonato, troppo delicato per affrontare gli eccessi. Vivere le feste in questo modo sarebbe un antidoto alla frenesia della vita moderna; un’espressione ormai antidiluviana, anche perché la frenesia si è trasformata in malessere psicofisico: le cose da fare sono così tante che a volte ci rendiamo conto che sarebbe impossibile farle tutte, anche se ci privassimo di tutte le ore dedicate al riposo notturno. Capire come siamo arrivati a questo punto sarebbe materia per un saggio più che per un articolo, e non è questa la sede per analizzare oltre questa sensazione che, ne sono certa, tutti conosciamo benissimo. Quello che qui si vuole fare è piuttosto proporre un tentativo: semplificare la cucina delle feste adattandola al significato profondo del Natale. Per capirci meglio occorre fare una premessa. A volte ci capita di non fare quello che avevamo programmato perché un imprevisto viene a farci visita; il più delle volte, se si vuole essere sinceri, non fare quello che avevamo programmato non ha quasi conseguenze. Eppure non siamo in grado di esimerci, neanche un po’, da quell’insieme di diktat sociali, impegni presi, tran-tran quotidiano e responsabilità lavorative. Pochi giorni fa mi è capitato di dover disdire all’ultimo una serie di appuntamenti perché dovevo occuparmi di un’influenza di mia figlia. Il pomeriggio si è trasformato, da una montagna di cose da fare con relativo stress da pianificazione, a un insieme di minuti da far passare a suon di camomilla calda, chiacchiere e pediluvi. La conseguenza sugli impegni è stata nulla; la conseguenza sul mio animo è stata, invece, un bel po’ di pace. Proviamo a esimerci, almeno a tavola e almeno a Natale, dalla standardizzazione dei compiti e dalla frenesia. Un modo per farlo è pensare a un pranzo di Natale che non imponga a noi, ma nemmeno agli altri, inutili complicazioni. Molto spesso, anche se non ci pensiamo, acquistare prodotti del territorio non fa solo bene all’economia locale, ma evita anche molti spostamenti di merce dannosi per l’ambiente. Nella provincia di Belluno ci sono ben cinque prodotti presidio Slow Food, oltre a una serie di prodotti tutelati dai consorzi locali per impedirne l’estinzione: garantiscono una qualità eccellente e uniscono le generazioni grazie al valore del ricordo. Alla Vigilia proponiamo una minestra di orzo, magari preparata con l’antico orzo delle valli bellunesi, Presidio Slow Food, o una pasta e fagioli, con il fagiolo Gialèt o con i Lamon (se qualcuno è riuscito a procurarsene a sufficienza, data la grave crisi in cui versa questo prodotto). La richiesta della Vigilia è mangiare di magro e, fino a un paio di generazioni fa, significava praticamente digiunare oppure preparare qualche cibo semplice, senza carne né pesce. Per il pranzo di Natale si può scegliere una carne nostrana, come la pecora alpagota o il castrato, da fare arrosto con patate e polenta e, magari, per aggiungere un tocco festivo, con le castagne feltrine secche, prima ammollate e poi cotte nel sugo dell’arrosto. La polenta preparatela con il mais sponcio: è un cereale attenzionato perché ha rischiato l’estinzione, e poi la polenta di mais sponcio è più buona. Come pre-dessert, se volete comunque indulgere al panettone, servite un tagliere di formaggi. Il Fodom di malga e l’Agordino di malga sono quelli protetti da Slow Food con il suo Presidio, ma potete anche scegliere quelli della malga più vicina a casa vostra, in cui siete sicuri che si usi solo latte delle mucche che vedete passare. Sarà una cucina calorosa, e non solo per la quantità di fuochi che avrete acceso. Rossella Neri Il fiocco, elemento decorativo di stagione e da sempre emblema di femminilità, è tornato protagonista sulle passerelle dei brand più famosi per impreziosire