«Non mancano le risorse». Matteo Aguanno, direttore del Gal Prealpi e Dolomiti, che ha visto recentemente l’elezione a presidente di Sara Bona, sindaca di Tambre, è chiaro. «In un contesto generale, che include ad esempio il PNRR, oggi la pubblica amministrazione può contare su una buona quantità di risorse. Strumenti troppo complessi per le realtà locali, da un lato, e l’affanno della pubblica amministrazione sempre più in difficoltà a causa della mancanza di personale, dall’altro, però, ne rendono difficile la messa a terra».
Il discorso è diverso, invece, per il programma LEADER, in cui maggiori fondi, in particolare modo per le imprese, consentirebbero di dare utili risposte. «Abbiamo ricevuto in tutti i bandi proposti un numero di richieste maggiore, a volte anche doppio, rispetto ai fondi messi a disposizione», conferma Aguanno.
Una risposta positiva da parte di tutto il territorio: «Agiamo in una zona molto vasta che si sviluppa in senso est-ovest, con agli estremi l’Alpago e i comuni dell’alto feltrino come Lamon, ma, al di là delle micro-specificità, le richieste sono uniformi. La differenza che percepiamo maggiormente è verticale, cioè tra aree del fondovalle e le zone alte, di dimensione minore e meno facilmente accessibili».
Tra queste l’area interna Alpago-Zoldo, che fra pochi giorni sarà protagonista di novità importanti: «Il 28 febbraio pubblicheremo i primi due bandi destinati esclusivamente all’Alpago: saranno indirizzati alle microimprese dei settori non agricoli e ai piccoli imprenditori agricoli. Nel corso dell’anno, sempre per i tre comuni di Alpago, Tambre e Chies d’Alpago, seguiranno un bando per i servizi essenziali e un contributo dedicato alle nuove imprese».
Progetti già attivati nel territorio del Gal tramite i 5.5 milioni di fondi previsti per la programmazione 2023-2027.
«Abbiamo pubblicato un bando dedicato alle start up, il primo a livello nazionale della programmazione 2023-2027 e attribuito circa 3 milioni di euro per i servizi essenziali, come mense e doposcuola, fondamentali per favorire la conciliazione tra vita familiare e professionale. Gli ultimi tre bandi, per i quali è ancora in corso l’istruttoria, riguardano, invece, i settori delle microimprese extra-agricole, la diversificazione agricola e i piccoli imprenditori agricoli. Nei prossimi mesi, poi, è previsto un nuovo sostegno alle associazioni di volontariato per i servizi essenziali».
Quali sono i temi cruciali per il futuro del territorio?
«Le due partite determinanti sono il welfare territoriale e l’economia della conoscenza e dell’innovazione, due dimensioni che sembrano guardare in direzioni diverse, rispettivamente al benessere e qualità della vita (sfera istituzionale) e alla competitività (sfera imprenditoriale), ma che, in realtà, non sono disgiunte.
Il riferimento è, in particolare, alla riorganizzazione degli ambiti territoriali sociali, una partita fondamentale perché in un mondo sempre più anziano e soggetto a squilibri e fragilità, un territorio è attrattivo se vi sono garantiti i servizi. Questi però, necessitano di persone che li sostengano; la gente rimane o arriva nel territorio se trova lavoro di qualità, e dunque sono necessarie imprese in grado di intraprendere percorsi di innovazione».
Nel Bellunese come si può attuare questa catena?
«Viviamo nel miglior contesto possibile: un territorio montano che rimane fuori dai fenomeni di urbanizzazione negativa, pur essendo vicino ai poli principali. Siamo un territorio fortemente manifatturiero, con imprese leader a livello mondiale, che dovrebbero dialogare, coinvolgendo anche le imprese più piccole. Le competenze sono presenti, ma dobbiamo creare ecosistemi in grado di alimentarle, aggiornarle e rilanciarle nel tessuto imprenditoriale».
La presenza dell’università aiuterebbe?
«Dobbiamo essere realistici: non possiamo più pensare che un’università inverta radicalmente la situazione, ma alcune formule di corsi sicuramente avrebbero un impatto».











