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Cosa dice il non voto della montagna

L'editoriale del sociologo Diego Cason sul numero 47 dell'Amico del Popolo datato 27 novembre 2025

Il populismo, che tutto confonde, è come Kronos, il più giovane dei Titani mitologici, che castrò suo padre Urano per prendere il potere e fu spodestato dal suo ultimo figlio Zeus che lo costrinse a vomitare i fratelli che aveva divorato. Già i dati di domenica sera, sull’affluenza alle urne, erano un presagio chiaro. Solo il 33,9% dei veneti s’è preso la briga di votare domenica, in provincia di Belluno ha votato il 26% contro il 35% del 2020, il peggior risultato nelle province venete, dove l’affluenza in media è stata del 33,6%.

A urne chiuse, il risultato è peggiore dei presagi. In Veneto ha votato il 44,6% degli aventi diritto al voto, il 16,5% in meno rispetto al 2020. La provincia con la minore partecipazione è stata, come nel 2020, Belluno, dove ha votato il 35,3%, meno del 2020, quando fu del 47,8%. Nelle altre province venete ha votato in media il 44,6% degli aventi diritto al voto. In nessuna ha votato più del 50% degli aventi diritto e la provincia con la più elevata partecipazione è stata Padova con il 48,95%. Si conferma il messaggio forte e chiaro già emerso nel 2020: le aree periferiche del Veneto, in particolare quelle montane, non si sentono rappresentate dalle istituzioni regionali. E non riguarda solo Belluno, in provincia di Vicenza, a Enego ha votato il 24,2%, a Foza il 29% a Posina il 18,4%. Ciò nonostante, negli stessi comuni in cui la diserzione è più ampia la maggioranza uscente rimane tale anche se perde elettori.

Le elezioni regionali non coinvolgono più gli elettori, la campagna elettorale è partita tardi e i problemi veneti sono stati trascurati. E questo è un guaio: le Regioni a statuto ordinario, hanno competenze e risorse insufficienti ma considerarle irrilevanti è un grave errore perché sono il motore dei servizi sociosanitari territoriali, della distribuzione degli investimenti europei, della prevenzione e protezione civile. Tre servizi essenziali per i cittadini.

La partecipazione al voto nei comuni bellunesi oscilla tra il 53% a Zoppè di Cadore e il 18,6% di Soverzene. Il calo più rilevante dei votanti si registra a San Vito (-24%), a Borca (-23,5%), a Valle (-23,1%), Perarolo (-22%), Vodo di Cadore (-20,8%) e Cortina d’Ampezzo (-19%). Cinque comuni hanno avuto un calo dei votanti superiore al 20%, dieci tra il 15 e il 19%, trentatré tra il 14 e il 10% e dodici meno del 9,9%. Una diserzione diffusa.

Valutando i risultati delle liste in Veneto emerge un ridimensionamento del consenso alla maggioranza uscente che nel 2020 ottenne 1.883.960 voti (76,79%) che, però, vince perché il candidato alla Presidenza, Stefani, ha ottenuto 1.211.356 voti (64,4%).
Gli sfidanti principali nel 2020 ottennero 385.768 voti pari al 15,72% ai quali, per un corretto confronto, dobbiamo aggiungere i 141.610 voti ottenuti dai partiti e movimenti che nel 2025 sono nella coalizione sfidante; quindi, si tratta di 527.378 voti pari al 21,5%, mentre nel 2025 hanno ottenuto 543.278 voti ottenendo il 28,9%.

La situazione in provincia di Belluno nel 2020 fu che il candidato Presidente Zaia ottenne 75.710 voti (77,4%) e la coalizione che lo sosteneva ebbe 63.745 voti (il 77,3%). Nel 2025 il candidato alla Presidenza Stefani ha ottenuto 45.961 voti (61,1%), mentre la coalizione che lo ha sostenuto ne ottiene 41.809 (62,8%).

Lo sfidante, in provincia di Belluno nel 2020, ottenne 15.456 (il 15,8%), mentre nel 2025 ha ottenuto 22.677 voti (il 30,17%), raddoppiando i consensi. La coalizione a sostegno dello sfidante nel 2020 ottenne 13.923 voti (il 16,9%), nel 2025 ne ottiene 19.524 (il 29,3%). Perciò, nonostante le complicazioni dovute alle diverse composizioni delle coalizioni e al calo dei votanti, il risultato finale è chiaro: la maggioranza uscente ha vinto le elezioni ma ha perso 29.749 voti pari al -39,3%. Gli sfidanti hanno perso, ma hanno raccolto il 46,7 % in più.

L’astensione dei votanti ha penalizzato più la destra che la sinistra. Ciò nonostante, il partito che ha ottenuto il risultato migliore è Fratelli d’Italia che vede crescere i suoi elettori da 6.690 a 18.192 (+ 11.758, + 175,8%), poi la Lega che cresce da 11.703 elettori a 18.192 (+6.489 +55,4%), Forza Italia ottiene 2.118 voti, 538 in meno del 2020 (-20,3%). Nello schieramento sfidante il PD aumenta i suoi elettori da 10.644 a 12.059 (+17,7%), l’alleanza Verdi e Sinistra aumenta i suoi elettori da 2.153 a 2.953 (+123%). Sorprende il risultato della lista Resistere Veneto che ha ottenuto alla sua prima partecipazione 5.011 voti pari al 6,7%. Il risultato è che la provincia di Belluno ha, come nella precedente legislatura, due consiglieri regionali, Dario Bond (FdI) e Alessandro Del Bianco (Pd) che sostituiscono Gianpaolo Bottacin e Silvia Cestaro (Zaia Presidente). Così, pur avendo ottenuto un buon risultato, la Lega bellunese non ha alcun consigliere, in compenso è un bene averne uno in maggioranza e uno all’opposizione. Inoltre, se Dario Bond dovesse avere un assessorato, sarebbe possibile che un’altra bellunese entri in Consiglio.

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1 commento

  • Che cosa significa questa analisi ? La percentuale del 33.9% a quale popolazione è riferita ( se ciò ha un senso ! ) :
    “Solo il 33,9% dei veneti s’è preso la briga di votare domenica, in provincia di Belluno ha votato il 26% contro il 35% del 2020, il peggior risultato nelle province venete, dove l’affluenza in media è stata del 33,6%.

    A urne chiuse, il risultato è peggiore dei presagi. In Veneto ha votato il 44,6% degli aventi diritto al voto, il 16,5% in meno rispetto al 2020. La provincia con la minore partecipazione è stata, come nel 2020, Belluno, dove ha votato il 35,3%, meno del 2020, quando fu del 47,8%. Nelle altre province venete ha votato in media il 44,6% degli aventi diritto al voto.”

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