24. Parentesi dei Salesiani

«Il futuro è già passato ovvero mi, Belun, i Belumat e le bele compagnie». 24a puntata
4 Ottobre 2025
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Nei primi anni ’50 mio padre faceva, a tempo perso, il comico in coppia con lo ‘zio’ Gino (Manolli) cui si univano, nei vari schetch, Guido Crema (anche poeta dialettale) e Otello Capovilla (anche cantante brillante), Licurgo Calligari (anche presentatore e fine dicitore). 

Stimolo al comune intento era stata l’appartenenza al locale Istituto Salesiano, la cui sede dava su Piazza Piloni, essendo dotato anche del Cinema-teatro ‘Famiglia’ in cui i giovani attori del ‘Don Bosco’ facevano le prove. Significativa è la foto di un raduno di ex alunni dei primi anni Cinquanta. 

Il musicista di riferimento era, nel caso, il maestro Prosdocimi.

Ho in mente i nomi di molte di queste persone che erano amiche di famiglia e cercherò, in una nota digitale, di riferirne il nome o qualche caratteristica, scusandomi coi parenti per quelli che non ho riconosciuto.

Ricordo una ‘classe degli asini’ cui partecipai, al teatro Comunale, come comparsa assieme ai figli degli altri attori. In fondo eravamo anche noi protagonisti e ci si dava da fare per quanto possibile. Vedere i grandi travestirsi da bambini era già un divertimento e capire le battute non era poi così importante1.

Io sono sul primo banco; dietro c’è Claudio Viel e, seminascosto, Franco Manolli.

Siccome andavo cogli uomini adulti, mi sentivo grande come loro e in pieno diritto di usare il pubblico orinatoio più grande della città che stava all’angolo nord est di Piazza Piloni dove oggi c’è l’ingresso meridionale del Parco ‘Città di Bologna’. Risultava praticamente addossato al muro di cinta del Distretto militare della Caserma Tasso, ovvero di quello che prima era stato il Palazzo del Collegio dei Gesuiti2. Il parco stesso aveva funzionato per anni come orto-giardino sul retro, lato ad est del convento e il suo uso era mutato con la partenza dei monaci (1773), essendo adibito nel successivo ventennio a seminario e scuola cittadina3 e quindi, con l’arrivo dei francesi nel 1797, a caserma militare (rimanendo poi tale ‘sotto’ i diversi eserciti).

L’adiacente menzionata Piazza Piloni era stata a sua volta il giardino, sul lato nord, di palazzo Barcelloni4; insomma erano queste, le aree ‘libere’ dietro i palazzi affacciati sulla principale piazza fuori delle mura, il ‘Campitello’ ormai sempre più cittadino. Così a fine Ottocento le attività più popolari come il foro boario fu spostato dal Campedel a Piazza Piloni e le manifestazioni ludiche traslocarono nella contigua area verde a nord est, dietro il chiostro dei Serviti, che fu denominata Parco delle Rimembranze.

La foto riportata sopra fissa l’immagine di Piazza Piloni durante il primo conflitto mondiale. Sullo sfondo, verso sinistra si vede il palazzone del Convitto Tiziano che sarà poi l’ala d’ingresso per molti anni (da via Psaro) dell’Istituto Tecnico Industriale G. Segato; sulla destra, l’ala sud dell’ex Collegio dei Gesuiti, già adibito a caserma, al momento occupata dagli austro-ungarici, col muro di cinta tutt’oggi esistente (che serve da schiena a una serie di bottegucce).

L’Istituto Sperti (i vecchi ‘Salesiani’), il cui frontale si riporta sulla foto sotto, non è stato ancora costruito e sarà a breve realizzato arrivando al limite del muro ad arco con portone che si vede sulla sinistra della foto in alto.

