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giovedì 29 Gennaio 2026,

Natale a tavola nel Bellunese, qualche idea per un pranzo a chilometro e… stress zero

Proviamo a lasciare da parte, almeno a tavola e almeno a Natale, la frenesia di tutti i giorni. E prediligiamo prodotti del territorio

L’Avvento dovrebbe essere silenzio e attesa. E il Natale meraviglia, famiglia e anche sobrietà. La stessa sobrietà che si dovrebbe tenere di fronte a ogni neonato, troppo delicato per affrontare gli eccessi. Vivere le feste in questo modo sarebbe un antidoto alla frenesia della vita moderna; un’espressione ormai antidiluviana, anche perché la frenesia si è trasformata in malessere psicofisico: le cose da fare sono così tante che a volte ci rendiamo conto che sarebbe impossibile farle tutte, anche se ci privassimo di tutte le ore dedicate al riposo notturno.

Capire come siamo arrivati a questo punto sarebbe materia per un saggio più che per un articolo, e non è questa la sede per analizzare oltre questa sensazione che, ne sono certa, tutti conosciamo benissimo. Quello che qui si vuole fare è piuttosto proporre un tentativo: semplificare la cucina delle feste adattandola al significato profondo del Natale.

Per capirci meglio occorre fare una premessa. A volte ci capita di non fare quello che avevamo programmato perché un imprevisto viene a farci visita; il più delle volte, se si vuole essere sinceri, non fare quello che avevamo programmato non ha quasi conseguenze. Eppure non siamo in grado di esimerci, neanche un po’, da quell’insieme di diktat sociali, impegni presi, tran-tran quotidiano e responsabilità lavorative.

Pochi giorni fa mi è capitato di dover disdire all’ultimo una serie di appuntamenti perché dovevo occuparmi di un’influenza di mia figlia. Il pomeriggio si è trasformato, da una montagna di cose da fare con relativo stress da pianificazione, a un insieme di minuti da far passare a suon di camomilla calda, chiacchiere e pediluvi. La conseguenza sugli impegni è stata nulla; la conseguenza sul mio animo è stata, invece, un bel po’ di pace.

Proviamo a esimerci, almeno a tavola e almeno a Natale, dalla standardizzazione dei compiti e dalla frenesia. Un modo per farlo è pensare a un pranzo di Natale che non imponga a noi, ma nemmeno agli altri, inutili complicazioni. Molto spesso, anche se non ci pensiamo, acquistare prodotti del territorio non fa solo bene all’economia locale, ma evita anche molti spostamenti di merce dannosi per l’ambiente. Nella provincia di Belluno ci sono ben cinque prodotti presidio Slow Food, oltre a una serie di prodotti tutelati dai consorzi locali per impedirne l’estinzione: garantiscono una qualità eccellente e uniscono le generazioni grazie al valore del ricordo.

Alla Vigilia proponiamo una minestra di orzo, magari preparata con l’antico orzo delle valli bellunesi, Presidio Slow Food, o una pasta e fagioli, con il fagiolo Gialèt o con i Lamon (se qualcuno è riuscito a procurarsene a sufficienza, data la grave crisi in cui versa questo prodotto). La richiesta della Vigilia è mangiare di magro e, fino a un paio di generazioni fa, significava praticamente digiunare oppure preparare qualche cibo semplice, senza carne né pesce.

Per il pranzo di Natale si può scegliere una carne nostrana, come la pecora alpagota o il castrato, da fare arrosto con patate e polenta e, magari, per aggiungere un tocco festivo, con le castagne feltrine secche, prima ammollate e poi cotte nel sugo dell’arrosto. La polenta preparatela con il mais sponcio: è un cereale attenzionato perché ha rischiato l’estinzione, e poi la polenta di mais sponcio è più buona. Come pre-dessert, se volete comunque indulgere al panettone, servite un tagliere di formaggi. Il Fodom di malga e l’Agordino di malga sono quelli protetti da Slow Food con il suo Presidio, ma potete anche scegliere quelli della malga più vicina a casa vostra, in cui siete sicuri che si usi solo latte delle mucche che vedete passare.

Sarà una cucina calorosa, e non solo per la quantità di fuochi che avrete acceso.

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1 commento

  • Buonasera. Sicuramente tutti i prodotti locali sono sani ed ottimi, ed infatti cerco da sempre di farne largo uso, scegliendo anche i negozi in cui trovarli. Però in ogni festività c’è un rito da rispettare, perché tramandato da generazioni. Per esempio, da veneziana “de aqua”, anche se trapiantata ormai da 55 anni, la vigilia di Natale c’è la bosega, che purtroppo si fatica a trovare, lessata e preceduta da un saporitissimo risotto fatto col suo fumetto. Il giorno di Natale, mai mangiato pecora o castrato, casomai il giorno della Salute la castradina, ma questo è un altro discorso. In conclusione : perfettamente d’accordo sulla sobrietà, ma per il resto ogni famiglia ha la sua prassi da rispettare, e da tramandare. Santo Natale a tutti.

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