In questi casi si dice «rassegnato»? O è meglio «obiettivo»? Leggete e giudicate voi quel che dice Paolo Simonetti, il sindaco di Zoppè di Cadore, il paese che, secondo i dati recentemente diffusi da Adico (elaborazioni su Istat), in provincia di Belluno ha il maggior numero di vecchi sulle spalle dei più giovani: 11 over 65 per ogni abitante in età 0-14.
«È un tema talmente… talmente, come dire, vasto… mi sembra che sia un fenomeno ormai irreversibile. Ed è strettamente legato alla denatalità, che è l’altra faccia del problema: non c’è ricambio generazionale quindi, ovviamente, la popolazione invecchia».
Per un confronto, il dato della provincia di Belluno è di 2,6 anziani per ogni giovane. Alle pendici del Pelmo dunque, nel bellissimo paese dei pittori Tomea e Simonetti, tira ben altra aria.
«Si tratta di riportare i servizi, perché ci sia un maggior interesse a vivere in montagna».
E basterebbero?
«Ecco: io credo che anche se rimettessimo i servizi finiremmo comunque in un vicolo cieco. Perché per vivere in qualsiasi posto ci vuole il lavoro. Questo si intreccia con il tema delle politiche sull’immigrazione. Almeno su questo – e certo non a livello locale, ma a livello nazionale – si potrebbe cominciare a fare qualcosa. Cioè invertire questa gestione dei flussi che è tutta basata sul respingimento e cominciare a mettere in campo delle politiche per avere nuovi cittadini».
Sul numero 9 dell’Amico del Popolo “di carta” del 27 febbraio, in distribuzione questa settimana (su abbonamento, in edizione digitale e in edicola) puoi leggere l’approfondimento sull’invecchiamento della popolazione con le voci di Paolo Simonetti, Diego Cason e Yvonne Toscani.












Una risposta
Prima di toccare le case della Curia, che possono essere tante, e che richiederebbero opere importanti di trasformazione, ricordo che sono presenti in tutti i paesi, case disabitate.
Spesso anche di piccole dimensioni che potrebbero essere rese abitabili con lavori modesti.
Suggerisco di cedere la nuda proprietà ai comuni per un suo uso ventennale che giustificherebbe le somme spese per metterle a disposizione di famiglie bisognose o di lavoratori stranieri.
Il proprietario o suoi eredi potrebbero garantirsi l’utilizzo fino al decesso.
Quando tornerebbe di proprietà del comune.
Di lavoro da noi c’è ne sarebbe a bizzeffe, perché non viene più mantenuto il territorio.
E la manutenzione non può essere fatta da remoto.
E Neanche dalla scrivania.
Bisogna andare sul posto, sporcarsi le mani, agire, faticare.
Ecco perché abbiamo bisogno dei migranti.
Dobbiamo solo insegnare loro cosa fare, formarli, attrezzarli, ma anche assicurarli e pagarli.
Spero di essere contattato da chi si sente di affrontare questa avventura.
Formare migranti per la manutenzione del territorio.
Altro che invii nei centri in Albania.