La foto aerea (sotto) scattata attorno al 1947 mostra in primo piano, sulla destra, una Piazza Piloni disalberata e col muro di cinta a sud della caserma, intatto con un solo piccolo edificio addossato presso l’angolo in vista. Sono invece ben definite le strutture del Collegio dei Salesiani, con bella facciata neoclassica a tre ordini di traforature e un grande timpano centrale, con l’ampio cortile dietro, confinante a nord con l’Istituto Tecnico Industriale Segato, caratterizzato dai due cortili interni. 

Sulla sinistra si vede Piazza Campitello coi suoi recenti giardini e sul vertice in alto a destra compare appena la nuova stazione ferroviaria coi propri giardinetti in evidenza. Appena sotto si nota il lungo edificio delle scuole Gabelli col pioppeto al centro dell’orto giardino. Questo rappresentato è il mondo esterno che ho conosciuto io, nato un anno dopo lo scatto di questa foto e presto rivoluzionato negli anni successivi.

Poco oltre la metà degli anni ’50, ad esempio, la Diocesi ristrutturò proprio l’area dei ‘salesiani’, che in origine abbracciava il vecchio convento dei Cappuccini annesso alla chiesa di S. Rocco.

Il manufatto era stato, dal 1885, sede dell’orfanotrofio maschile voluto e fondato da Don Antonio Sperti5, corredato di scuola professionale interna, allargato poi con l’accoglienza, in separata sede, anche delle ragazze.

Nel 1924 queste passarono nella nuova residenza realizzata dalla diocesi in via Feltre e il vecchio sito, coi giovani rimasti, divenne il convitto per studenti ‘A. Sperti’, affidato alla Società Salesiana.

 

Allo scadere della convenzione trentennale, fatta con la Diocesi fino al 1954, prolungata poi di altri tre anni, la Società Salesiana stessa rinunciò alla gestione dello Sperti, trasferendosi a Quartier Cadore, nel nuovo Istituto sorto per la munificenza di un’altra bellunese, la contessina Agosti6, e la Diocesi riprese possesso degli edifici dell’Istituto Sperti e della chiesa di S. Rocco nel settembre del 1957. 

Dal ’58 le adunate degli ex-allievi (anche ex attori) di Don Bosco si spostarono a Baldenich (Quartier Cadore) e nella foto risalente, agli anni Sessanta, si possono riconoscere molti dei volti già incontrati nella analoga di quasi vent’anni prima (già vista).

La ristrutturazione architettonica e funzionale del complesso di Piazza Piloni, iniziò immediatamente l’anno successivo7 e nel 1961 fu inaugurato il Centro Diocesano Giovanni XXIII, con la Casa Diocesana per gli Esercizi Spirituali e l’adeguamento di strutture ricreative come la vecchia sala del Teatro (diventata Sala Cinema-Teatro8), di sedi per Associazioni ‘cattoliche’ quali l’Azione Cattolica, il C.T.G., ecc. e la realizzazione di aree di servizio tecnico, come quelle che accolsero subito la storica Tipografia Piave9, dal 1976 Radio Piave10 e dal 1989 le strutture televisive acquisite da Telebellunodolomiti11 mantenendo il nome di Telebelluno.

Negli anni recenti, dall’87 in poi il “Centro” ha avviato un’ulteriore trasformazione che lo ha adeguato alle mutate esigenze oltre che alle moderne norme di sicurezza. 

Il Centro congressi si è così progressivamente dotato di un ristorante Self-service (78 posti), di una Casa per ferie per quasi altrettanti posti letto12, nonché di 11 sale riunioni13, cappella privata, giardino, sala mostre e così via14

Dal 1989 funziona poi l’agenzia di viaggi Plavis, specializzata in pellegrinaggi, ma aperta anche ad itinerari diversamente mirati. Il tutto non mancava di guadagnarsi anche qualche strofa satirica delle mie annuali Polche miʃerie attente a riconoscere gli indiscutibili meriti sociali, ma anche l’ottima propensione al commercio, di certo clero locale. 

Resta il fatto che il ‘Centro’ resta ancora oggi, il più dotato punto di ospitalità cittadino.

