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lunedì 26 Febbraio 2024,

Debatterizzatori a raggi ultravioletti in Val di Zoldo

Installati da Bim Gsp poco a valle del serbatoio di accumulo situato in località Col de le Fraghe

Migliorare la disinfezione dell’acqua erogata per assicurare la massima tutale alla salute dei cittadini. Si sono conclusi nei giorni scorsi i lavori di posa dei nuovi impianti di disinfezione a servizio delle frazioni di Pecol e Mareson, in comune di Val di Zoldo. Bim Gsp, con un investimento di 150 mila euro, ha infatti provveduto ad installare due moderni debatterizzatori a raggi ultravioletti in via Veronici, poco a valle del serbatoio di accumulo situato in località Col de le Fraghe, lungo le linee di adduzione dell’acquedotto che garantiscono l’approvvigionamento idrico alle due frazioni. I lavori, iniziati a maggio ed affidati all’impresa Zanella Oriano di Feltre, hanno portato anche alla costruzione di manufatto, totalmente impermeabile alle infiltrazioni esterne, entro cui sono stati collocati gli impianti, oggi già in esercizio. Contestualmente, la struttura e le apparecchiature sono state collegate al telecontrollo, per il monitoraggio da remoto.

«La disinfezione è un processo chiave nel trattamento delle acque potabili – spiega Attilio Sommavilla, presidente di Bim Gsp – perché assicura l’eliminazione di eventuali virus o batteri presenti naturalmente nell’acqua grezza di sorgente. Questi sistemi a raggi UV sono una valida alternativa al consueto utilizzo di prodotti chimici a base di cloro: grazie a semplici lampade, l’abbattimento di eventuali microrganismi avviene in modo efficace ed ecologico, mantenendo assolutamente inalterate le caratteristiche organolettiche dell’acqua. Avendo una risorsa già buona all’origine nelle nostre sorgenti, è la miglior garanzia di qualità che possiamo dare ai cittadini che la utilizzano». E conclude: «Entro la fine dell’anno saranno complessivamente 210 i sistemi di disinfezione attivi in tutta la provincia di Belluno, con previsione di arrivare a 250 in esercizio entro il 2027. Strumenti che ci permettono di valorizzare al meglio l’elevata qualità della nostra acqua di rubinetto e di ridurre, in parallelo, i passeggeri casi di non potabilità di tipo microbiologico a cui sono soggette solo alcune sorgenti bellunesi più vulnerabili al maltempo».

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