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lunedì 26 Febbraio 2024,

«Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese»: nuovo volume dedicato a Longarone

È stato presentato oggi l’ultimo libro della fortunata serie di pubblicazioni della Provincia di Belluno nata vent’anni fa.

«Longaronese 1963-2023. Fine e principio»: si intitola così l’ultimo volume della collana «Tesori d’arte nelle chiese del Bellunese», presentato oggi a Longarone. La fortunata serie di pubblicazioni della Provincia di Belluno, nata esattamente vent’anni fa, si arricchisce di un nuovo capitolo relativo alle evidenze artistiche del territorio che ha subito la tragedia del Vajont.

È proprio l’onda del 9 ottobre 1963 a fare da spartiacque, a costituire quel “fine e principio” che dà il titolo al volume, curato da Tommaso Fornasiero, Letizia Lonzi, Damiana Lucia Paternò e Marco Zucco, e realizzato dalla Provincia con il contributo della Regione Veneto e del Fondo Comuni confinanti, della diocesi di Belluno-Feltre e della Soprintendenza. Emblematica l’immagine scelta per la copertina, con l’architettura della vecchia chiesa parrocchiale e la reliquia di quanto rimasto.

«Longarone, con il suo territorio, era rimasto fuori dalle precedenti pubblicazioni di Tesori d’Arte. Il fatto di poter avere oggi un volume ricco e dettagliato sulle evidenze artistiche pre e post Vajont, proprio nel 60° anniversario della tragedia, è sicuramente un motivo di orgoglio e insieme anche di stimolo a non dimenticare cos’è accaduto, per mano dell’uomo», commenta il presidente della Provincia e sindaco di Longarone, Roberto Padrin. «Per i longaronesi è un libro che suscita emozioni forti. Per i non longaronesi è un’occasione per conoscere quello che era il paese prima della distruzione e cosa ha significato la ricostruzione».

Il libro è corredato da un ricco apparato fotografico che mostra la Longarone precedente il 1963. Il nucleo centrale riguarda le chiese, a partire dalla parrocchiale progettata da Michelucci, ma andando anche oltre Longarone e abbracciando in parte i territori comunali di Soverzene ed Erto e Casso, con schede su ogni singolo edificio. E non mancano approfondimenti sui paesaggi e le opere d’arte collegati allo sfruttamento idroelettrico del bacino del Piave, e sulla cava di Castellavazzo.

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