camicie, abiti, maglioni, bluse, borse, décolleté e gioielli. La sua nascita è da ricercare nella cultura orientale: il fiocco, infatti, rappresentava un dono in offerta alle divinità. Ancora oggi i regali si impreziosiscono con un nastro, nei materiali più differenti, che viene annodato in modo elegante come ornamento finale. Il fiocco è un dettaglio alla moda, simbolo di lusso e bellezza, irrinunciabile nel XVII secolo, quando presso le corti europee, in particolar modo a Versailles, nessun abito, né parrucca, calzatura o gioiello, potevano esserne privi. Sembra che, per compiacere il Re Sole, che amava alla follia questo elemento decorativo, il gioielliere di corte Gilles Légaré abbia iniziato a utilizzare nastri intrecciati per impreziosire le proprie creazioni. Risalgono, infatti, a quel periodo le numerose spille a fiocco con le cocche rivolte verso il basso, dette ‘‘Sévigné’’, in onore di Madame de Sévigné, nobilQUESTIONE DI STILE - Amato dal Re Sole, oggi torna sulle passerelle dei brand più noti Non solo per decorare i regali di Natale Ma anche per un Capodanno ‘‘con i fiocchi’’ donna francese passata alle cronache per averle indossate con diamanti sul petto. Non solo gli abiti, ma anche le acconciature furono coinvolte in questa rivoluzione stilistica che ebbe i fiocchi come protagonisti. Un vezzo stilistico che si Alla Vigilia proponiamo una pasta e fagioli con i Gialèt o i Lamon. A Natale carne nostrana con una polenta di mais sponcio. è un dettaglio molto versatile: può essere sia romantico sia ribelle. (Disegno di Giovanna Sitran) l’amico a tavola - No alla frenesia, sì a sobrietà e prodotti del territorio Qualche idea per un pranzo di Natale a chilometri e... stress zero fa risalire alla duchessa de Fontanges, favorita di Luigi XIV, ammaliatrice e influencer ante litteram. Il fiocco è un dettaglio molto versatile: l’allure romantica e bon ton si alterna a quella ribelle o maliziosa, anche se, nelle sue continue evoluzioni stilistiche, ha mantenuto un’aura elegante. Vistoso e coloratissimo, piccolo e discreto, ton sur ton o a contrasto, scintillante e voluminoso, deciso e grintoso, il fiocco ha rappresentato un’arma di seduzione per molti stilisti e couturier. Posati su una spalla, su un fianco, sulla schiena, sul cinturino di una scarpa o sul décolleté, in coppia o numerosi, i fiocchi elegantemente annodati hanno da sempre catturato l’attenzione. Nella notte più lunga dell’anno, gli outfit più chic non potevano essere privi di questo morbido dettaglio. Da Chanel è un esercizio di stile realizzato con i ferri per il miniabito verde menta; da Saint Laurent ha un solo anello voluminoso e una coda sul dorso, mentre Prada ha chiuso con i fiocchi abiti e camicie. Fermagli per capelli, cerchietti, orecchini, spille, décolleté, sandali: per look quasi teatrali ma assolutamente contemporanei. Insomma, il fiocco, con le sue diverse espressioni, rappresenta ancora una volta le diverse personalità. Giovanna Sitran theglampepper.com 39 L’Amico del Popolo 25 dicembre 2025 - N.51 In famiglia Non si tratta solo di ricette, ma di una forma di amore. Lo scorso 10 dicembre la Cucina italiana è entrata nei patrimoni culturali immateriali dell’umanità. Un riconoscimento, il primo al mondo, che premia la cucina come «un modo per prendersi cura di sé e degli altri, esprimere amore, riscoprire le proprie radici e offrire alle comunità uno spazio per raccontare la loro storia e descrivere il mondo che le circonda». (Vignetta di Nicola Canal) IL VERO AVVENTO DOVREBBE ESSERE SILENZIO E ATTESA. IL NATALE FAMIGLIA, MERAVIGLIA E SOBRIETà. NESSUN ECCESSO, NEANCHE IN TAVOLA «USATE I PRODOTTI DEL TERRITORIO: L’ORZO, I FAGIOLI GIALET O DI LAMON, E LA PECORA ALPAGOTA MAGARI CON LE CASTAGNE FELTRINE»
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