Ricavo dall’ennesima canzonetta che scrissi nel dicembre del 1989, alcune quartine che credo siano andate a sommarsi alle precedenti malefatte del genere o al sarcasmo di ʃghiribiz sul clero locale (peraltro fatto assolutamente senza alcuna intenzione offensiva ma solo per ‘sfottò’ fraterno) tanto che il sottoscritto risulta attentamente emarginato da quelle emittenti in saecula seculorum amen!


In fato po de Diòcesi, la nostra no l é mal;
la se savaja Ascom e Cambra Comerzial
e l à mes su pa i tràfeghi an ‘Centro’ soprafin
da farghe far fegura de veri pelegrin!

I stampa, i à la radio e la television
che da matina a sera continua le funzion
ades i te conforta co i past e co l dormir
e se te pias la caʃa, te pol anca morir!


In quanto a Diocesi poi, la nostra non è male;
quasi irride Ascom e Camera del Commercio,
e ha imbastito per gli affari un ‘Centro’ speciale
da far fare loro una figura da dilettanti!

Stampano, posseggono radio e ora la Televisione
con cui proseguono le funzioni da mane a sera;
ora persino ti confortano con vitto e alloggio;
e se ti piace il posto, ci puoi restare fino alla morte!

Tutte le puntate

  1. Era d’altronde una comicità molto semplice e paesana come si vede da un breve esempio: la signora maestra (Erica Viel, a Guido Crema, in giacca e braghe corte): Guidino, come si chiamano gli abitanti di Gela? Risposta: Gelatie quelli di Creta: cretini! – Intanto Ninetto Secco (in camicia bianca): Signorina, mi tira, mi tira… le palline di carta!
    Ancora la signora maestra (a Gino Manolli, con la camicia a quadri): Dimmi Vacca quali sono le quattro operazioni? …Sottrarre …. Bravo Vacca vai avanti …dividere, vai Vacca, vai … moltiplicare … Vacca, bene …Vacca … sommare (detto trascinato, come so mare, sua madre); così scoppiava l’applauso. ↩︎
  2. Progettato dal famoso architetto Andrea Pozzo (1642-1709), era stato realizzato tra il 1704 e il 1734 (cfr. Dal Mas, R. M. Andrea Pozzo e il Collegio dei gesuiti di Belluno, Belluno, Istituto bellunese di ricerche sociali e culturali, 1992). ↩︎
  3. “L’ampio Collegio poi, che fu de’ Gesuiti, edificato sopra i disegni del celebre P. Pozzo coll’annessavi Chiesa di S. Ignazio, nella quale si osservano opere eccellentissime del Brustoloni Scultore, per munificenza del Principe ora è passato in giuspadronato della Città, che vi mantiene con onesti stipendi quattro Maestri con un Rettore, ad oggetto di erudire la gioventù nelle lettere, e nelle scienze (17)”, cfr. Doglioni, L. Notizie istoriche e geografiche della citta di Belluno e sua provincia, Bologna, Forni, 1976 (ripr. facs. dell’ed. Belluno, Tissi, 1816), pp. 39-40 e ancora “Il Seminario forma ora l’Ospitale; ed il Collegio con la Chiesa annessavi de’ Gesuiti è ridotto presentemente in Quartier militare. L’Edit.”, cfr. ibidem, nota 17, p. 40. ↩︎
