«Le ferite del passato non si cicatrizzano mai. Niente può considerarsi definitivo per quel che attiene alla “guarigione”, più o meno apparente, dalle lesioni prodottesi anni, decenni, secoli, addirittura millenni fa», scrive Paolo Mieli nel suo libro «Ferite ancora aperte» (Rizzoli) che presenterà domani, lunedì 21 agosto, alle ore 18, all’Alexander Girardi Hall di Cortina d’Ampezzo nell’ambito della festa internazionale della letteratura «Una Montagna di Libri».
La verità delle parole di Mieli la si può constatare in questi mesi, di fronte all’aggressione russa in Ucraina e al sangue che scorre da quella frattura storica mai rimarginata. Proprio da un lungo saggio sui rapporti tra Kyiv e Mosca prende avvio il percorso. Così, analizzando la congiura che portò all’assassinio di Giulio Cesare e le leggende che fondano la storia di Roma, soffermandosi su personaggi ed episodi del Medioevo, approfondendo i temi centrali del Risorgimento italiano e della storia europea del Novecento, Mieli guida alla ricerca di quelle lesioni del passato che ancora oggi fanno sentire le proprie conseguenze.
Lesioni che «se tenute sotto sorveglianza sono parte della “salute” dell’umanità», sottolinea Mieli. «Servono a farci capire che i problemi non si risolvono mai una volta per tutte. Si ripresentano, spesso in modo tale da apparire nuovi, laddove invece sono nient’altro che una riproposizione di antichi traumi. Traumi che abbiamo conosciuto, affrontato, in un certo senso risolto. Facendo però poi l’errore di dimenticarcene». Ed è compito della storia e degli storici, come Paolo Mieli, ricordare che i fatti del passato, all’apparenza così lontani, ci riguardano da vicino. E che delle ferite ancora aperte occorre prendersi cura.
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