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giovedì 29 Gennaio 2026,

Pattini di bronzo per i fratelli Nagy

László e Marianna Nagy finirono terzi; furono i soli due ungheresi che parteciparono ai Giochi di Cortina 1956.

László Nagy, scomparso nel 2005, e sua sorella Marianna, sono stati gli unici rappresentanti dell’Ungheria ai Giochi Olimpici invernali di Cortina 1956 e costituirono la sola coppia composta da fratelli presente alla competizione di pattinaggio a coppie, disputata venerdì 3 febbraio sulla pista dello Stadio Olimpico del Ghiaccio da undici coppie di sette paesi diversi.

Vinse l’oro la coppia austriaca formata da Elisabeth Schwarz e Kurt Oppelt, che precedette di un soffio la coppia canadese Frances Dafoe e Norris Bowden, mentre quella ungherese arrivò terza, guadagnandosi la medaglia di bronzo con un punteggio di 99,3.

Non fu una sorpresa, poiché i due fratelli ungheresi per oltre un decennio furono considerati tra i migliori pattinatori di coppia al mondo, partecipando a tre Olimpiadi invernali, classificandosi terzi anche ai Giochi di Oslo nel 1952, vincendo ben quattro medaglie d’argento e una di bronzo ai Campionati Europei e salendo sul podio tre volte ai Campionati del Mondo.

László nato il 13 agosto 1927 e scomparso nel 2005, si laureò in medicina nel 1954 e lavorò presso una clinica sportiva specialistica a Budapest per tre decenni. Divenne primario della clinica tra il 1972 e il 1987 e lavorò come responsabile medico per le federazioni nazionali ungheresi di pattinaggio artistico e calcio. Allenò inoltre diverse pattinatrici di successo, la più nota delle quali fu Zsuzsa Almássy, che vinse la medaglia di bronzo ai Mondiali del 1969 e tre medaglie europee, risultando cinque volte campionessa nazionale ungherese.

Marianna Nagy (sposata con Bagdi Lajosné) nacque a Szombathely il 13 gennaio 1929 e fu introdotta al pattinaggio da bambina dalla madre, esercitandosi in diverse figure con il fratello maggiore.

La famiglia si trasferì più volte durante la sua infanzia e Marianna, sebbene avesse già partecipato a gare e campionati regionali, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale iniziò ad allenarsi regolarmente a Budapest, come pattinatrice certificata per i club della capitale. Dal 1946 partecipò regolarmente al campionato ungherese e dall’anno successivo gareggiò anche per la squadra nazionale per 12 anni. Nel 1956 conseguì il certificato di allenatrice presso la Facoltà di Educazione Fisica e nel 1964, sei anni dopo il suo ritiro dalle competizioni, divenne allenatrice professionista. Dal 1970 al 1984 è stata anche docente di pattinaggio artistico docente presso il TF Sports Leadership and Coaching Institute. divenendo poi allenatrice di squadre giovanili a Szeged e successivamente a Szombathely.

Interpretò anche due ruoli in due film: Racconto d’Inverno, del 1953, e Raggio di sole sul ghiaccio, del 1961.

Marianna è morta il 3 maggio 2011 e i pattini da lei usati negli anni ‘50 sono oggi esposti al Museo Smidt, fondato nel 1968 a Szombathely, dove c’è pure la medaglia conquistata a Cortina, che fu l’unica medaglia di bronzo olimpica invernale per lo sport ungherese fino a oggi. Ci vollero 24 anni per un’altra medaglia olimpica invernale ungherese, quella d’argento arrivata nel 1980 con la coppia di danza su ghiaccio Krisztina Regöczy – András Sallay, mentre nel 2018 arrivò l’oro con la staffetta maschile di pattinaggio di velocità su pista corta.

L’esperienza olimpica della coppia magiara mi offre il destro per ricordare come la sua sistemazione, assieme al Capo missione Gusztav Sebes, nell’albergo Italia di Cortina, costituì forse l’unico grosso inconveniente intervenuto nell’intera organizzazione dei Giochi. In generale ogni squadra veniva sistemata in un solo albergo, però qualche volta avvenne che i relativi Comitati nazionali olimpici preferirono alloggiare i propri atleti in due alberghi, dividendo, per esempio, i bobisti dagli sciatori, come avvenuto per Belgio, Germania, Spagna e Svezia. Quando si trattava di piccole squadre, spesso venivano “abbinate” in un solo albergo, come il Cile con la Grecia, oppure l’Islanda con il Liechtenstein. Gli albergatori rimasero sempre soddisfatti e l’unica delusione la patì l’albergo Ancora, proprio quello di cui era proprietario il Presidente dell’Associazione albergatori.

A esso all’inizio era stata assegnata l’Ungheria, che aveva preannunciato la partecipazione di circa cento persone, ma quando tutti gli accordi erano stati ormai presi con i rappresentanti del C.N.O. d’Ungheria, di una squadra così numerosa non si seppe più niente: vennero soltanto i nostri due pattinatori, accompagnati dal prescritto dirigente, i quali si sistemarono all’albergo Italia, dove alloggiavano anche gli atleti della Cecoslovacchia. Tutto ciò senza alcuna giustificazione plausibile, né alcun indennizzo all’albergatore dell’Ancora, che pur aveva dimostrato fiducia, non chiedendo alcuna caparra. Per fortuna prima dell’inizio dei Giochi si trovarono altri clienti pronti a sostituire gli ungheresi e una parte dei letti disponibili venne anche utilizzata per un gruppo di ufficiali dell’organizzazione.

Infine una precisazione: il cognome Nagy a qualcuno farà ricordare subito i dolorosi fatti della rivolta ungherese dell’ottobre-novembre 1956, intervenuti solo otto mesi dopo i Giochi cortinesi. Uno dei protagonisti fu infatti il primo ministro ungherese Imre Nagy, che alla fine pagò con l’impiccagione il suo operato a favore dei rivoltosi antisovietici. Non c’era però alcuna parentela tra il politico e i due pattinatori, trattandosi del cognome più diffuso in Ungheria, comune a circa 250mila famiglie, il cui significato è “più grande” o “più alto”.

Walter Musizza

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