  4. cfr.  Belluno, storia arte architettura, serie varie n.9, IBRSC, Belluno 1984, p. 71. ↩︎
  5. Don Antonio Sperti nacque a Belluno il 10 maggio 1821 e fu ordinato sacerdote nel 1844. Dopo 5 anni di ministero sacerdotale a Castion, per la versatilità dell’ingegno, sembrava uomo destinato all’insegnamento. Fu il colera del 1855 a rivelargli la vera vocazione. Cominciò infatti a raccogliere gli orfani di quella tragedia nell’ex convento dei Cappuccini annesso alla chiesa di S. Rocco. Il cammino dell’opera fu lungo e faticoso ma un grande cuore e la continua dedizione ebbero successo e non solo l’Orfanotrofio sopravvisse alle difficoltà, ma si ingrandì presto con l’aggiunta delle officine per i ragazzi ed una scuola di artigianato. Nel 1894 don Sperti celebrò la sua Messa d’oro. Morì il 18 Maggio 1898, avendo sfamato, allevato, istruito e preparato alla vita più di un migliaio di ragazzi e ragazze. Gli successe nella direzione dell’Orfanotrofio Pietro D’Incà. ↩︎
  6. Giuseppina Agosti (1871-1955), ultima superstite dell’antica e nobile famiglia bellunese dei conti Agosti (cfr. La contessa Giuseppina Agosti: la grande benefattrice cui il nostro istituto deve il nome e la riconoscenza (nel sessantesimo della morte) in “Comunità don Bosco a Belluno: Bollettino di collegamento e informazione della famiglia salesiana bellunese, n. 3 (2015), p. 3. ↩︎
  7. I lavori si completarono però nel 1965. Il progetto è dovuto all’Architetto Alberto Alpago Novello. ↩︎
  8. La capienza è di 309 posti a sedere, con un palco di quasi 50 mq e una attrezzatura tecnica di tutto rispetto. ↩︎
  9. Vi si stampano il settimanale diocesano ‘L’Amico del Popolo’ e molti altri tipi di edizioni tra cui riviste specializzate come ‘Dolomiti’ (all’attivo oltre 150 numeri dal 1978 ad oggi) e ancora i libri delle collane culturali legate all’I.B.R.S.C. (Istituto Bellunese di Ricerche sociali e Culturali, nato nel 1976, con oltre 200 titoli in catalogo, www.ibrsc.sunrise.it), oltre alle altre stampe promozionali e di servizio di pertinenza. ↩︎
  10. Ideata e organizzata da Don Lorenzo Dell’Andrea. ↩︎
  11. Si veda la storia di Teledolomiti in questo stesso libro (nelle prossime puntate, ndr). ↩︎
  12. Le camere singole sono 52 più 1 attrezzata per portatori di handicap; ve ne sono poi 5 doppie di cui 1 disponibile per 1 disabile e l’accompagnatore; tutte le camere sono con acqua fredda e calda, WC, bidet e doccia ecc. Aperte dichiaratamente ai soci CTG o CITS, ospitano in modo aperto chiunque richieda il servizio. ↩︎
  13. Con capienza dichiarata da 12 a 310 persone e ciascuna dotata di ogni auspicabile accessorio tecnologico moderno compresa la traduzione simultanea. ↩︎
  14. La gestione ‘totale’ sembra poter impegnare circa 700 persone. (www.centrocongressibelluno.it/) ↩︎

