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lunedì 26 Febbraio 2024,

Pieve, rinnovato il patto tra i rifugisti del patrimonio mondiale Unesco

Trenta i gestori presenti all’incontro annuale. Si lavora a un unico calendario di eventi.

In che modo la crisi climatica influisce sulla gestione dei rifugi? Come cambieranno il ruolo del rifugio e quello del gestore, nei prossimi 20 anni? Qual è il limite delle nostre strutture? Sono solo alcune delle domande che trenta gestori dei rifugi che ricadono all’interno dell’area “cuore” delle Dolomiti patrimonio mondiale Unesco, si sono posti durante il settimo incontro annuale promosso dalla Fondazione Dolomiti Unesco. Dopo Predazzo, Bressanone, Val di Zoldo, Primiero San Martino di Castrozza, San Vigilio di Marebbe e con una parentesi online a causa del Covid, virtualmente ospitata a Cimolais dal Rifugio Pordenone, la settima edizione si è svolta a Pieve di Cadore, nella sala della Magnifica Comunità di Cadore, il 16 e il 17 novembre.

Tra i progetti che i gestori hanno deciso di portare avanti c’è #vivereinrifugio, la campagna di comunicazione ideata dai gestori di rifugio delle Dolomiti patrimonio mondiale e orientata a far comprendere ai nuovi frequentatori della montagna (sempre più numerosi e sempre meno consapevoli), le difficoltà legate alla gestione di un rifugio, a cominciare da quelle acuite dalla crisi climatica, come il rifornimento idrico.

La novità è che i gestori promuoveranno, con il coordinamento e il supporto della Fondazione Dolomiti Unesco, un unico calendario di eventi estivi durante i quali saranno loro stessi a informare i partecipanti sugli aspetti più concreti della vita in rifugio, proprio come nei video della campagna #vivereinrifugio che in questi due anni ha già avuto larga diffusione sul web. Le giornate saranno inoltre caratterizzate da approfondimenti geologici, paesaggistici e culturali grazie all’intervento di ospiti qualificati.

«Il tema del cambiamento climatico è in cima ai nostri pensieri», commenta Mario Fiorentini, gestore del Rifugio Città di Fiume, «la carenza d’acqua e la modifica della morfologia del territorio sono tra gli aspetti che dobbiamo affrontare con sempre maggiore attenzione, per informare in modo adeguato i nostri ospiti».
«Abbiamo esperienze molto diverse, ma le problematiche spesso sono simili» aggiunge Elena Zamberlan, gestrice del Rifugio Pian de Fontana, «i fruitori, talvolta, fanno fatica a capire dove si trovano e noi gestori possiamo fare molto per dare informazioni corrette sul tipo di rifugio che stanno frequentando e sui servizi che può o non può offrire loro».

LA CRISI CON GLI OCCHI DELLA SCIENZA
Alla prima giornata di lavori hanno preso parte anche il presidente del Cai Veneto, Renato Frigo, il presidente del Collegio delle Guide Alpine e Accompagnatori di Media Montagna del Veneto, Enrico Geremia, e il delegato del Soccorso Alpino Dolomiti Bellunesi, Alex Brattin.

La mattinata è stata dedicata, con l’accompagnamento del geologo Emiliano Oddone, all’escursione tra il Parco del Roccolo, l’area naturalistica e archeologica di Lagole, il Forte di Monte Ricco e lo stesso Palazzo della Magnifica. Nel pomeriggio sono intervenuti il vicesindaco di Pieve di Cadore, Domenico Chiesa, e il direttore della Magnifica Comunità di Cadore, Matteo Da Deppo, che ha descritto l’attualità di un’istituzione storica come la Magnifica.

La parola è quindi passata ai relatori della sessione dedicata alla crisi climatica e alla gestione dei flussi nelle aree protette: Michele Da Pozzo, direttore del Parco Naturale delle Dolomiti d’Ampezzo, ha offerto il punto di vista della gestione di un’area di particolare pregio come quella amministrata dalle Regole d’Ampezzo; il climatologo dell’Agenzia Provinciale per la Protezione dell’Ambiente della Provincia Autonoma di Trento, Roberto Barbiero, ha allargato lo sguardo ai dati sul surriscaldamento globale e alle strategie internazionali di mitigazione e adattamento alla crisi climatica; l’alpinista ed esperto di criosfera, a lungo impegnato presso il Centro Valanghe di Arabba dell’Arpav, Anselmo Cagnati, ha offerto una panoramica sulle aree di maggiore sofferenza dell’arco dolomitico, con particolare attenzione alla situazione dei ghiacciai e del permafrost e ai fenomeni dei crolli e delle colate detritiche.

L’IMPEGNO PER IL FUTURO
Come da tradizione, la seconda giornata di lavori è stata interamente dedicata al confronto tra i gestori di rifugio sulle diverse esperienze e al tentativo di comprendere gli scenari futuri, alla luce del necessario adattamento alla crisi climatica e della gestione di flussi che, in alcuni casi, hanno raggiunto il punto di saturazione.
Dal dibattito è emerso che, oltre ai limiti strutturali, esistono anche dei limiti “emotivi” da gestire: le eccessive pretese da parte di una clientela poco consapevole delle difficoltà di gestione rischiano di compromettere la serenità di un ruolo che ha nell’accoglienza il suo primo valore. Molti interventi hanno evidenziato anche la necessità di un dialogo costruttivo con le istituzioni per definire, anche dal punto di vista normativo, caratteristiche e funzione dei rifugi, che non possono essere equiparati alle strutture di fondovalle.

È emersa anche una diffusa preoccupazione per la gestione non solo dell’approvvigionamento idrico, ma anche, ad esempio, della manutenzione dei sentieri e della responsabilità nel fornire informazioni sulla sicurezza dei versanti, a fronte degli eventi estremi improvvisi che cambiano l’orografia delle valli in pochi minuti.

A prevalere, come sempre, è però la volontà di continuare a rappresentare un punto di riferimento per la frequentazione del Patrimonio Mondiale e ad impegnarsi in prima persona: «Anche quest’anno proporremo nuove iniziative insieme ai gestori», la conclusione della direttrice della Fondazione Dolomiti Unesco, Mara Nemela, «si tratterà di eventi finalizzati a far capire cosa significa la sobria ospitalità del rifugio, non più solo attraverso i video ma anche incontrando direttamente i frequentatori della montagna e offrendo una riflessione sul Patrimonio Mondiale, sulla geologia e sulla crisi climatica».

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