Autore

  • Gianluigi Secco (Belluno, 1946-2020), si è dedicato per gran parte della vita al settore della cultura popolare e ai temi dell’identità e delle relazioni. •••
    Dalla fine degli anni Settanta è stato ideatore, produttore, conduttore e regista di rubriche radio e televisive di intrattenimento culturale (oltre 1000 ore di talk-show in diretta) sulle più importanti Emittenti trivenete. •••
    È stato autore di una trentina di volumi tra saggistica e poesia e di molti documentari in DVD video e CD audio, su temi sociali, sulla storia dell’emigrazione e sui riti della tradizione popolare. ••• È stato cantautore e anima del Gruppo Culturale Belumat (prima col duo ‘storico’, assieme a Giorgio Fornasier, I Belumat e poi con Belumat Formazione Aperta) che aveva all’attivo più di 3000 concerti in Italia e all’estero in quattro decenni di felice carriera. ••• È stato autore insieme a Giorgio Fornasier delle colonne sonore di due rappresentazioni teatrali brasiliane (16 canzoni d’Autore) scritte in collaborazione con lo scrittore e regista Josè Itaqui per la Compagnia Teatrale Miseri Coloni di Caxias do Sul (testi ‘par talian’ e in lingua brasiliana): De là de l mar e La vita zé na vaca. ••• Ha ideato e sostenuto per anni la mostra-museo errante ‘MEM’ intitolata maschere e riti dei carnevali arcaici del veneto & dolomiti, che ha proposto dal 1988 in Italia e all’Estero e che risulta essere tra le più significative del suo genere. ••• È stato il realizzatore, assieme all’amico Tito De Luca, della mostra Arca, Ararat e Armeni, allestita presso il Convento Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, a Venezia (2002). ••• È stato il realizzatore della mostra POCO, NiENTE E FANTASIA, dedicata ai vecchi modi infantili di giocare, allestita presso il Museo Etnografico di Treviso (2014). •••
    È stato fondatore e presidente dal 1998 al 2018 della Associazione Internazionale Soraimar che aveva lo scopo di mettere in relazione autori e cultori delle tradizioni popolari venete di tutto il mondo e di stimolare la salvaguardia di ogni identità culturale considerata bene fondamentale del singolo e di tutte le collettività. ••• Aveva progettato e curato dal 2002 un sistema in rete internet di Archivi multimediali della Tradizione Popolare, aperti al pubblico, gestiti per conto dell’Associazione (soraimarc) oltre che per la Regione Veneto con oltre 5.000 clip audiovisive e 15.000 schede illustrative disponibili alla consultazione del pubblico (attualmente il sito è in restyling, in attesa di nuove risorse). ••• Aveva curato direttamente alcune collane multimediali sulla cultura veneta regionale ed extra regionale tra cui quelle americane di Brasile e Messico, e quelle di cultura istro-veneta con l’edizione di un centinaio di titoli in CD audio e DVD, editi per il tramite dell’Associazione. ••• Già tecnico d’industria, è stato formatore nei Sistemi di Qualità (Total Quality) con riferimento ai settori Turistico-alberghiero ed Enogastronomico (Prodotti Tipici, Turismo cultural-gastronomico). ••• È stato noto eno-gastronomo, già consultore membro della Accademia Italiana della Cucina ed autore di alcuni volumi e di una enciclopedia multimediale sulla cucina tradizionale veneta, vincitrice, nel 1997, del premio nazionale ‘Orio Vergani dell’AIC. ••• Aveva realizzato nel 2013 il progetto ‘Mitincanto’ con l’edizione di un volume ad illustrare i maggiori Miti della tradizione popolare veneta messi in relazione con altri similari d’Italia (ad es. della Sardegna) e del resto d’Europa e con la produzione affiancata di oltre una sessantina di nuove canzoni di cui ha già scritto i testi e, di parte, anche la musica, affidando poi altri brani ai colleghi cantautori del Veneto. Da questo lavoro era stato tratto un nuovo spettacolo teatral-musicale presentato in teatri, biblioteche e sale civiche e corredato da straordinari ausiliari audiovisivi. Tra queste canzoni, quella intitolata FADA, interpretata dalla cantautrice trevigiana Erica Boschiero, ha vinto come miglior testo il Premio Parodi 2012 a Cagliari. ••• Tra l’estate 2015 e il 2018 aveva combattuto un’aspra battaglia contro un linfoma di tipo ‘Non Hodgkin B’, diffuso a grandi cellule e era stato considerato rimesso dal male dopo un complesso trattamento pregevolmente praticato con successo dall’equipe medica del reparto di Ematologia del Ca’ Foncello di Treviso.
    Aveva potuto festeggiare il suo 74°compleanno in compagnia della gran parte degli amici musicisti (7/02/2020) per poi spegnersi, amorevolmente accompagnato dai suoi familiari, a causa di un subdolo infarto intempestivamente diagnosticato durante l’inizio del primo lockdown da Covid-19.

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